I motivi per vergognarsi di Parliamone Sabato

Un sabato pomeriggio di marzo, fuori fa caldo e in molti hanno preferito approfittare del bel tempo per uscire. Non tutti quindi si sono accorti subito che quel pomeriggio su Rai 1 andava in onda il programma di Paola Perego Parliamone sabato. Il tema della puntata è: “La minaccia arriva dall’est. Gli uomini preferiscono le straniere”. Viene mostrata una lista, trovata su internet, dei 6 motivi per scegliere una fidanzata dell’est, discussi in diretta oltre che dalla presentatrice, anche dagli ospiti, tra i quali Fabio Testi, Roberto Alessi, Manila Mazzaro, Marta Flavi, una ragazza ucraina e una coppia – savonese lui, siberiana lei –. Prima di cena, la gente rientra in casa e scopre quanto è andato in onda nel pomeriggio. L’indignazione che è partita sui social è stata rumorosa; alla fine sono arrivate prima le scuse dei dirigenti Rai e poi, lunedì 21 marzo,  la decisione di sospendere il programma.

Eppure quello che è successo sabato è qualcosa clamoroso, che difficilmente si riuscirà a dimenticare per il perfetto mix di razzismo, sessismo e luoghi comuni mischiati con il peggior trash televisivo. Ci sarebbe quasi da stilare una lista sui motivi per cui Parliamone Sabato è uno dei punti più bassi della storia del servizio pubblico:

paola-perego

Il primo punto è sicuramente il ritratto della donna che ne viene fuori, dell’est o ovest che sia, perché se da una parte si assiste alla celebrazione della donna oggetto, dall’altra c’è una sottointesa accusa della donna emancipata: donne italiane, volete la parità? Volete essere prese sul serio? Allora non lamentatevi se gli uomini preferiscono le straniere! Si fa fatica a credere che dopo un secolo di lotta per la parità di genere e una settimana dopo l’8 marzo, giornata in cui si ricordano gli sforzi compiuti dalle donne per l’accesso al voto – la seconda internazionale socialista – e alla parità dei diritti – l’incendio che uccise 123 operaie nel 1911 a New York. La decisione di instaurare un dibattito sul fatto che una donna debba essere sensuale, ma subordinata o indipendente, ma sciatta, riporta le lancette della storia molto indietro, di almeno un secolo.

Il secondo punto è che dal dibattito non escono bene nemmeno gli uomini. Anche se rappresentati in studio da Fabio Testi, attore che si lancia in una complicata serie di “Motivi culturali di base” e cerca di spiegare la differenza tra donna e femmina con un repentino cambio di tono e nessuna altra motivazione, possiamo dire che Fabio Testi, attore ormai oltre al capolinea della sua carriera, con idee antiquate sul ruolo della donna, rappresenti un campione adeguato degli uomini italiani? E possiamo dire che non tutti gli uomini italiani covano ancora il sogno di seguire le orme dei loro padri e partire alla volta di Bucarest, o Kiev, con la macchina piena di bic e collant? E che non necessariamente l’uomo cerchi un partner solo se può contare su un rapporto di vantaggio e non alla pari?

Il terzo punto è l’approccio primitivo al web degli autori del programma. La lista dello scandalo, come dice Paola Perego, è stata trovata su internet: il problema è che internet è un mondo un po’ più complesso di quello che pensa la Perego. Esistono i social, i blog, i siti di informazione e anche siti meno seri, dove si scrivono liste con chiaro intento ironico. Un po’ come l’Oltreuomo, il blog di stampo satirico da cui sono stati estrapolati questi punti. Saper verificare e citare correttamente le fonti per evitare siti di fake news dovrebbe essere una priorità per ogni redazione.

Il quarto e ultimo punto è il clima che pervade lo studio durante tutto il dibattito: nessuno dei partecipanti sembra comprendere la gravità dei contenuti, nessuno prova a contestare uno dei punti della lista se non con deboli tentativi. Alcuni si limitano a riderci su. Il pubblico applaude meccanicamente in ogni momento di silenzio. Che sia questa la pancia del paese?

 

 

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