Al Jazeera nella sede del PD: un attacco all’Occidente o pura strumentalizzazione?

Se Al Jazeera entra nella sede del PD per intervistare una consigliera del comune di Milano musulmana è una minaccia alla sicurezza.  Questo è il pensiero di una parte dei politici italiani, ma è giusto strumentalizzare la paura? 

A tre giorni dall’attentato di Londra – 22 marzo – la troupe televisiva Al Jazeera è entrata negli spazi destinati ai gruppi consiliari della sede del PD di via Marino 7, a Milano, per intervistare Sumaya Abdel Qader, membro della giunta comunale di Beppe Sala.

In una nazione come dovrebbe essere l’Italia, ovvero aperta al dialogo tra le culture ed antirazzista, il fatto non dovrebbe suscitare scandalo né indignazione.

Così non è stato. Sulla vicenda sono infatti intervenuti il capogruppo di Forza Italia, Gianluca Comazzi, e il vice capogruppo Alessandro De Chirico. Il primo ha affermato che è necessaria un’autorizzazione per effettuare le riprese e che nel gabinetto del sindaco nessuno era a conoscenza della visita, sostenendo inoltre che avrebbe agito allo stesso modo anche in caso le troupe fossero state americane o italiane.

Più duro l’attacco di De Chirico che ha dichiarato di trovare poco sicura la sede degli uffici dei gruppi consiliari; ritiene inoltre, questa è la dichiarazione più grave, che la pubblicazione di immagini di una sede in cui è forte prevalenza di consiglieri anti-islamizzazione possa incentivare eventuali attacchi terroristici. Matteo Forte, di Milano Popolare, ha definito inquietante la presenza di Al Jazeera negli uffici di via Marino 7.

A nulla è servito che Sumaya abbia affermato che le immagini in cui è riconoscibile l’edificio non verranno trasmesse.

In base a quanto detto, occorre riflettere sulla paranoia da attacco terroristico che sta invadendo l’Italia e che sta agendo da trampolino di lancio per alcuni gruppi parlamentari. Il terrorismo di matrice islamica è indubbiamente un fatto conclamato, ma non bisogna trasformare ogni avvenimento collegato con l’Islam in campagna elettorale. Sembra infatti che in alcune zone del Parlamento non si attenda altro che un pretesto per attaccare il Medio-Oriente e portare di conseguenza l’acqua al proprio mulino. C’è differenza tra paura e paranoia.

Gli italiani, come può essere normale alla luce degli attentati degli ultimi anni e come gran parte dei popoli europei, hanno timore che qualcosa possa accadere; questa paura non deve essere però alimentata considerando pericoloso anche ciò che non lo è ed ingigantendo le notizie; deve essere invece gestita con informazioni corrette e disinteressate.

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