“Teng stu muert”: quando l’accusa è una questione dialettale

 

In una settimana in cui sono stato fuori da quasi ogni notizia del mondo mi sono imbattuto fortuitamente in questa storia di ingiustizia all’italiana, che spero scateni anche in voi il senso di rabbia e amarezza che ha scatenato in me.

Angelo Massaro fu arrestato il 15 maggio del 1996 con l’accusa di aver ucciso Lorenzo Fersurella, un uomo ucciso in un conflitto a fuoco nella provincia di Taranto a causa di contrasti nell’ambito dello spaccio di droghe. Ora cinquantunenne, dopo ventuno anni di detenzione tra le carceri di Foggia, Carinola, Melfi e Catanzaro – sempre lontano da moglie e figli dal momento che viene da Fragagnano, in provincia di Taranto – è stato assolto dall’accusa di omicidio e scarcerato.

Ma come mai un uomo ha dovuto passare quasi metà della propria vita in una cella con, a quanto dichiarato dallo stesso Massaro, detenuti malati di AIDS o epatite C, senza aver commesso il reato imputatogli?

Sorvolando sulla negligenza di chi ha condotto le indagini ed il processo, la risposta è nella parola dialettale tarantina “muers”, che significa “materiale ingombrante”. Angelo, parlando con la moglie al telefono, le aveva riferito la frase “tengo stu muert ?”, intendendo la parola “muers”, riferendosi al carico agganciato all’auto che stava trainando; la polizia, che lo stava intercettando per affari legati alla droga, che egli spacciava e consumava, aggiungendo poi a questo fraintendimento la dichiarazione di un collaboratore di giustizia, che confermava il coinvolgimento di Massaro nell’omicidio, lo arrestò. I 24 anni reclusione inizialmente stabiliti divennero 30, poiché sommati agli 11 per associazione finalizzata allo spaccio. Proprio la riapertura del processo per droga e la caparbietà dell’avvocato difensore Salvatore Maggio hanno consentito di rielaborare gli elementi del processo e di scagionare Angelo.

questura-catanzaro

Il cinquantunenne tarantino riceverà molto probabilmente un risarcimento per ingiusta detenzione, ma non basta il denaro a restituire vent’anni di vita. Si può parlare, in modo retorico, del fatto che Massaro non abbia visto crescere i propri figli, che ora hanno 21 e 23 anni, ma si può altresì volgere l’attenzione sul prima e sul dopo carcere. Nel 1996, anno dell’arresto, Google doveva ancora nascere, Yahoo aveva due anni e il World Wide Web appena cinque. L’iPhone era, forse, solo un progetto nella mente di Steve Jobs e i telefonini avevano ancora l’antenna.

Chi ha vissuto dietro le sbarre per un lungo periodo ha avuto notizia dei cambiamenti del mondo, ma non ne ha colto la forza; è rimasto fuori dal mondo sempre più social e ora potrebbe sentirsi spaesato, smarrito, immerso in un mondo di cui non si sente parte, con la consapevolezza che tutto ciò è avvenuto per un errore giudiziario.

Fonti: immagini , video

 

 

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