Billy Elliot: la leggerezza di danzare sui dolori della vita

C’è un filo invisibile che lega il teatro odierno a quello delle origini, l’emozione che mette in contatto attori e pubblico. Per questo uno spettacolo si può – a ragion veduta – definire un grande successo, quando riesce a toccare le corde più intime e profonde della nostra interiorità. Billy Elliot, prodotto dalla Peep Arrow Ent. in collaborazione con Il Sistina e diretto dal genio artistico di Massimo Romeo Piparo, in questo senso si configura come uno dei musical più emozionanti degli ultimi anni.

La storia vera, resa celebre dall’omonimo film del 2000, è per sua natura molto toccante. Il giovanissimo Billy Elliot, orfano di madre, è circondato dalla burbera disattenzione del padre e del fratello, entrambi minatori in rivolta contro le politiche di Margareth Thatcher, e si imbatte suo malgrado nel mondo della danza, per riconoscervi tutta quella passione che rende vivi, tutta quella leggerezza che avvolge l’animo non solo di chi assiste ma anche di chi balla. Billy si deve scontrare presto con la mentalità gretta e chiusa di un piccolo borgo inglese di metà anni ’80, nel quale la passione per il ballo è prerogativa esclusivamente femminile: la danza non si addice ad un giovane ragazzo i cui interessi sportivi dovrebbero essere indirizzati dalla famiglia verso attività più virili come la boxe. La danza si ritiene interesse dei ragazzi gay e questi ultimi non possono rappresentare altro che vergogna e disonore per le proprie famiglie. Il dualismo che divide Billy è riconoscibile nella contrastante volontà di rendere orgoglioso suo padre, devastato dalle lotte operaie e da una vita di sacrifici imposti dalla miniera, luogo insalubre ed usurante, e la necessità di essere felice egli per primo. E la sua felicità è la danza. Una pratica che però la famiglia non comprende e non ammette.

Se nel film questa sofferenza del protagonista arriva al cuore del pubblico, a teatro – luogo in cui ogni sensazione si amplifica – il dolore di Billy, il suo dualismo, entrano in ogni fibra dello spettatore che non può esimersi dal riconoscere nel giovane uomo una parte di sé. Ognuno nella vita ha piccoli o grandi rimpianti, dovuti al mancato coraggio necessario ad affrontare le sfide che più toccano il cuore, ecco perché Billy è così vicino al pubblico e l’unico per cui ci si ritrova a fare il tifo, dal momento che nella sua persona è rintracciabile tutta quella forza – eccezionale – di combattere in nome di un sogno.

A rendere tutto così magico è l’allestimento scenografico studiato su diversi livelli: grazie infatti ad un complesso sistema mobile, gli interni vengono ricostruiti per rendere ancora più realistica l’ambientazione domestica disposta su due piani. La stanza di Billy, che viene mostrata al pubblico grazie ad un meccanismo a scomparsa che scorre su binari, assurge a divenire l’intimo cantuccio in cui il protagonista viene colto in tutta la sua delicata insicurezza, nella triste nostalgia della madre, nella sofferente lotta che tende all’emancipazione e all’affermazione di sé stesso.

Non è solo la scenografia a rendere speciale questo spettacolo, ma anche i costumi molto colorati, le canzoni, la cui musica è stata scritta da Elton John e le cui parole sono assolutamente coerenti, adatte, precise ad identificare ogni singola scena, ogni stato d’animo. Le coreografie, assolutamente strabilianti, commuovono nella propria intensità comunicativa. In questo senso c’è un estratto dello spettacolo che vale l’intera opera: si tratta di un momento molto particolare e coinvolgente. Billy è solo nella palestra in cui si sono compiuti i passaggi più importanti della sua esistenza: il rifiuto del pugilato, l’avvicinamento alla danza, la riappacificazione con il padre disperato. Ad un tratto di fronte agli specchi Billy si vede per come è in fondo all’anima, riconosce in sé stesso quel talento che alla fine farà di lui un ballerino eccezionale. Così arriva a danzare con la parte più intima, più nascosta, più dolce e profonda della propria emotività. Billy danza leggero, soave, aggraziato sui dolori della propria vita con quella gioia di chi può farsi forza su un amore senza limiti e confini, inspiegabile anche per chi lo prova.

Il giovane attore che dà volto, voce e corpo al personaggio di Billy, Arcangelo Ciulla, è assolutamente sbalorditivo e la sua interpretazione non si può dire altro che aderente al ruolo assegnato. C’è una grazia nel movimento, nella voce e non solo anche nella recitazione di questo ragazzo che certamente gli illumineranno una carriera promettente e meravigliosa. A Luca Biagini, attore già noto al grande pubblico per le sue interpretazioni televisive, e a Sabrina Marciano sono assegnate le parti del padre apparentemente burbero ma buono di Billy e di Mrs. Wilkinson, la prima insegnante di danza del ragazzo. I due performer sono magnifici nelle loro interpretazioni.

La Marciano in particolare colpisce per la voce nitida e pulita, per la forza recitativa, per l’abilità nel ballo, per aver così bene compreso e restituito quel carattere forte e frustrato della ballerina costretta in un piccolo paese e al contempo l’animo sofferente di una donna tradita ma anche quello dolce di una seconda mamma per i suoi allievi. Così come era stato portato all’attenzione del pubblico da Julie Walters.

Billy Elliot racconta in modo magico di una vera lotta sofferta e insegna che il solo credere in sé stessi e nei propri sogni, e soprattutto nell’arte e nella sua grazia, possa essere l’ unica arma possibile per ambire sul serio a una rinascita, per continuare a mantenere un equilibrio leggiadro sugli orribili dolori della vita, la coreografia più complessa di tutte.

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