Tra mito ed arte visiva – L’intrecciarsi dell’arte di Leoni e mitologia Indios

Attraverso le pennellate di Margherita Leoni è possibile immergersi nella natura brasiliana ed assaporarne i segreti, per mezzo delle antiche conoscenze del mito Indios. Un viaggio di esplorazione e riscoperta attraverso metamorfosi, rievocazioni di antichi insegnamenti e miti d’origine.

Il mito Indios non dispone di un confine definito tra realtà fisica ed immaginazione, i quali si mescolano l’uno con l’altro, al punto che mito e mondo tangibile sono entrambi intesi come reali. La mitologia nella vita degl’Indios è essenziale quanto lo sono i bisogni fisiologici. In questo contesto, nel mito è da cercare il motivo originario che si cela dietro alle cose che compongono la quotidianità. Come, ad esempio, la ragione che spiega il ricorrere di un fatto o l’inizio di un’abitudine.

I seguenti miti oggetto delle opere omonime di Leoni, ci forniscono degli esempi legati alla tradizione mitologica degli Indios del Brasile.

Il Lupetto e l’Iguana

Nella tribù Terena1 si narra che un giorno un’iguana fece una scommessa con un lupetto su chi dei due sarebbe stato capace di scoprire il tempo dei fiori, il tempo della frutta e quello delle foglie. Decisero di chiudere gli occhi per concentrarsi ed entrare in sé stessi per trovare le risposte. Era tempo di frutta, l’iguana fece la muta della pelle e, lasciando il lupo pensieroso con gli occhi chiusi, andò a mangiare la frutta degli alberi. Trascorsero vari giorni e il lupo, chiedendosi cosa stesse facendo l’iguana, aprì lentamente gl’occhi, ma vedendo la pelle dell’iguana e non sapendo che era vuota, li richiuse per meditare ancora. Qualche giorno dopo però, non resistette alla fame e scoprì che l‘iguana al suo fianco era solo pelle. Il tempo della frutta era già passato ed il lupo desolato decise di mangiare l’unica cosa possibile, un uccello chiamato João-de-barro. Preso l’uccello fra le sue zampe, questo gli disse di non divorarlo in quanto gli avrebbe indicato un posto in cui avrebbe trovato molto da mangiare. Era nella baia dove le donne si recavano a lavare i panni e con sé portavano vari alimenti. Approssimandosi al luogo indicato, l’uccello, per distrarre il lupetto, gli disse che le donne gli stavano chiedendo di battere le mani per potere arrivare più vicino. Quando il lupetto aprì le mani per batterle, l’uccello fuggì nella foresta. Il lupo rimase di nuovo senza potersi cibare e da allora di notte ulula per la fame.

1 Tribù appartenente alla vasta famiglia linguistica Arawak

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Il Lupetto e l’Iguana, 2015

Olho-de-cabra, Ormosia arborea

Acquerello su carta

51×70 cm

Particolare

 

L’ albero di Tamoromu

Un uomo allevò nella propria casa una cutià1, ma quando essa crebbe iniziò ad uscire ad andare nella foresta. Non mangiava più a casa ed alle domande del padrone rispondeva di non mangiare. Ogni giorno usciva la mattina molto presto e rientrava a mezzogiorno, poi si addormentava sulla sua amaca. Un giorno, durante il sonno, sognò di mangiare molte varietà di frutti. Il giorno seguente gli uomini della tribù la seguirono. La videro mangiare dei frutti caduti a terra da un grande albero. I rami si flettevano dal peso che portavano e ogni ramo aveva un tipo di frutta diverso. Tutte le varietà presenti nel sogno erano lì. Gli uomini della tribù, che avevano ascoltato il racconto del sogno della cutià, decisero di abbattere l’albero per raccoglierne i semi e piantarli. Venne una grande pioggia, le acque dei fiumi coprirono il ceppo dell’albero e tutto scomparve. Tominicare2, venne e chiese agli uomini perché avevano abbattuto l’albero di Tamoromu. Da quel giorno in poi, gli uomini dovettero lavorare tutti i giorni per avere cibo.

1 Roditore delle foreste tropicali del continente americano

2 Divinità indigena

L’albero di Tamoromu, 2015

Jatobà, Hymenaea courbaril

Acquerello su carta

51×70 cm

Particolare

 

Cosciente del ruolo fondamentale del regno vegetale nel pianeta, Leoni si focalizza su una realtà che si compone di forme, odori, colori, stimoli sensoriali e biodiversità. L’uomo moderno vive slegato dalla natura, ignorando l’indispensabilità del mondo verde sulla terra. Per questo, l’artista sceglie di catturare sulle sue tele la bellezza della flora brasiliana, con l’intento di rendere maggiormente visibile ciò che non viene guardato ed, ancor prima, non tutelato. Si stima che gli esseri umani conoscano tra il 5% e il 10% delle specie vegetali presenti sulla terra, da cui si ricavano il 95% dei principi medicinali necessari per comporre farmaci da distribuire alla popolazione. Ogni anno si estinguono migliaia di specie vegetali di cui probabilmente non si conosce ancora nulla. Le cause sono ben note ed oltre allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali da parte dell’uomo, danni e turbamenti delle condizioni climatiche necessarie alla sopravvivenza delle specie più rare e delicate, si accostano esiti naturali, come malattie, catastrofi naturali ed incendi. Le piante potrebbero vivere senza l’essere umano, ma quest’ultimo si estinguerebbe in breve tempo senza di esse. Ed è qui che la necessità di trovare un nuovo equilibrio si rende urgente e di primaria importanza.

La ricerca della scintilla in grado di muovere e meravigliare l’animo umano è insita in ogni opera di Leoni. Persino nelle opere in cui prendono forma dolore e disperazione, la distruttività di tali emozioni negative viene affrontata con la forza della vita e con un rinnovato sentore di speranza nella sopravvivenza della natura. Un caso esemplare accadde nel 2010, quando per incuria umana un incendio rade al suolo il Parque Nacionale das Emas, riserva nazionale del Cerrado protetta dall’Unesco. In seguito, Margherita si recò sul posto per camminare sulle ceneri di quelle forme silenziose ad armoniose che in passato l’avevano tanto ispirata. Toccando i carboni ardenti percepì un forte senso di perdita, del quale parla in un cortometraggio documentativo di Ricardo Martesen. Realizzò, così, più di 50 opere impastando i suoi colori con le ceneri delle specie distrutte, rievocando con questo gesto antiche tradizioni tribali ed esprimendo la volontà di ricreare una nuova vita dalla vita appena perduta. Con il passare del tempo, le ferite interne si rimarginarono così come parte della vegetazione cominciò a ricrescere. Il sentimento di sofferenza e rabbia si trasformò in desiderio di superamento e rinascita. L’artista raccolse e catalogò semi di innumerevoli specie. Ne studiò l’anatomia della natura e la traspose in arte, talvolta, privandola del colore, ritornando alla grafia, al segno leggero ed appena accennato. Un tocco intimo che si traduce in un invito all’essere umano a spogliarsi delle sovrastrutture e riscoprire le proprie origini.

 

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  1. Frame del video documentario sull’incendio del Cerrado.
  2. Bruciata, 2011. Tecnica mista su tela. 70×100 cm

In sintesi Leoni ci offre una duplice ancora di salvataggio, la speranza e la senza-nome-margherita-leonifiducia nella sensibilità umana e la conoscenza di quel mondo percepito tanto lontano, ora più vicino grazie al suo talentuoso lavoro artistico. Con il contributo di ben dodici opere dedicate alla mitologia Indios riesce ad emozionarci con soggetti meravigliosi, sorprenderci con una deliziosa padronanza artistica ed una vasta scala cromatica. Si serve di armoniose forme che dispiegano davanti al nostro sguardo simboliche allegorie, connesse alla sapienza della cultura indigena ed alla sua narrazione sacra. Con l’intimo auspicio di infondere nel nostro animo la stessa scintilla che accompagna ogni suo tratto su tela.

 

“Gli Indios sono puri e veri nell’approcciarsi alla vita con uno sguardo profondo, che percepisce, come con gli occhi di un bambino, la veridicità dell’esistenza in un’espansione che dona alla vita il suo equilibrio.”

Margherita Leoni

Senza titolo, 2013

Olio su tela

135×85 cm

Immagine di testa:

Minacciata (4), 2013

Stampa fotografica su carta

135×85 cm

 

Bibliografia:

  1. Pau Brasil, Il mito verde di Margherita Leoni, Muse, Trento 2016, p. 17-23, 104-105, 98-99
  2. Libera interpretazione da J. De Oliveira, Artimanha in “Revista de atualidade indigena”, Ano II, N°18, setembro/outubro, 1979, p. 40-41
  3. Libera interpretazione da H. Galdus, Antologia ilustrada do folclore brasileiro. Estorias e lendas dos Indios, San Paulo, 1960

Sitografia:

https://pib.socioambiental.org/pt/povo/terena/1041

http://www.margheritaleoni.com/

 

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