Anche gli altri sono creativi: la storia di Black Elk tra i Lakota

Anche quando siamo affascinati dal diverso, tendiamo fin troppo spesso ad assolutizzarlo; è una delle conseguenze del nostro “primitivismo” (la fascinazione per coloro che chiamiamo erroneamente “primitivi”) il considerare gli altri come “immersi” irreparabilmente nel loro contesto che sarebbero quindi incapaci di cambiare o criticare. E’ un pericolo che corrono anche coloro che si interessano di antropologia, e vorrei parlarvi di una storia molto interessante riguardo a questa tematica: la vita di Black Elk.

Il tipico sguardo occidentale si rivolge alle altre culture, considerate spesso come più “primitive”, “ancestrali” o “autentiche”, come a sistemi cristallini e inamovibili di valori e costumi immutati e “originali”.

La persona di una cultura diversa è spesso vista come invischiata in una melassa di ritualità fissa; come se, a differenza dei “moderni”, gli altri fossero particolarmente predeterminati dalla propria cultura e quindi quasi dei soprammobili, delle statuette che, sebbene di grande fascino, restano immobili come graziose suppellettili.

La storia etnografica però è colma di individui che, sebbene appartenenti a contesti diversi dal nostro, hanno dimostrato una spiccata capacità di manipolare e riorganizzare in maniera indubbiamente creativa le strutture della propria cultura.
Un esempio tra tutti è quello di Black Elk (Heaka Sapa in lingua nativa): uno dei più grandi “uomini sacri” (wicaša wakan) o sciamani della storia dei Lakota.

Nel 1931 il poeta americano John G. Neihardt si recò nella riserva Lakota di Pine Ridge (South Dakota) per intervistare alcuni anziani di quel popolo al fine di scrivere un poema dedicato alla storia recente del West, ritrovandosi di fronte a Black Elk. Questi, in settimane di colloqui, gli comunicò la storia della propria vita, che fu quindi riportata da Neihardt nel volume Black Elk Speaks.

Le vicende della giovinezza di Black Elk ruotavano attorno ad un episodio ritenuto estremamente importante dai Lakota e da lui stesso: la visione degli Spiriti del Tuono avuta all’età di nove anni.
Questo episodio conferì all’anziano lo status di “uomo sacro” e quindi di guaritore, e fu intorno a queste tematiche che si focalizza Black Elk Speaks, che tesse una romantica e drammatica vicenda intorno al sentimento (tuttavia presente) del rimpianto per la mancata realizzazione del significato della visione: un periodo di rinnovamento e rinascita per la società Lakota. Neihardt, favorendo un’interpretazione patetica della vicenda, non aveva considerato che per i Lakota le dichiarazioni di miseria e impotenza sono parte di una ritualità stereotipata, e quindi non esaurivano tutta la prospettiva sulla vita di Black Elk.

Al contrario il pensiero di Black Elk era progressivo e dinamico, e ciò fu evidente quando si scoprì che il personaggio descritto dal volume di Neihardt era in effetti stato battezzato nel 1904 e da quel momento aveva vissuto come catechista.
Fu uno scandalo per la chiesa, perchè significava che un suo adepto considerava estremamente importante per la propria spiritualità delle pratiche e degli eventi condannati dalla dottrina. Com’era possibile che qualcuno deputato ad insegnare la retta Dottrina credesse a visioni di dei pagani e a poteri sciamanici?

La risposta sta nella vita e nella mente creativa di Black Elk.
La figlia Lucy raccontò infatti una vicenda molto interessante riguardo il giorno della conversione del padre.
Mentre, esercitando i propri compiti di guaritore, Black Elk stava praticando un rito sciamanico a beneficio di un ragazzo seriamente ammalato, fu interrotto con violenza dal missionario gesuita Padre Joseph Lindebner alle grida di “Satana, esci di qui!”. Si trattava di un affronto gravissimo e sbalorditivo che, invece di suscitare ostilità, fece pensare allo sciamano che chi osasse compiere un atto così grave dovesse disporre di un potere evidentemente più grande del suo. Per questo Black Elk si interessò al cristianesimo, ma non lasciò mai le sue originali credenze che, a differenza del cristianesimo stesso, non avevano niente in contrario con il convivere con un altro sistema religioso.
Il pensiero di questo “uomo sacro” Lakota riuscì a reinterpretare la propria cultura e la cultura occidentale per arrivare ad una sintesi coerente ed efficace, nelle quali il messaggio evangelico veniva a coincidere con la salvezza predetta dagli Spiriti del Tuono.

 

Fonti: “Antropologia delle religioni” di E. Comba

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