Nel cuore profondo dell’essere donna – “Louise e Renée”

Buio. Poi una luce fioca e tremula. Appare una donna con una candela tra le mani, la sua silhouette si proietta sul tulle al centro della scena. Ed ecco, l’ombra si sdoppia, e in quest’atmosfera densa e sospesa l’alone caldo della fiamma rivela le due protagoniste della storia: Louise e Renée.

Si scrivono. Giurano che delle loro confidenze non rimarrà traccia. Giurano di bruciare ogni foglio dopo averlo letto. Eppure, meravigliosa invenzione letteraria, quelle lettere compongono l’unico romanzo epistolare di Honorè de Balzac, Memorie di due giovani spose (1842). La drammaturgia che Stefano Massini ne ha tratto – in scena al Piccolo Teatro Grassi con la regia di Sonia Bergamasco – parte in maniera folgorante da questo giuramento non mantenuto.

Foto di scena © Lorenzo Ceva Valla

Le due ragazze, cresciute nello stesso collegio, si rincorrono al suono gioioso delle risate di un’infanzia resa felice dalla loro amicizia. Si proteggono a vicenda, si abbracciano e vivono un legame sempre più forte e intimo, che molto ha a che fare con l’amore vero, quello che poi sogneranno e cercheranno per tutta la vita. Giocano, Louise e Renée, e giocando immaginano le loro vite da adulte, cercano i mille futuri possibili nella “miniera dell’infanzia, origine di tutte le storie” – per citare Sonia Bergamasco.

Ma inevitabile arriva la separazione, e ciascuna dovrà affrontare da sola la realtà e la vita, che non è mai quella del sogno, né quella scritta tra le pagine dei libri che tanto hanno amato. Comincia qui il dialogo epistolare che durerà tutta la vita. Tra loro si pone il filtro della distanza e del tempo, una scenografia di tulle da cui tentano di non farsi dividere.

Foto di scena © Lorenzo Ceva Valla

Le due donne mettono in scena la propria vita nelle lettere, e mentre la posta viaggia la vita continua ad accadere: quello che ciascuna di loro legge è già accaduto, è già ombra del passato eppure è anche in divenire davanti ai nostri occhi, lì sul palcoscenico. Potente corto circuito del tempo e del teatro.

Si parlano di tutto, di famiglia, femminilità, maternità, denaro, paure e speranze, ma soprattutto di amore. Amore desiderato, inseguito, conquistato e poi perduto, o mai raggiunto davvero; definito anche stupido, percepito come equivoco e inganno dell’esistenza nei momenti più bui, ma in fondo sempre motore della vita; ne è convinta Renée: “Tu sei nata per vivere, Louise, e quindi per amare”.

Non tengono nascosto nessun particolare, si svelano completamente, consce di poter essere colpite dall’altra in ogni punto debole lasciato scoperto. La natura del loro legame sta in questo: l’una vive per l’altra e nell’altra. “Finchè vivrai per me nelle tue lettere, io non morirò per tenerti viva”, è il secondo grande giuramento che si scambiano.

“Di tutte le creature che respirano al mondo, 

sei quella a cui ho dato le chiavi:

tu conosci, unica, i miei cassetti,

tu possiedi la trama con cui sono orditi i miei sentimenti”

Foto di scena © Lorenzo Ceva Valla

Louise e Renée sono due solitudini, e lo si avverte in scena, negli occhi delle due attrici che non si incrociano mai direttamente. Ma sono anche profondamente unite, continuano a confondersi e specchiarsi nella profondità della scena, a passarsi le battute, a fluire l’una nell’altra, così che a tratti ci è difficile distinguerle. “Siamo la stessa persona con nomi diversi”, dice Louise.

Entrambe inseguono un ideale di felicità. Renée lo fa tramite la ragionevolezza e pacatezza, Louise abbandonandosi al sogno e al sentimento; vivranno e scriveranno due vite diverse, in una parabola narrativa che le porterà a punti lontanissimi da quello di partenza, dove troveranno i loro caratteri mutati in nuove convinzioni e condizioni.

Dalla scrittura di Balzac e poi di Massini emerge un’analisi della psicologia femminile contestualizzata nella prima metà dell’800 ma in fondo senza tempo, come tutti i veri capolavori. Louise e Renée sono soprattutto donne forti, piene di passione, ciascuna a proprio modo non smetterà mai di cercare un posto per sé in quel mondo, conquistare il diritto di vivere la propria identità in una società in cui le donne sono spesso costrette ad un destino imposto, ad incasellarsi nelle definizioni di moglie e madre.

Le interpreti Federica Fracassi ed Isabella Ragonese splendono di questa forza interiore e, illuminate dalle luci di Cesare Accetta, in quadri scenici che ricordano dipinti ad olio ora caravaggeschi ora romantici – più freddi e taglienti – portano i due personaggi fuori dalle pagine del romanzo e dai fogli sparsi delle lettere, ne plasmano in scena la gioia, la sofferenza, la rabbia, l’esultanza, le lacrime, in modo che il pubblico non possa sfuggire a quel campo magnetico di emozioni.

La messa in scena di un testo tanto sottile, per molti versi rischioso nel suo evitare ogni attualizzazione mantenendo però una densa contemporaneità dei temi, affidata alla regia di Sonia Bergamasco, si è arricchita del suo tocco delicato, mai invadente eppure così inconfondibile e personale.

Foto di scena © Lorenzo Ceva Valla

È stato da più parti sottolineato come lo spettacolo in qualche modo “somigli” alla Bergamasco, ed è profondamente vero. Le somiglia nella musicalità, nella fluidità, nelle atmosfere evocate, nelle scelte fatte per dar forma alla materia scenica e all’universo femminile, già così spesso esplorato nel suo percorso da attrice e regista (da Anna Karenina alle poesie di Amelia Rosselli, da Il Ballo di Irène Némirovsky alla Ingeborg Bachmann de Il trentesimo anno).

La luce e il buio, la musica e il silenzio, i meccanismi scenografici e le attrici con le loro interpretazioni e movimenti coreografati, perfino i costumi, tutto si fa strumento per un’alchimia di ritmo perfetto che sostiene lo spettacolo. Il teatro come orchestra, la drammaturgia come partitura, le interpreti come strumenti che si accordano ogni sera tra loro e con la scena per suonare al meglio la sinfonia di Louise e Renée.

 

LOUISE E RENÉE
da “Mémoires de deux jeunes mariées” di Honoré de Balzac
drammaturgia Stefano Massini
regia Sonia Bergamasco
con Federica Fracassi , Isabella Ragonese
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Cesare Accetta
cura del movimento Alessio Maria Romano
trucco e acconciature Aldo Signoretti
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

Piccolo Teatro Grassi
dal 21 marzo al 30 aprile 2017

www.piccoloteatro.org

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