I Nuer del Sudan e le strategie sociali “antisterilità”

La scienza moderna offre alla nostra società modi particolarmente efficaci di ovviare al problema della sterilità. Tuttavia è sbagliato pensare che la tecnologia sia inevitabilmente l’unica soluzione che l’umanità possa utilizzare.

Adozione, inseminazione artificiale, gestazione per altri sono solo alcune tra le tante strategie che Homo Sapiens attua allo scopo di rendere fertile ciò che non lo è più o che non lo è mai stato; la procreazione è un aspetto molto importante per le società, ed intorno a questa funzione sono spesso intessute reti di narrazioni e di valori di grande significato. Per questo motivo la sterilità è spesso considerata una problematica da risolvere ed è proprio in questa impresa risolutiva che si può ammirare l’indubbio potenziale creativo della nostra specie.

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I popoli che non hanno accesso alla tecnologia medica avanzata (o che semplicemente preferiscono soluzioni alternative) ricorrono spesso a ciò che possiamo chiamare una micro-ingegneria sociale.
Si prendano in considerazione, per esempio, le società africane, tra le quali l’infertilità è di solito considerata un’eventualità particolarmente grave.
Tra i Nuer (Sudan) una donna che non può generare prole potrebbe benissimo essere destinata ad una vita marginale di inutilità sociale. Per evitare che ciò accada, però, la donna in questione può, proprio in virtù della propria peculiarità, assumere il ruolo di maga o di divinatrice, acquisendo quindi un elevato prestigio e i beni correlati.
In altri casi, tuttavia, i Nuer considerano che una donna sterile non sia in effetti una “vera donna”; la sterilità è contraria alla loro idea di femminilità, e quindi non è assurdo per loro che una ragazza infertile possa essere invece assimilata alla sfera della mascolinità.
Ciò che può accadere, infatti, è che questa persona di sesso femminile possa partecipare con i fratelli (cosa di solito impedita alle donne) alla spartizione dei beni familiari (ottenuti grazie alla cessione in matrimonio delle figlie dei fratelli stessi) e quindi usare questi beni (oltre a quelli che le spetterebbero nel caso fosse maga) per ottenere in moglie essa stessa una ragazza che le darà dei figli legittimi grazie all’intervento di un uomo esterno. La donna infertile è trattata come se fosse un uomo, e sarà infatti chiamata padre dai suoi figli.

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Edward Evans-Pritchard

I Nuer sono degli esperti di questo tipo di strategie, e si adoperano in maniera simile anche quando un uomo muore senza eredi maschi. Parliamo di ciò che l’antropologo Evans-Pritchard ha chiamato ghost-marriage: il matrimonio con un “fantasma”.
Accade che un parente del defunto usi i beni di quest’ultimo per contrarre matrimonio “a nome” del defunto stesso. I figli di questa curiosa struttura familiare saranno considerati come discendenti del familiare deceduto, mentre il marito legale della moglie è proprio quello “spirito” i cui beni sono andati in “pagamento” (si parla, al contrario di dote, di “ricchezza della sposa”) alla famiglia della donna. In questo modo la discendenza è assicurata e non si permette alla morte di avere l’ultima parola su di essa.

 

Fonte: Contro natura di Francesco Remotti 

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