Letizia Battaglia – “Ad un punto di speranza”

Letizia Battaglia, nata il 5 marzo 1935. Donna. Fotografa. Politica. Artista, senza alcun dubbio. Ma lei, prima di tutto, ama definirsi Persona. “La Battaglia”, e mai cognome sarebbe stato più adatto per una ragazza così, nata e cresciuta tra i vicoli Palermo, che nel 1968 già realizza il suo primo reportage: è dedicato ad una prostituta, Enza Montoro, e sarà pubblicato solo alcuni anni dopo sul giornale L’Ora. La sensibilità per l’analisi e la denuncia del contesto sociale palermitano è già forte. Letizia decide di lasciare la sua città e nel 1970 si trasferisce a Milano, per rimanervi fino al 1974. Esordisce come fotoreporter di cronaca in anni irripetibili: di piombo, ma anche rivoluzionari.

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Letizia Battaglia – Franca Rame alla Palazzina Liberty, Milano, 1974

«Se guardo indietro vedo una ragazza minuta che una volta a Milano comincia a fotografare per pagarsi l’affitto. Iniziai a collaborare con Le Ore, un giornale erotico, ma le mie foto non erano così sexy. Poi fotografai Pasolini, Gae Aulenti, la palazzina Liberty di Dario Fo e Franca Rame. Poi tornai a Palermo perché non resisto senza. Ho nostalgia della puzza che fa il centro storico, data dalle strade sporche, dal cibo sui carrettini, dai palazzi vecchi».

 

Il ritorno a Palermo dà inizio ad un periodo di attività febbrile in cui impegno civile e sociale, militanza politica, attività giornalistica e fotografica, e perfino regia teatrale e editoria indipendente (la casa editrice “La Luna” – dedicata alla letteratura di genere – negli anni ’80, le “Edizioni della Battaglia” nei ’90), si fondono indissolubilmente. Sono gli anni terribili delle guerre di mafia e la Battaglia realizza i tantissimi scatti iconici con cui ancora oggi la si identifica e ricorda: i morti brutalmente ammazzati per le strade, lenzuola bianche a coprire i cadaveri, macchie nere di sangue, le facce dei parenti distrutte dal dolore, i volti degli astanti tristemente rassegnati di fronte ad un orrore che ormai è divenuto quotidiano.

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Letizia Battaglia, delitto di mafia

«In archivio ho trovato un mare di carte, persino una lettera anonima di minacce che non ricordavo. In stampatello dichiarava che la mia sentenza definitiva era già stata pronunciata e che dovevo andare via da Palermo per sempre. Lavoravo a L’Ora, un giornale contro che si batteva con passione. Ho cominciato così a fotografare la morte, gli ammazzati. Mi ricordo il primo cadavere, emanava un odore terribile nonostante fosse contornato dal verde. E quella chiazza di sangue che avrei rivisto, identica, per tutti gli anni a venire»

Non si è fermata mai Letizia Battaglia, negli occhi come nei rullini ha impresso tutto, mafiosi, politici collusi e vittime. Non si è fermata mai fino al 23 maggio 1992, perché alcune fotografie no, non ha voluto scattarle: “Quel sabato ho detto basta, basta con i morti di Palermo: a Capaci non sono più riuscita a fotografare la morte.”

Eppure non è solo questa la Palermo di cui ci racconta. L’amore di Letizia per la sua città è grande, lo è sempre stato. Il suo occhio va oltre le stragi, riesce a trovare attimi di bellezza e speranza anche quando la morte sembra oscurare ogni cosa. Il contrasto emerge in maniera mirabile in uno degli ultimi progetti espositivi a lei dedicati. Durante lo scorso anno infatti, una selezione di circa 120 fotografie ha dato vita ad Anthology, un’installazione a cura di Paolo Falcone, realizzata prima a Palermo ad inizio 2016 presso i Cantieri culturali alla Zisa e attualmente riallestita al MAXXI di Roma nell’ambito della mostra “Letizia Battaglia – Per pura passione” (24 novembre 2016 – 17 aprile 2017).

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Letizia Battaglia, “I due Cristi, Palermo, 1982”

Senza un percorso strettamente obbligato, sospese al soffitto, le fotografie, tutte nel loro bianco e nero tagliente, scattate “a distanza di un cazzotto o di una carezza”, danno vita a nessi di senso, incroci di sguardi, richiami iconografici potenti: un Cristo tatuato sulla spalla di un morto, il Cristo portato in processione durante la Settimana Santa; i volti luminosi e sorridenti di Leonardo Sciascia e Renato Guttuso, il dolore di una moglie nel vedere il marito morto; bambini che giocano con pistole e calze a coprire il volto, altri che invece dispiegano la bandiera comunista in piazza; Falcone e Borsellino da un lato, Giulio Andreotti con il mafioso Nino Salvo dall’altro.

Roma, Museo del Maxxi 23 11 2016 Inaugurazione mostra LETIZIA BATTAGLIA. PER PURA PASSIONE ©Musacchio & Ianniello
“Letizia Battaglia – Per pura passione” – mostra MAXXI Roma, ph. Musacchio & Ianniello

E così via le immagini continuano a scorrere: dolore e gioia, povertà e ricchezza, balli della nobiltà palermitana e case popolari, prostitute e bimbe dai volti pieni di innocenza o già temprati dalla vita, tradizioni popolari e religiose radicate nei secoli, politici, mafiosi, il comunismo, la speranza di un cambiamento possibile. E se i fotogrammi che fermano i ritrovamenti degli ammazzati sono tragica e lucida testimonianza di quello che è stato, e provocano lacrime di rabbia di fronte a tanta inconcepibile violenza, ecco che subito ci si perde negli occhi grandi e sereni di una bambina in un ritratto poco vicino, la tensione  si scioglie, e si pensa che c’è ancora luce, e le lacrime di fanno di tenerezza, e di speranza.

 

«Non ho più voglia di fotografare sciagure, anzi, quelle già fatte le ho rivitalizzate mettendo un “punctum” diverso. Davanti a un uomo che spara, il ventre nudo di una donna che dà vita E fotografo donne bagnate perchè l’acqua pulisce. Sono a un punto di speranza, voglio far crescere la gente. La mediocrità non l’accetto, neppure se consolatoria».

Oggi Letizia Battaglia compie 82 anni, e di fermarsi non ha certo alcuna intenzione. L’obiettivo adesso è vedere realizzato un suo grande sogno, un progetto a cui lavora da anni insieme all’architetto Antonietta Iolanda Lima: aprire finalmente il Centro internazionale di fotografia di Palermo nel complesso dei Cantieri culturali alla Zisa. Il Centro, pensato come polo di aggregazione per fotografi da ogni parte del mondo, dovrebbe includere spazi espositivi, aree per la formazione, con incontri, laboratori, biblioteca, e infine un Museo fotografico della città di Palermo.

Fino ad ora, purtroppo, il progetto ha incontrato continue difficoltà nella realizzazione, ma Palermo è stata appena nominata Capitale Italiana della Cultura per il 2018. Chissà che non sia un buon segno, perchè il sogno di Letizia diventi finalmente una preziosa realtà.

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Letizia Battaglia, particolari di alcuni scatti inseriti in Anthology

 

Fonti:

“Letizia Battaglia – Per pura passione” – MAXXI Roma, fino al 17 aprile 2017

Un Centro internazionale della fotografia a Palermo Capitale della Cultura – womenews.net

Citazioni di Letizia Battaglia tratte da “Sangue e gioia nelle foto di Letizia Battaglia” di Michela Tamburrino – La Stampa

e da “Letizia Battaglia, eterno ritorno a Palermo”, di Attilio Bolzoni, La Repubblica, 24 novembre 2016

Foto in evidenza: Shobha – Ritratto di Letizia Battaglia

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