Il Ghetto di Rignano: un’altra realtà invisibile dietro Foggia


Tra San Severo, Rignano Garganico e Foggia c’è un ghetto, sorto abusivamente più di dieci anni fa. Tra le baracche vivono 500 uomini, quasi 3000 in estate quando il lavoro di raccolta dei pomodori aumenta. ghetto-di-rignano-garganico_-schiavitu-allaroma-di-touba-2

Nella notte tra il 2 e il 3 marzo, un incendio brucia quasi 5000 mq del campo e uccide due ragazzi immigrati del Mali, Mamadou Konate e Nouhou Doumbia.

Sembrerebbe totalmente abbandonato a se stesso un luogo in cui  accadono incidenti come questo. Eppure negli ultimi anni qualcosa di positivo si era mosso…

Il ghetto, fino ad otto anni fa, era un villaggio di 2500 braccianti; poi “i caporali hanno preso il controllo schiavizzando i lavoratori” – racconta Concetta Notarangelo, operatrice Caritas -.   I volontari hanno avviato un processo di  alfabetizzazione ed educazione alla legalità nel ghetto, ma il problema sta a monte: finché non si trova il modo di collocare  ogni lavoratore in un’azienda che stipendi ogni singola giornata lavorativa – possibilmente non cinque euro l’ora -, cosicché possa sostenere un affitto, i campi non potranno essere sgomberati definitivamente. Nel 2014 Nichi Vendola, allora governatore della Puglia, aveva  avviato un programma di recupero di quei lavoratori e di smantellamento  del ghetto. Il lavoro nero però era prevalso  sulle proposte di nuove assunzioni.

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Solo nel 2016 ci sono stati tre  incendi  che hanno distrutto numerose baracche. L’episodio di inizio marzo non è stato dichiarato doloso dalla procura di Foggia, ma per alcuni è un gesto di protesta per lo sgombero iniziato proprio l’1 marzo. Molti migranti del ghetto infatti sono consapevoli che, anche in una nuova realtà, non saranno mai assunti regolarmente: il mercato nero per la raccolta dei pomodori coinvolge giri da milioni di euro.

Di questa situazione, così come dell’organizzazione interna, si parla a Radio Ghetto, una piccola luce che lotta contro l’ “invisibilità” di questa “città”. La radio è nata nel 2012 dalla Rete Campagne in lotta e ogni estate racconta dei lavoratori, delle famiglie, delle autorità anziane.

 

immagini:  Credit

 

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