Tra mito ed arte visiva – Concezione dell’albero nelle opere di M. Leoni

La sensibilità ambientale ed il gusto per la bellezza della natura di Margherita Leoni, si riflettono nelle punte dei suoi pennelli ed incontrano il mito Indios. Con i miti Boitatà, Curupira e Mapinguari l’artista ha voluto mostrarci il valore sociale del mito, a sua volta depositario di regole di convivenza con l’ambiente e norme sociali, atte alla sopravvivenza collettiva. Un’altra parte fondamentale della mitologia è costituita dai miti cosmogonici ed i miti d’origine, in cui nella cultura Indios la figura dell’albero occupa una spazio di rilievo.

La grande varietà di popolazioni indigene che nel corso della storia hanno popolato l’America Meridionale non ha permesso di riunire tutte le credenze dell’area in un pantheon comune o in un sistema mitico-religioso adeguato nella loro totalità. Ciononostante, molti popoli hanno avuto contatti tra di loro, per cui alcuni miti, concetti chiave e figure ricorrenti sono riscontrabili in diverse tribù. Le storie sacre ed i miti d’origine del continente sudamericano, non propongono di norma il modello della creazione per volontà di una divinità onnipotente, bensì il dispiegarsi di uno spirito primordiale.

In molti casi, viene tralasciata la genesi del mondo reale, preferendo la minuziosa descrizione della struttura dell’universo. Appare, dunque, l’immagine di un universo costituito da livelli diversificati, quali l’axis mundi ( letteralmente “asse del mondo” inteso come “asse dell’universo”),  che assume frequentemente la forma di un albero cosmico, ed ancora i corpi celesti che sono concepiti prevalentemente come l’esito di una trasmutazione di esseri umani ed altre creature. Ad esempio, i Mataco della famiglia linguistica mataco-maguayo, che vivono nel Gran Cacho tra i fiumi Pilcomajo e Bermejo, distinguono i livelli della terra, del cielo, dell’oltretomba ed un livello di quota più basa rispetto alla terra.

Stando alla loro cosmogonia, originariamente il cielo era unito alla terra, fino a quando il Padrone del cielo li separò ed un albero crebbe collegandoli. Le persone scalavano l’albero per andare a caccia, ma un uomo che aveva ottenuto solo una piccola porzione di selvaggina si vendicò bruciandolo. I cacciatori che non poterono più fare ritorno divennero le Pleiadi, gruppi di stelle appartenenti alla costellazione del Toro. I figli dei cacciatori rimasti sulla terra ebbero in dono dalla propria madre dispersa in cielo, delle mele avvolte in una pelle di cervo. Essi divennero gli antenati dei Mataco.

Secondo il filosofo contemporaneo Vittorio Hösle, sul piano motivazionale, è più importante insegnare all’uomo come recuperare la sensibilità per la bellezza della natura, piuttosto che mostrargli i danni ambientali ed i mali morali che derivano dalla distruzione dell’ambiente. L’albero come rappresentazione dell’universo assume in questi termini un forte messaggio. Abbiamo già trattato del tentativo di sensibilizzazione ambientale celato nelle opere di Leoni qui. I due miti seguenti, scelti da Margherita Leoni per le sue opere naturalistiche, mostrano alcune varianti dei concetti sopra esposti appartenenti a delle tribù Indios del Brasile.

 

L’Albero Magico

Ngewane è un albero magico che esiste fin dall’inizio del mondo. Moltiplica i pesci e gli altri animali che vivono e popolano le foreste. E’ un albero grandissimo e molto raro che cresce vicino a corsi d’acqua. Dopo la stagione delle piogge e del vento, le sue foglie cadono e sul suo tronco appaiono uova simili a quelle delle rane. Le uova si trasformano in bruchi che mangiano le foglie nuove. Con l’arrivo delle piogge i bruchi discendono nelle radici dell’albero e, con il loro aumento, entrano nell’acqua dei fiumi trasformandosi in pesci. La numerosa varietà di pesci si diffonde in tutti i corsi d’acqua e nei laghi. Quest’albero magico, oltre ai pesci, genera tutti gli uccelli ed altri animali, come tartarughe, coccodrilli, cerbiatti, scimmie formichieri, armadilli, serpenti, lucertole, roditori, cinghiali, capibara e tapiri.

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L’albero magico, 2015

Atanà, Dimorphandra macrostachya

Acquerello su carta

51×70 cm

Particolare

 

L’Albero di Samaumeira

Un’enorme Samaumeira1 offuscava il mondo, era sempre notte e c’era sempre freddo. Gli uomini che cercavano la luce, lanciarono dei semi di araratucupi2 nella chioma dell’albero. Da un buchino provocato dai semi lanciati, videro un bradipo che teneva i rami dell’albero legati al cielo. Lanciarono molti altri semi, dai buchini formati si crearono le stelle. Nel desiderio di avere più luce, invitarono tutti gli animali della foresta per tentare, invano, di abbattere l’albero. Decisero così di offrire in matrimonio una giovane donna a chi riuscisse a mettere le formiche di fuoco3 negli occhi del bradipo. Dopo vari tentativi ci riuscì un piccolo scoiattolo. Il bradipo, così disturbato, non trattenne più l’albero al cielo, il quale cadde lasciando spazio alla luce. Lo scoiattolo sposò la giovane come ricompensa. Dal tronco caduto della Samaumeira si formò il fiume Solimões e dai suoi rami si generarono altri fiumi e corsi d’acqua.

1della specie Ceiba pentandra

2Parkia miltijuga

3Solenopsis invicta

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L’albero di Samaumeira, 2015

Painerira-rosa, Chorisia speciosa

Acquerello su carta

51×70 cm

Particolare

 

Per queste trasposizioni artistiche, Leoni ha scelto specie arboree con qualità affini alle abilità magiche degl’alberi presenti nei miti prescelti. Nel primo caso si scorgono le foglie della Dimorphandra macrostachya sempreverde tipico della foresta amazzonica. La loro particolare forma ricorda le ali delle farfalle. I bruchi, infatti, indipendentemente dalla specie, sperimentano la metamorfosi nella propria esistenza, creando un bozzolo intorno a sé ed ancorandolo ad un ramo, per poi uscirne una volta divenuti farfalle. Un fine omaggio alla fantasmagorica trasformazione descritta nel mito dell’Albero Magico. Per di più, questa specie ha un particolare legame con dei batteri del suolo, che formano dei nodi sulle sue radici fissando così l’azoto atmosferico, importante fonte di sviluppo per l’albero stesso e per le piante nelle vicinanze. Si rafforza in questo modo l’accostamento con il Ngewane, in quanto ambedue contribuiscono a promuovere la vita. Nel secondo caso è illustrato un grappolo di semi del Kapok, ovvero l’albero di Samaumeira. La fibra lanosa che ricopre i semi è impiegata per imbottiture, soprattutto di materassi. Inoltre, grazie ai progressi nel campo della filatura, è una fibra naturale particolarmente adatta a chi soffre di allergie. Il tronco è ricoperto di spine ed accumula acqua al suo interno per sopravvivere nei periodi di siccità. Probabilmente, questo suo aspetto ha indotto gli indigeni a credere che fosse in grado di generare sorgenti d’acqua.

 

Bibliografia:

  1. Pau Brasil, Il mito verde di Margherita Leoni, Muse, Trento 2016, p. 96-97, 108-109
  2. Religioni delle Americhe(16º volume di 17 dell’Enciclopedia delle religioni diretta da M. Eliade), Milano: Jaca Book, 2010
  3. Libera interpretazione da J. G. Gruber, O livro das arvores. Ticuna, Hamburg Grafica Editora LTDA, Amazzonia, 1997

Sitografia:

http://tropical.theferns.info/viewtropical.php?id=Dimorphandra+macrostachya 

 

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