Siamo sicuri di sapere cos’è l’otto marzo?

Ogni anno l’otto marzo è la “festa delle donne”. Ma qual è veramente il significato di questa giornata? È davvero una festa o dietro c’è un’idea più complessa? Per capire nel profondo le origini e le motivazioni di queste manifestazioni è bene lasciare da parte le idee comuni e rivolgersi invece a chi organizza questi eventi giorno per giorno. Il collettivo Grrramigna di Milano, formato da ragazze di diverse età che si ritrovano ogni settimana nel centro sociale Ri-Make, chiarisce alcuni temi spesso fraintesi o sconosciuti.

Che giornata è l’otto marzo? Com’è nata?

L’otto marzo è una giornata di lotta e rivendicazione in cui le donne sono state catalizzatrici di grandi rivoluzioni sul piano politico e sociale. Esiste una profonda confusione in merito alle origini di questa data; si crede che nasca in seguito alla morte di alcune operaie statunitensi ma, in realtà, l’evento nasce per ricordare una grande manifestazione condotta da donne che nel 1917 hanno innescato con la loro partecipazione politica attiva una serie di avvenimenti che portò, in seguito, alla rivoluzione russa.

anni-70-women-day
http://www.vivi-areaindustriale.mn.it/AdminC/ARTICLES/Editoriali/tabid/167/articleType/ArticleView/articleId/349/LA-VERA-STORIA-DELL8-MARZO-UN-IMPEGNO-COMUNE.aspx

Cos’è oggi l’otto marzo?

Quest’anno riprendiamo quell’otto marzo di lotta aderendo ad uno sciopero internazionale proclamato da ben trenta paesi diversi. L’otto marzo scendiamo in piazza, in tutte le città italiane, per lanciare un semplice messaggio: se la cultura machista e patriarcale ci uccide – ogni tre giorni si consuma infatti un femminicidio – se lo stato non ci aiuta nell’uscire dalla violenza, se questa cultura ci opprime e ci classifica come soggetti subalterni, allora quel giorno sciopereremo dai nostri luoghi di studio e di lavoro, sciopereremo in modo simbolico, fermandoci, non compiendo quelle azioni che ci vengono richieste in quanto donne. Se le nostre vite non valgono, se le nostre esistenze contano meno di altre, daremo un segnale forte fermandoci, smettendo di produrre, cessando per un giorno intero tutte quelle attività che si pensa siano “femminili”. Un giorno senza di noi, insomma. Vediamo se a quel punto qualcuno si accorgerà della nostra presenza.

Qual è la vostra esperienza? Com’è nato il vostro collettivo e come siete entrate a farne parte?

Il nostro collettivo si chiama Grrramigna, come l’erba infestante difficilissima da sradicare e che si diffonde ovunque, molto rapidamente. Ma questo non è tutto ciò che il nostro nome contiene: il “Grrr” iniziale sta a rappresentare la rabbia che tutte noi proviamo contro una società patriarcale e maschilista. È stato proprio questo a farci riunire all’inizio di quest’anno scolastico, per condividere le nostre esperienze in quanto soggetti oppressi, per comprenderle a fondo e lottare tutte assieme per cambiare le cose.

Cosa fate oltre a organizzare le manifestazioni come l’otto marzo?

Come collettivo aderiamo al movimento Non una di meno che lo scorso 26 novembre ha portato in piazza a Roma 200.000 persone contro la violenza maschile sulle donne e contro la violenza di genere.

non-una-di-meno
http://www.scosse.org/non-meno-report-assemblea-8-ottobre/

A Milano organizziamo eventi in cui ogni soggettività possa sentirsi libera, feste femministe queer in cui garantiamo che non si verifichino episodi omobitransfobici e/o sessisti. Organizziamo lezioni, workshop e laboratori all’interno delle scuole cercando di sopperire alla grave mancanza statale in materia di educazione alle differenze e prevenzione alla violenza. Ci rapportiamo quindi con studentesse e studenti attraverso una proposta didattica e formativa volta all’abbattimento di ogni stereotipo, pregiudizio e discriminazione. Cerchiamo con ogni mezzo di modificare la condizione di oppressione in cui viviamo.

Cos’è cambiato quotidianamente da quando ne fate parte?

Il cambiamento più profondo è stata la sensazione di non essere più sole, di avere un supporto quotidiano reciproco che ci spinge ogni giorno a compiere dei gesti di rivendicazione e liberazione, dal non accettare il catcalling per strada all’aderire alla rete Nonunadimeno per collaborare nella scrittura di un piano nazionale antiviolenza da proporre al governo questo giugno.

Secondo voi è importante oggi il femminismo per le violenze che avvengono o a prescindere da questo sarebbe indispensabile?

La violenza sulle donne e la violenza di genere sono problemi sociali che riguardano chiunque. Le violenze che subiamo hanno infinite sfaccettature. Non esistono solo le violenze fisiche – percosse, stupro o femminicidio – ma molte altre come ad esempio quelle economiche, istituzionali e psicologiche. Sono molteplici e emergono in ogni aspetto delle nostre vite a scuola, al lavoro, a casa. La violenza è un problema strutturale e come tale va affrontato.

Fate in modo che con poche parole più persone possibili partecipino all’otto marzo, cosa dite?

Se almeno una volta nella tua vita ti sei sentita discriminata in quanto donna, lesbica, bisessuale, trans, gay, frocia o perché non conforme agli stereotipi socialmente imposti, se ti è capitato allora l’otto marzo lotta con noi perché non accada mai più.

 

Un ringraziamento al Collettivo Grrramigna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *