Familia, ae: dalla famiglia dell’antica Roma alle famiglie di oggi

Che cos’è la famiglia? Esiste una legge che ne definisce le caratteristiche essenziali? Nella storia del nostro Paese si sono susseguite leggi e riforme che hanno via via dato forma alla società di oggi…

Famiglia, dall’etrusco e poi dal latino familia, ae: il complesso dei famuli, fra cui nell’antica società domestica andavano compresi anche i figli, sottoposti alla potestà del padre di famiglia; più ristrettamente i membri della casa uniti per legami di sangue.

Nell’antica Roma la famiglia era verticistica: il pater al vertice e a seguire moglie, figli, nipoti e schiavi. Se ci si sposta ben più avanti, nel 1942, si riscontra sempre una famiglia patriarcale con una distinzione in più riguardo ai figli: solo i bambini nati all’interno del matrimonio sono considerati “legittimi”, gli altri vengono definiti “illegittimi” e hanno di conseguenza meno diritti.

Nel 1948, il 27 dicembre, sulla Gazzetta Ufficiale viene pubblicata la Costituzione della Repubblica Italiana, promulgata dal Capo provvisorio dello Stato De Nicola. Tra i 139 articoli, uno, l’articolo 29 recita: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio […]

Non dalla Costituzione quindi, bensì dal Codice di diritto canonico, apprendiamo che

“il matrimonio è il patto con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole”.

Sembrerebbe così che il matrimonio sia l’unica via per costruire una famiglia. I nostri padri costituenti invece pensano anche ai conviventi e alle unioni civili riconoscendo e garantendo

“i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…” (articolo 2).

L’uomo e la donna acquistano uguali diritti e doveri nel matrimonio (solo) nel 1975 con una riforma. Ai figli viene riconosciuto lo stesso stato giuridico (solo) nel 2012/2013 e la “patria potestà” si tramuta in “responsabilità genitoriale”.

Giungiamo così ai giorni nostri.

Nel 2012 due uomini cittadini austriaci chiedono allo Stato di sposarsi. Dato che la richiesta viene respinta, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) proclama una nuova sentenza che dà l’obbligo ad ogni Stato europeo di trovare una disciplina per unire due persone dello stesso sesso.

Il 15 marzo 2013 viene perciò presentato un primo disegno di legge sulle unioni civili tra due uomini o due donne.

Due anni e mezzo dopo, la deputata PD Monica Cirinnà ripropone la legge in Parlamento e inizia la discussione. La legge 76/16 viene approvata l’11 maggio 2016. Viene firmata dal Presidente Sergio Mattarella e dall’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi il 20 maggio. Entra in vigore il 5 giugno. La legge “istituisce l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale…” seguito da altri 68 punti. Tra questi i parlamentari sembrano dimenticare l’obbligo di fedeltà, pronunciato non come vincolo solenne ma come “assistenza morale e materiale“. Diversità ingiustificata o progresso verso un obbligo di fiducia e di progetto insieme?

E’ giusto oggi, nel 2017, con 25 tipi diversi di famiglie tra le emoticon di whatsapp, parlare ancora di “famiglia”? Forse è giunto il momento di utilizzare il plurale “familiae”

Credits immagini: educandatosanbenedetto.org.it   ; 5avi.net

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