Unità: una scusa per Salvini, una farsa per Bennato

eugenio-bennato-urli-e-risvegli-600x355img_20170311_123056_316

 

 

L’11 Marzo, il Segretario della Lega Nord, nonché europarlamentare, Matteo Salvini, si è recato a Napoli per tenere un comizio nell’ambito dell’evento “Noi con Salvini” (il che non è una visita turistica in compagnia del Segretario, ma una tappa della campagna elettorale).

Incontro atipico certo quello tra l’esponente più importante della Lega e la città del Vesuvio. Questo, se non altro, perché prima che con Bossi si avesse una sostanziale emorragia di voti dovuti agli scandali in casa Lega di qualche anno fa, il Partito della Padania si è dedicato quasi vent’anni a, come direbbero i Napoletani, infamare i meridionali.
Terreno non facile dunque quello campano se ci si presenta con il simbolo della Lega Nord.

Ciò che ha fatto Salvini per provare a recuperare qualche voto al Sud è stato sostituire la parola “Unità” a “Secessione” e “Clandestini” a “Terroni’. Chi, da parte napoletana, da anni si occupa in ambito musicale di Unità, è il cantautore Eugenio Bennato. Se però per Matteo Salvini oggi il tema dell’Unità rappresenta un buon motivo per fare della politica nazionalista, per il cantante partenopeo da sempre l’Unità d’Italia costituisce poco più di una pagliacciata nelle parole dei politici ed una vergogna per quanto riguarda il processo storico che ha portato ad un vero massacro delle genti del Sud.

In particolare, da sempre, Bennato rivendica il fenomeno del brigantaggio come forma di resistenza all’invasione dei Savoia.

Vedendo la Storia d’Italia in quest’ottica, è lecito aspettarsi che per un movimento politico che rappresenta una regione che prima ha invaso e poi denigrato il Sud, e che ora gli chiede il voto, i meridionali non possano che pensare “Al danno, la beffa”.

In questi giorni sono state svariate le manifestazioni che hanno visto centinaia di Napoletani protestare contro la visita di Salvini, tanto che il 10 Marzo il Sindaco aveva annullato il comizio, misura poi revocata dal Prefetto. Intanto, un gruppo di 25 notevoli artisti napoletani, che per l’occasione si è dato il nome di Terroni Uniti ( tra cui 99 Posse, James Senese, Eugenio Bennato ed altri) ha scritto una canzone, Gente do Sud, che è stata colonna sonora del corteo che si è organizzato per “accogliere” il Segretario della Lega.

img_20170311_124522_724

È una canzone che parla di una Napoli multiculturale, che accoglie i profughi, che ripudia la Xenofobia, e nella parte cantata da Bennato dice, traducendo in italiano:

“A Napoli questa storia si conosce già, quei signori (i nordici, in riferimento ai Savoia) son passati di qua
Per chiamare i briganti che non stavan con loro
Per lavare col fuoco chi era fuori dal coro”

Si deduce da queste parole che, oltre ad avere avuto una buona dose di coraggio per presentarsi a Napoli, Salvini alla agito con una certa incoscienza mettendo in atto la strategia della retorica dell’Italia unita per raccattare voti. Incosciente perché Napoli ha memoria nelle strade, nelle vie intitolate a briganti, nelle rime dei 99 Posse, nelle canzoni di Eugenio Bennato.

Forse qualcosa è riuscito ad ottenere il Segretario nella città di San Gennaro, ma se qualche voto è riuscito a raccoglierlo è anche vero che la giornata dell’11 Marzo è stata, fuori dalla sala in cui parlava Salvini, un continuo cantare cori contro la Lega, una serie di scontri con i poliziotti, una forte contestazione verso il comizio.

Nel caso ora Salvini si stupisse, forse avrebbe fatto bene,  prima di andare a Napoli,  ad ascoltare delle parole che scrissero Carlo D’Angiò ed Eugenio Bennato, cofondatori della Nuova Compagnia di Canto Popolare, per la canzone Brigante se more, ovvero:

Amme pusate chitarre e tammure
pecchè sta musica s’ha da cagnà
simme brigant’ e facimme paura
e ca sch’uppetta vulimme cantà
e ca sch’uppetta vulimme cantà

E mo cantam’ ‘sta nova canzone
tutta la gente se l’ha da ‘mparà
nun ce ne fott’ do’ re burbone
a terra è a nosta e nun s’ha da tuccà
a terra è a nosta e nun s’ha da tuccà”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *