E se le storie di Roald Dahl non fossero davvero per bambini?


”Il nome Roald Dahl è garanzia di buona qualità quando si parla di libri per l’infanzia. Ma siamo sicuri che le sue storie trattino delle tematiche del tutto adatte ai bambini? La maggior parte dei protagonisti dei suoi libri perdono i genitori, alcuni sono buoni e vengono maltrattati, altri invece sono cattivi ed arrivano a sostituire la medicina della nonna con intrugli di loro invenzione. Eppure è proprio questa la chiave del successo di Dahl.”

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Nel mondo della letteratura, il nome Roald Dahl è sinonimo di libri per l’infanzia di grande successo. In effetti le sue storie – James e la pesca gigante, Le Streghe, Il GGG, Matilde, La fabbrica di cioccolato, Gli Sporcelli, La magica medicina, solo per citarne alcune – hanno segnato i primi anni di almeno un paio generazioni. Ma cosa amano i giovanissimi lettori di questi racconti?

Sicuramente Roald Dahl sa cosa piace al suo pubblico: animali parlanti, sogni, cioccolato; e soprattutto dettagli disgustosi e rivoltanti. Pensiamo ai cetrionzoli del GGG e alla zuppa di cavoli che Charlie è costretto a mangiare, all’aspetto orribile delle streghe e a quello persino più grottesco dei giganti. Sono tutti elementi che non ci si aspetta siano amati dai bambini, che però provano un’attrazione sublime nel leggerli trasposti su carta: riconoscono il grottesco e questo riconoscimento li fa sentire superiori alla situazione narrata, in controllo. In questo processo sono chiamate in causa le funzioni cognitive del bambino, così come anche nei momenti in cui sono proposti degli episodi dolorosi. Se il macabro è sempre stato presente nelle favole e persino nelle filastrocche e nelle ninne nanne, il dolore, soprattutto quello legato alla perdita dei propri cari, è stato considerato un argomento tabù fino a non molto tempo fa. Con Dahl invece abbiamo dei protagonisti – quasi sempre orfani – che vivono una storia tragica: dopo la morte dei genitori, James vive con le zie, che lo maltrattano e lo costringono a vivere in solitudine; Sofia, protagonista del GGG, vive in un orfanotrofio e viene rapita da un gigante; Matilde è un pesce fuor d’acqua nel suo contesto famigliare, e decide deliberatamente di abbandonarlo; Charlie è oppresso dalla povertà. Sono solo alcuni esempi. Nei libri di Dahl i bambini vengono mangiati dai giganti, trasformati in topi o chiusi in sgabuzzini dalle pareti chiodate dalle presidi della scuola; e le figure adulte sono trattate con irriverenza: i maestri sono cattivi, e quando non lo sono comunque non sono buoni insegnanti; i personaggi femminili sono materni e sensibili o cattivi fino al midollo, senza alcuna sfumatura; persino Willy Wonka, vegetariano che mangia solamente cibo sano, presenta dei tratti di immoralità e tenta i bambini con i suoi dolcetti. Ma l’esempio più toccante della massiccia presenza della drammaticità negli intrecci di Dahl è rappresentato dalla conclusione del libro Le Streghe. Il protagonista, trasformato in topo nel corso della storia, avrebbe la possibilità di tornare alla sua forma originaria, ma sceglie di non farlo: i topi hanno una vita più breve di quella degli uomini, e lui non vuole rischiare di sopravvivere alla carissima nonna, con la quale vive dopo aver perso i genitori. In questo finale si possono leggere insieme la paura della solitudine e l’ansia verso la crescita, ma la soluzione suggerita non è certo delle migliori.

Soluzione, sì, perché è proprio questa la funzione del macabro nei racconti per l’infanzia. Senza fantasie che evochino situazioni drammatiche, il bambino non è in grado di conoscere meglio le proprie paure, di dar loro un nome e di imparare a domarle, ma grazie a questo tipo di racconti apprende delle strategie per superarle. È questa la ragione per cui i libri di Dahl sono così popolari fra i lettori più giovani: non li escludono da un mondo generalmente tabuizzato, bensì lo raccontano, mischiandolo all’elemento comico. Dal momento che la violenza assoluta non ha effetti positivi sui bambini, l’autore utilizza dei mezzi fantastici per portare le sue storie verso uno scioglimento positivo: la pesca gigante schiaccia le zie cattive di James, i poteri di Matilde le assicurano una vita tranquilla, Willy Wonka aiuta Charlie ad uscire dalla sua condizione di povertà. E a mettere a proprio agio il lettore contribuiscono anche le battute scherzose, i giochi di parole, gli enigmi semplici, che tanto piacciono ai bambini. Dahl è stato un grande scrittore di libri per l’infanzia perché ha saputo trattare con i suoi lettori delle tematiche da adulti senza però dimenticare di rivolgersi loro con le giuste modalità narrative e linguistiche. Se le sue storie fossero state tutte tenerezza e lieto fine, di certo Dahl non sarebbe considerato un gran narratore e probabilmente non sarebbe rimasto nella memoria dei suoi lettori in tutto il mondo.

Credits:

The dark side of Roald Dahl, Hephzibah Anderson per bbc.co.uk

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