Anna Karenina in scarpette da punta

Nella serata dello scorso 11 marzo 2017, il Palazzo dei Congressi di Lugano (TI) ha ospitato una delle più note compagnie di danza del nostro Paese, Il Balletto di Milano, che ha portato in scena Anna Karenina, ispirato all’omonimo romanzo (1877) dello scrittore russo Lev Nikolàevič Tolstòj (1828-1910). Il balletto è stato allestito dal grande coreografo estone Teet Kask, il quale si è dimostrato meticoloso nella cura di tutti i dettagli sulla scena – soprattutto quelli espressivi – restituendo al romanzo quella «colossale indagine psicologica dell’anima umana, con una terribile profondità e forza»1 che la caratterizza. Pare che Kask, attraverso la perfetta sintesi della danza classica e delle stupende musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893), voglia dar voce a quello che Tolstòj sussurra al lettore tra le righe, perché dove le parole finiscono, la danza e la musica prendono vita. Il coreografo, infatti, afferma:

«L’intento non è quello di ricreare il romanzo di Tolstòj sulla scena. Tolstòj è un genio della letteratura ed attraverso la danza vorrei esprimere ciò che Tolstòj scrive tra le righe. Il mio focus è su Anna, entrata in conflitto con le sue necessità di donna e le aspettative della società… Anna che non tollera l’ignoranza della società e resta incondizionatamente fedele all’amore, mostrando la propria protesta…»2

Teet Kask, coreografo e librettista
Teet Kask, coreografo e librettista

Il balletto di Kask, in due atti, è molto fedele alla storia, ma, rispetto al romanzo o al film, l’intera vicenda sul palco si focalizza sulla figura di Anna, un personaggio letterario di grande fascino, la quale è insofferente alle convenzioni sociali, alle bugie ed all’ipocrisia della Russia zarista di metà Ottocento. Lo spettacolo ha visto la straordinaria partecipazione di due artisti, residenti in Ticino da molti anni: Olga Romanko (soprano) e Vovka Ashkenazy (pianista).

Alessia Campidori, nel title-rôle di Anna, con la sua straordinaria performance, interpreta un’eroina romantica che rappresenta l’irrazionalità e la passione presenti in ognuno di noi. La protagonista non ha paura di rendere pubblico il suo amore adultero per Vronskij (interpretato da Alessandro Torrielli) nemmeno davanti al marito Karenin (interpretato da Alessandro Orlando) ed al figlio Serëza.

I costumi e la scenografia, a cura di, rispettivamente, Federico Veratti e Marco Pesta, sono stati studiati in modo tale da diventare parte attiva dello spettacolo e trattati come iconografie archetipiche dell’ambientazione russa. Le proiezioni sul fondale hanno una funzione prolettica o di commento alle vicende sulla scena: ad esempio, l’immagine del lampadario della sala da ballo, rappresentata alle spalle dei ballerini, suggerisce la localizzazione della vicenda. Importante è anche l’immagine della ferrovia in stazione che simboleggia il luogo in cui Anna incrocia lo sguardo di Vronskij per la prima volta e dove la protagonista, vittima di se stessa, alla fine non troverà nessuna via d’uscita se non il suicidio, lanciandosi sotto un treno.
Curiosa è anche la scelta di proiettare all’inizio del balletto un passo biblico significativo tratto dal libro dei Romani, nel Nuovo Testamento.

«"A me la vendetta, io darò la retribuzione" dice il Signore» (Dt 32:35; Rm 12:19)
«”A me la vendetta, io darò la retribuzione” dice il Signore» (Dt 32:35; Rm 12:19)

In Romani 12:19, il passo recita «Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto “A me la vendetta, io darò la retribuzione” dice il Signore». È comprensibile, dunque, che il versetto proiettato all’inizio del balletto è un richiamo a Deuteronomio 32:35. Il verso biblico riportato, non a caso, è anche l’epigrafe apposta al romanzo – sebbene non presente in tutte le versioni – e insinua un dubbio nel lettore sin dall’inizio: Anna Karenina è veramente colpevole? Le sue sofferenze sono il castigo divino per l’adulterio che ha consumato con il giovane Vronskij, abbandonando sia il marito che il figlio? Ma perché punire con il suicidio un personaggio che, in fondo, non ha fatto altro che amare, apertamente e con coraggio? Anna non è una dissoluta, ma una persona che, per amore, va al di là della propria morale. E’ un personaggio tragico, incline all’ossessione, pieno di sensi di colpa e, per questo motivo, condanna se stessa nel momento in cui scopre cosa e chi sia l’Amore.
L’alta società pietroburghese, dal canto suo, ha punito Anna con il disprezzo e l’emarginazione: per questo motivo, Tolstòj ammonisce il lettore che non spetta agli uomini giudicare, ma a Dio soltanto. Ed è proprio a Dio soltanto che Anna chiede perdono in punto di morte, infatti Tolstòj scrive:

«Avrebbe voluto sollevarsi, gettarsi da un lato; ma qualcosa di enorme, d’inesorabile, la urtò alla testa e la trascinò per la schiena. “Signore, perdonami tutto!” proferì, sentendo che era impossibile lottare»3.

Nel primo atto, Anna, donna dell’alta società di San Pietroburgo sposata con Karenin, si reca dal fratello Stepan Arkadevič Oblonskij a Mosca per tentare di pacificare la situazione famigliare, messa in discussione dai continui tradimenti di lui nei confronti della moglie, Dolly. Appena giunta alla stazione di Mosca, Anna conosce Aleksej Vronskij e tra i due nasce un amore travolgente, inviso alla società del tempo. Dalla relazione, nasce una bambina a cui viene dato il nome Anna. Prima della nascita della figlia, Anna confessa a Karenin i suoi sentimenti per Vronskij. Il marito si rifiuta di separarsi dalla moglie e la mette in una situazione molto frustrante, minacciandola di non lasciarle più vedere il figlio Serëza per non dare motivo di scandalo e salvaguardare l’onore della famiglia.

Anna e Vronskij (Alessia Campidori e Alessandro Torrielli)
Anna e Vronskij (Alessia Campidori e Alessandro Torrielli)

Nel secondo atto, dopo il parto, Anna è colpita da una terribile febbre puerperale; cade in delirio e fa chiamare Karenin, il quale accorre al suo capezzale e decide di perdonare tanto lei quanto Vronskij. Una volta guarita, la protagonista parte con l’amante per l’Italia nella speranza che a Mosca tutti si dimentichino di loro. Al loro ritorno, però, la pressione esercitata dalla società russa fa deteriorare la loro relazione. Il loro amore vive sotto continue minacce e a ciò si aggiunge una crisi di Anna: l’amore di Vronskij non le basta più e vedere il compagno continuare la sua vita e i suoi interessi nonostante la sua sofferenza, fa nascere in lei gelosia, frustrazione e odio. Disperata per l’isolamento sociale e convinta di non essere più amata dall’uomo, si uccide gettandosi sotto un treno, pronunciando le seguenti parole:

«Laggiù! Proprio in mezzo! Castigherò lui e mi libererò da tutti e da me stessa!»4

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Con il suo suicidio, Anna Karenina manda un messaggio d’amore e riafferma il suo diritto ad amare e a non essere punita per questo. Allo stesso modo, Kask, con il versetto biblico in Romani/Deuteronomio proiettato all’inizio del balletto, esplicita allo spettatore che la punizione non spetta agli uomini, ma a Dio.
Sul palco, Anna, al momento della sua morte, accoglie a braccia aperte una luce abbagliante – il faro del treno – che squarcia il buio totale della scena e simboleggia una via di speranza dettata dal suo desiderio inappagato di essere compresa, almeno da morta.

Olga Romanko
Olga Romanko

È nel secondo atto che viene proposta la scena dell’Opera a cui Anna e gli appartenenti all’alta borghesia e alla nobiltà russa partecipano. Proprio in questo momento, entra in scena Olga Romanko, la quale interpreta il ruolo del soprano italiano Adelina Patti (1843-1919) – in arte “La Patti” -, menzionata da Tolstòj nel suo romanzo. La sua comparsa innesta una condizione di metateatro: la cantante delizierà sia il pubblico sulla scena che quello presente in sala con un repertorio lirico breve.

Le musiche di Čajkovskij scelte da Kask, ricche di sfumature, sottolineano il pathos di ciascun quadro del balletto. Le note del compositore sono in grado di evocare e palesare al pubblico la sfera più intima e segreta della protagonista e di accompagnare la passione, la ribellione e l’anticonformismo che riempiono il romanzo.

La compagnia Il balletto di Milano
La compagnia Il Balletto di Milano

Čajkovskij incontrò Tolstòj più volte nella sua vita e ne divenne un ardente ammiratore, come riportava frequentemente nelle pagine del suo diario. Teet Kask ha, in qualche modo, coronato il sodalizio di due grandi artisti tramite la realizzazione del balletto Anna Karenina. La danza, infatti, quando diventa teatrale, è la sintesi perfetta della musica e della letteratura: il balletto trasforma in musica i drammi e i sentimenti delle pagine letterarie, diventando una delle massime espressioni artistiche ed estetiche.

Il balletto, in altre parole, è madre di tutte le arti.

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Note:

1 Parole dello scrittore russo, Fëdor Michajlovič Dostoevskij (1821-1881)

2 Parole del coreografo Teet Kask, in un’intervista nel 2015 (iodanzo.com)

3 Parole tratte dal romanzo Anna Karenina di Tolstòj (Settima parte, capitolo XXXI)

4 Parole tratte dal romanzo Anna Karenina di Tolstòj (Settima parte, capitolo XXXI)

Fototicinolive.ch e dell’autrice.

Fonti: ticinolive.ch ; Tolstòj, Anna Karenina

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