Gli stereotipi sulle persone HIV+: stigma, ignoranza e Conigli Bianchi

Il collettivo di artisti Conigli Bianchi, con l’intento di sfatare i miti sull’HIV, ha dato vita ad una delle operazioni di sensibilizzazione sul tema più divertenti e originali degli ultimi anni.

Conigli Bianchi riunisce un numero sempre in crescita di “artivisti”, ovvero artisti attivisti, che attraverso ogni opera autoprodotta “smonta” un certo pregiudizio su HIV e AIDS. Il progetto vanta alcune delle firme più importanti e innovative del fumetto italiano degli ultimi anni, come Tuono Pettinato, Maicol e Mirco e Marta Baroni, collabora con le principali associazioni che cercano di informare la cittadinanza sul tema ed ha in programma di produrre un gioco di carte illustrativo.

Una delle opere del collettivo Conigli Bianchi

Il nome del collettivo nasce da una similitudine: venire allo scoperto come sieropositivo oggi in Italia significa davvero sbalordire il proprio interlocutore con qualcosa di inaspettato, come un mago che tira fuori un coniglio dal cilindro.

Questo perché, a differenza della prospettiva di morte certa comunicata dai media, attualmente una persona a cui venga diagnosticata tempestivamente l’infezione, se si sottopone ad una terapia antiretrovirale monitorata, può convivere serenamente con l’HIV senza particolari ripercussioni. L’aspettativa di vita di una persona HIV+ è oggi poco inferiore a quella della popolazione generale, se si seguono i principi della cosiddetta Positive prevention, ovvero l’insieme di strategie che aiutano la persona sieropositiva a vivere più a lungo e in salute. Concretamente si tratta di proteggere la salute sessuale e riproduttiva da altre Malattie Sessualmente Trasmesse, comprendere il concetto di responsabilità condivisa, per ridurre il rischio di trasmissione del virus e ritardare il più possibile la progressione clinica dell’infezione, evitando il passaggio da HIV ad AIDS .

HIV e AIDS, a differenza di quanto si crede, non sono sinonimi. Il primo è un virus non guaribile che attacca e indebolisce il sistema immunitario, replicandosi nel corpo; se non trattato, l’HIV danneggia a tal punto le difese immunitarie da consentire lo sviluppo di diverse infezioni “opportunistiche” e di tumori. Quando si raggiunge la fase in cui l’organismo non è più capace di proteggersi, si parla di AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita). Oggi, in Italia, la maggioranza delle persone sieropositive non arriva all’AIDS: la terapia riduce drasticamente il livello di rilevabilità del virus nel sangue, consentendo alle difese immunitarie di recuperare. Diventa particolarmente importante effettuare almeno un test ogni sei mesi proprio perché il virus è asintomatico: chiunque può essere sieropositivo.

Partendo da questo presupposto, è sicuramente più sicuro avere un rapporto con un sieropositivo dichiarato sotto terapia che con una persona di cui non si conosce lo stato sierologico.

Sono sempre di più infatti le coppie sierodiscordanti, costituite da un partner sieropositivo e da uno sieronegativo. Inoltre, una persona con HIV, come ha rilevato uno studio del 2011, non risulta più contagiosa se segue sistematicamente una efficace terapia antiretrovirale, se la sua carica virale (quantità di virus in sangue e sperma) è sotto la soglia di rilevabilità da almeno sei mesi e non presenta altre infezioni sessualmente trasmissibili. 

A queste condizioni una coppia fissa, composta da una persona sieropositiva e una sieronegativa, può decidere di comune accordo e dopo aver consultato uno specialista di rinunciare al preservativo. È possibile attualmente, dunque, per le coppie sierodiscordanti eterosessuali poter concepire un figlio, anche naturalmente e ricorrere dopo il rapporto alla profilassi post-espositiva (la cosiddetta PreP non è ancora invece disponibile in Italia).

Un luogo comune porta ad associare l’HIV alla promiscuità; una delle opere di Conigli Bianchi rappresenta in maniera molto efficace la colpevolizzazione della persona HIV+: un coniglio ne indica un altro crocifisso gridandogli “Te lo sei meritato!”. In realtà, la possibilità di essere contagiati non ha nulla a che fare con lo stile di vita condotto: la trasmissione avviene soltanto attraverso lo scambio di alcuni fluidi corporei (sangue, sperma, liquido spermatico, secrezioni vaginali e anali, latte materno) ed il numero di partner, se si usano protezioni, non influisce sulla propria sicurezza. Non è possibile quindi essere contagiati attraverso contatti superficiali, come ad esempio un bacio o lo scambio di indumenti.

Infine, occorre ricordare che l’identità di una persona sieropositiva non si esaurisce nel suo virus e che è libera di rivelare o meno il proprio stato. Molte persone sieropositive non si dichiarano nel timore di essere rifiutate o viste come “untori”, ma tra partner si è corresponsabili quando non si usano protezioni.

Gioca poi un ruolo fondamentale nella Positive prevention il processo di riduzione dell’auto-stigmatizzazione del paziente: molte persone sieropositive, dopo la diagnosi, si vergognano della propria condizione e manifestano un grave turbamento del proprio equilibrio psichico. Il 65% delle persone con HIV riferisce problemi di ansia, il 48% problemi di insonnia, mentre il 72% è depresso.

Scoprirsi sieropositivi è sempre un’esperienza traumatica, perché, come ogni malattia cronica, mette l’interessato di fronte ad un cambiamento irrimediabile, portandolo a rimettere in discussione le proprie certezze affettive, sessuali, lavorative​ e a isolarsi.

Diventa quindi sempre più necessario rompere il silenzio sull’argomento per combattere pregiudizi e discriminazione. Da diversi anni, alcuni esponenti della comunità LGBTQIA+ si dichiarano fieramente “sierocoinvolti“, rimarcando la propria volontà di esporsi ed agire in prima persona in aiuto delle persone HIV+ a prescindere dal proprio stato sierologico e sempre più persone con HIV vengono allo scoperto per combattere lo stigma e mostrare l’assoluta normalità delle proprie vite.

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