Tracce di neogotico. Il Castello del Roccolo di Busca

Tra i verdi declivi delle colline saluzzesi si trova una delle più importanti testimonianze del neo-gotico piemontese: il Castello del Roccolo.

Questa dimora signorile, costruita per volere di Roberto Tapparelli d’Azeglio e sua moglie Costanza Alfieri di Sostegno a partire dal 1832, deve il suo nome alla caccia con i roccoli, un particolare tipo di caccia agli uccelli di piccola taglia effettuata tramite l’utilizzo di reti mobili che, con buona probabilità, veniva praticata in quelle zone sin dal tardo XV secolo.

Le sale aperte al pubblico sono, ad oggi, il salone d’onore la sala da pranzo e le vecchie stalle oggi adibite ad ala espositiva.

Il salone centrale del castello conserva ancora alcuni dei mobili originali, fra cui un bellissimo biliardo, ed è interamente dipinto: sulle pareti si alternano finte finestre con affaccio su grandi spazi aperti e false nicchie in cui sono ospitati prodi ed eroine che rimandano all’antica origine medievale del casato, mentre nella volta, intramezzata da finti costoloni bianco-rossi, lo sconosciuto pittore si è limitato a tracciare una decorazione a finto rilievo. Al centro della sala trova posto una curiosa fontana all’orientale realizzata in pietra bianca venata negli anni quaranta del secolo XIX.

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Il salone d’onore

Di poco lontana, la sala da pranzo è un vero e proprio tuffo nell’arte orientale. Qui il d’Azeglio richiese uno stile “arabo”, commissionando ad una valente squadra di stuccatori, una decorazione che andasse a coprire l’intera superficie della volta; volta che sembra quella di una moschea. Fra le meraviglie di questa sala figurano due mobili monumentali tardo-manieristi per cui è stata ipotizzata la provenienza dal non lontano castello di Lagnasco.

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la sala da pranzo

Nella cappella, posta a pochi metri dal Castello e a fianco delle cascate, sono presenti due pale dipinte, che, stando ad alcune lettere della famiglia Tapparelli d’Azeglio, sarebbero state realizzate da Gioachino Serangeli e dal d’Azeglio stesso. La critica resta ad oggi discorde sulle loro attribuzioni.

Nonostante l’alta qualità di molte delle decorazioni pittoriche e plastiche qui presenti, restano anonimi, ad oggi, buona parte degli artisti che le hanno realizzate. Fra i nomi noti figurano quelli dell’ebanista e minusiere Gabriele Capello detto “Il Moncalvo” (da non confondere con il ben più celebre pittore vissuto quasi due secoli prima), autore di buona parte dei mobili – e già impegnato nei rifacimenti carlo-albertini di palazzo reale a Torino –, e di Giovan Battista Giordanino, a cui si possono ricondurre le porte della sala da pranzo, scolpite in basso rilievo con decorazioni vegetali.

L’unica parte del Castello – e del suo immenso parco (circa 400000 mq) – di cui conosciamo il progettista sono le serre monumentali che furono progettate dal conte architetto Guglielmo Moffa di Lisio ed ultimate entro il 1850. Le Serre si articolano su due piani: una terrazza monumentale a cui fa da fondale architettonico un loggiato cieco al cui centro trova posto la fontana “dei delfini” (dai due animali scolpiti nella sua lunetta), e le serre vere e proprie al cui interno si conserva l’originale riscaldamento a lamelle d’ottone.

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Il castello del Roccolo

 

 

 

Il parco a cui si accennava poco sopra è ben più di una semplice cornice. I committenti disseminarono, infatti, tutta la tenuta di piante esotiche e rare, finte rovine antiche, abbeveratoi per cavalli, pagode per il tè, terrazze del Belvedere, sculture, finte grotte e financo delle cascate monumentali. Proprio dietro il castello si trovano infatti tre ordini di cascate che, seppur realizzate artificialmente, vogliono sembrare in parte naturali e in parte inglobanti delle antiche rovine.

Non è ancora possibile avere informazioni sulle aperture al pubblico dell’anno 2017.

 

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