La forza della tradizione secondo Lilin: Educazione Siberiana

Obiettivo di questo lungometraggio è quello di proporre un’analisi della comunità siberiana, estesa regione della Russia, caratterizzata dal degrado e al contempo da una forte morale. Attraverso lo studio della vita di Nicolai Lilin e delle tappe che lo hanno formato, lo spaccato che ne emerge è un quadro intrigante e complesso, che entra nel profondo di un clan con un’essenza incontaminata.

I corpi tatuati, simbolo della tradizione siberiana

L’unità di un popolo risiede nella capacità di tramandare di generazione in generazione quelle peculiarità che ne hanno fatto la forza, fin dalle origini. L’uomo necessita di trovare degli ideali in cui identificarsi e di farne il cardine della propria tradizione, della propria traditsiya, in russo. Ed è questa la tematica fondamentale che troviamo alla base di Educazione Siberiana, film di Gabriele Salvatores del 2013. Ben accetto dalla critica, seppur con alcuni commenti negativi per quanto riguarda l’epilogo, risponde di una grande capacità nel riproporre le parole dell’esperienza di Lilin, autore dell’omonimo romanzo. Vengono infatti ripercorse le tappe principali della vita dell’autore a partire dall’infanzia, per arrivare poi all’adolescenza e alla maturità.

 

Elemento costante e di grande impatto nella vicenda è la presenza di Nonno Kuzja, detentore di tutte quelle leggi non scritte che vincolano e ordinano l’intero clan. Un clan povero, in cui è forte la malavita rappresentata dal “Seme Nero”, e la violenza che ne scaturisce. Tuttavia si tratta anche di un clan che crede nei propri valori, di cui Nonno Kuzja è l’emblema. Egli è un punto di riferimento, un insegnate di vita, in particolar modo per Kolima. Insegnerà al protagonista la valenza delle armi e il significato insito nel tatuaggio, una macchia di inchiostro dietro cui si cela la personalità di ogni siberiano. Lo educherà all’importanza della famiglia e degli amici, dei propri fratelli e compagni di vita, agli affetti e all’amore. Tutte lezioni che faranno di Kolima una persona grandiosa e soprattutto ricca di valori.

Valori che forse non sono completamente percepibili dalla maggior parte delle comunità europee, ma che tuttavia sono le fondamenta della cultura siberiana, in cui la tradizione di un popolo è  il popolo. Un popolo che se da un lato possiede credenze imprescindibili e necessarie, dall’altro proclama un archetipo di libertà e anarchismo il cui maggior nemico risulta la polizia.

« Kolima, dobbiamo avere rispetto per tutte le creature viventi. Eccetto che per la polizia, la gente che lavora nel governo, i banchieri, gli usurai e tutti quelli che hanno il potere del denaro e sfruttano le persone semplici. Ti dico, rubare a queste persone è permesso. » 

Kolima assieme ai suoi amici

Sono parole di Nonno Kujia, tratte da uno dei suoi insegnamenti, con cui vuole evidenziare l’animo corrotto di coloro che sono considerati assassini della loro cultura.

 

In mezzo ai nemici, Kolima deve trovare degli alleati per vincere la putrefazione della collettività, e in essi identifica Gagarin, Mel e Vitalic, figure di spicco nella sua crescita personale, nonostante la criminalità, il mondo della droga e la morte. Solo grazie al loro contributo, e ovviamente a quello del Nonno, egli maturerà un proprio ego e si arruolerà nell’esercito russo.

Grazie alla visione di questo film è possibile immergersi per 110 minuti in un mondo così lontano e diverso dalla cultura occidentale, ma allo stesso momento affascinante. Un viaggio seppur idealistico ben riuscito grazie a Salvatores, che recupera i dettagli più salienti trasferendoli in una realtà più concreta.

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