Spiritualità e riti religiosi del popolo Inuit – Vite tra i ghiacci

Gli Inuit popolano la vasta regione artica e subartica estesa tra Canada, Alaska, Groenlandia e Siberia. Il loro stile di vita è incentrato sulla caccia e sulla sopravvivenza dell’intera tribù, aspetti fondamentali che hanno permesso uno straordinario adattamento ad un ambiente dal clima rigido e dalla scarsa disponibilità di cibo. Abbiamo già trattato della base della società Inuit e delle principali tecniche di sopravvivenza qui.

La vita degli Inuit imponeva l’obbligo di osservare diversi tabù sociali, quasi tutti aventi lo scopo di mantenere lontani dalla caccia coloro che venivano ritenuti impuri a causa di contatti con morte, mestruazioni o parto. Altri tabù erano parte integrante della loro cultura. Ad esempio, durante i riti religiosi riguardanti la preparazione alla caccia alle balene, prima della partenza gli uomini dormivano nella case delle feste e rispettavano tabù riguardo al cibo e la sessualità. Inoltre, presso alcuni gruppi dell’Alaska e del Canada, le donne partorivano in solitudine in una tenda e nei giorni seguenti si sottoponevano a tabù del cibo e del lavoro. La mancata osservazione del tabù poteva arrecare danno a tutta la comunità così come al singolo, il quale rischiava la malattia, la morte o la perdita della sua buona sorte nella caccia. Ciononostante, una confessione pubblica sotto la guida di uno sciamano poteva generalmente annullare tali esiti negativi.

In Groenlandia ed in Canada gli sciamani rivestivano un ruolo di rilievo nella religione. Mentre in Alaska chiunque ricevesse una chiamata poteva divenire sciamano, benché molti rituali non prevedevano una supervisione spirituale. Lo sciamano era un importante strumento d’informazione sulle cose sconosciute. Nonostante questo, chiunque poteva ottenere notizie dagli spiriti tramite il quilaneq, pratica che consisteva nel sollevare un oggetto e porre una domanda, la cui risposta era interpretabile sulla base della percezione del peso dell’oggetto. Oltre al ruolo di guide spirituali, gli sciamani avevano competenze in campo medico e si credeva fossero in gradi di recuperare l’anima sottratta o di succhiarne via la parte malata. Credenze mitiche sostenevano che uno sciamano fosse in grado di volare sulla luna e procacciare selvaggina per l’intera tribù. Uno sciamano accusato di abuso di potere o di aver danneggiato qualcuno rischiava la morte.

I riti religiosi inuit erano focalizzati sull’auspicio di una buona caccia. Documentazioni storiche testimoniano che alcune tribù solevano costruire abitazioni atte ad ospitare le cerimonie religiose. In Alaska venivano usate le Case degli uomini ed in Canada si costruivano temporanee case di neve, per accogliere la popolazione durante i festeggiamenti. Mentre non sono documentate strutture rituali in Groenlandia.

Per allontanare gli influssi negativi ed assicurarsi il successo della caccia e di una buona salute, ci si serviva di amuleti ricavati prevalentemente da resti animali. Questi talismani che venivano cuciti agli abiti, appesi sulle barche o nelle abitazioni, potevano essere ceduti a diverse persone, ma il loro potere era legato solo al primo proprietario. Per aumentarne gli effetti, si ricorreva a canti segreti e cibo totemico, spesso associati ai tabù alimentari.  I canti venivano comprati od ereditati all’interno della famiglia e passavano di generazione in generazione, mantenendo il loro potere efficace per tutti i discendenti, ma una volta venduti esaurivano i propri influssi positivi.

La morte veniva considerata come il passaggio ad una nuova esistenza. Gli spiriti potevano dimorare nel mare dove potevano continuare a cacciare o nel cielo ove l’esistenza era più semplice. L’una o l’altra destinazione dipendeva dalle modalità in cui era avvenuta la morte. Per citare delle esemplificazioni, un uomo morto durante la caccia alle balene ed una donna morta di parto erano destinati a dimorare nelle profondità marine. Alcuni gruppi Inuit avevano credenze sull’aldilà appena accennate o del tutto inesistenti. Solitamente, i neonati ricevevano il nome di una persona recentemente deceduta e si pensava che una parte del defunto continuasse a vivere nel nuovo nato. Questo aspetto contribuiva a consolidare i legami sociali di parentela. In questo modo, la natura ciclica della vita non veniva mai interrotta. Le fasi di sviluppo del bambino venivano supportate dalla famiglia con grande entusiasmo, con particolare attenzione per le attività economiche di sussistenza. Ad esempio, quando il ragazzo uccideva per la prima volta un animale di una importante specie, si celebrava la conquista con una distribuzione delle carni a tutti i componenti della famiglia.

Gli Inuit orientali credevano che ogni animale possedesse un proprio innua (“proprietario” o“spirito”) ed un’anima personale, mentre quelli occidentali identificavano l’innua con l’anima. Corsi d’acqua, montagne e stelle avevano un proprio innua, ma le anime che rivestivano importanti ruoli religiosi erano quelle dell’aria, della luna e del mare, le quali si riflettevano nelle divinità Sila, Sedna e Aningaaq. Questa credenza portava gli Inuit a trattare le proprie prede con estremo rispetto. A foche e balene portate a riva veniva offerta acqua fresca da bere, un “omaggio di benvenuto” in qualità di ospiti del mondo degli uomini. Si riteneva che con questo gesto alle loro anime sarebbe stato permesso di fare ritorno al mare per farsi nuovamente catturare o, perlomeno, per convincere i propri simili a non opporsi alla cattura. La prima caccia stagionale di foche prevedeva la distribuzione delle carni a tutti gli abitanti dell’insediamento, con lo scopo di condividere comunitariamente la colpa delle uccisioni ed accrescere le possibilità di una buona caccia futura. La festa delle vesciche, cerimonia annuale tipica dell’Alaska che si svolgeva a dicembre, prevedeva che le vesciche delle foche uccise durante l’anno venissero restituite al mare, con lo scopo di donare le loro anime a nuovi corpi. In questa occasione le pelli dei piccoli animali uccisi dai ragazzi venivano esposti nella casa delle feste ed, inoltre, alle anime delle foche ed a tutti i presenti si offrivano grandi doni.

I riti rivolti all’orso polare rientrano in un antichissimo cerimoniale tipico delle popolazioni delle regioni circumpolari dell’Eurasia e dell’America del nord. Nella Groenlandia meridionale, ad esempio, la testa dell’orso veniva posta nella direzione da cui si pensava provenissero gli orsi, per rendere più facile all’anima trovare la via del ritorno in un cammino che durava cinque giorni. In questo frangente all’orso venivano coperti occhi ed orecchie, per non lasciare che la presenza dell’uomo lo disturbasse, e la sua bocca veniva costantemente unta con grasso di balena.

In ogni gesto ed in ogni tradizione del patrimonio religioso Inuit, si può scorgere un’innato amore per la propria terra d’origine e per ogni essere vivente. La scarsa presenza di una flora tipica commestibile ha indotto questo popolo a basare il proprio sostentamento sulla selvaggina, eppure la gratitudine e la presa coscienza del sacrificio di altre specie animali ha permeato e caratterizzato la tradizione religiosa Inuit.

 

Bibliografia:

Religioni delle Americhe (16º volume di 17 dell’Enciclopedia delle religioni diretta da M. Eliade), Milano: Jaca Book, 2010, p. 332-335

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