Caina, lo spietato gioco della morte

In prima nazionale all’Alessandria Film Festival una favola nera che affronta un tema impellente come l’immigrazione, toccandone senza paura gli aspetti più crudi: l’odio e la morte. Il suo coraggio e il suo taglio originale fanno di “Caina” di Stefano Amatucci un ottimo film.

Sulla metro, in strada, al bar, a cena, in tv, ovunque si sente parlare dei migranti che quotidianamente sbarcano sulle coste italiane alla ricerca di una vita migliore. Li accogliamo, li ghettizziamo, prendiamo le giuste distanze, qualche volta li guardiamo dall’alto in basso con aria di superiorità. Li compatiamo, li minacciamo con sguardi carichi di odio, o ancor peggio li evitiamo, come fossero appestati.

Questa è la realtà in cui viviamo, una realtà a cui spesso non diamo peso, da cui siamo sempre molto attenti a prendere le distanze. Il regista Stefano Amatucci, con il suo “Caina”, presentato in anteprima nazionale all’Alessandria Film Festival, riporta l’attenzione dello spettatore su ciò che accade nel nostro paese. Caina (Luisa Amatucci) è una donna determinata, sicura delle proprie idee, soprattutto dell’incontrollabile odio che nutre nei confronti dei migranti. In passato è stata una serial killer, adesso esercita una professione che lei stessa definisce più gratificante: la trovacadaveri, ripulisce le spiagge del litorale dai cadaveri dei migranti deceduti durante il viaggio della speranza verso l’Italia. Il suo lavoro è, di giorno in giorno, compromesso dalla concorrenza degli extracomunitari senza permesso di soggiorno, che le autorità possono permettersi di sottopagare. L’affiancamento nel lavoro di un ragazzo africano sconvolgerà la vita di Caina, accrescerà il suo odio e le farà conoscere nuove emozioni che le saranno fatali.

caina

Amatucci costruisce un film denuncia miscelando e confondendo tra loro i generi più svariati: “Caina” non è solo un film realista, e non è neppure un film urlato e violento alla “Suburra”, anche se ne evoca alcuni rimandi. E’ una favola nera in cui si mescolano realtà e finzione, verità e sogno, ricerca e formalismo.

L’originalità di questo piccolo film indipendente sta nel mettere al centro di una vicenda tanto delicata quanto pericolosa da trattare in un’epoca come quella attuale, una razzista, xenofoba, invasata con manie di grandezza, estremista, folle ed irrazionale. La protagonista di “Caina” incarna ed esaspera all’inverosimile il bigottismo, il cinismo e la rabbia di una larga maggioranza di italiani insoddisfatti, che riversa, come un fiume in piena, le proprie frustrazioni su chi non ha i mezzi per difendersi.

La scellerata furia di Caina si scontra con il mondo inesplorato delle emozioni e dei sentimenti di una minoranza a cui non viene mai data voce. Il violento, distopico e burrascoso mondo messo in scena da Amatucci sembra essere destinato ad un incerto futuro di caos e di distruzione. Non c’è nessuna via di fuga, nessun barlume di speranza per gli uomini costantemente coinvolti in una primordiale e logorante lotta di sopravvivenza da cui esce vincitore, non solo il più forte, ma il più meschino, colui che abbandona ogni istinto umano e si lascia dominare dal quello animale, fatale e mai meditato.

In un mondo in cui i cadaveri finiscono mescolati con la calce che sostiene i muri di spogli e rudimentali casermoni, la vita va difesa a caro prezzo, si nasce, si cresce e si sopravvive in una dimensione che rasenta l’incubo, in una realtà in cui si sconfina progressivamente ed irrimediabilmente nel vortice della devastazione fisica e mentale. La prospettiva, che con fermezza, stile ed intelligenza viene illustrata da ”Caina” è quella di un paese alla deriva che poggia su fondamenta precarie e che può trovare stabilità solo perseguendo una via tracciata da una scia di morte: “Il commercio della morte è il futuro”, lo urla teatralmente Caina al suo collega africano, ma lo trasmette con il suo sguardo penetrante e tagliente al pubblico, che non può che venire smosso da una sceneggiatura tanto vera e tanto potente.

“Caina” racconta una verità, il lento processo di autodistruzione verso cui un paese si sta muovendo. Con consapevolezza, audacia e coraggio condanna una società intera che gioca spietatamente con le vite, i diritti e i sentimenti di esseri umani disperati, a cui a poco a poco viene sottratta persino la speranza di un futuro migliore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *