Un popolo adoratore di animali – Celti e simbolismo

In tutte le culture ed in tutte le epoche, gli esseri umani sono stati affascinati dalla varietà di animali con cui convivono sulla terra. Partendo dalla singolare bellezza che caratterizza ogni esemplare e finendo con le straordinarie abilità appartenenti a ciascuna specie, si può dedurre che le ragioni sono molteplici. Il popolo celtico vanta un simbolismo relativo al regno animale ricco e suggestivo, riscontrabile in tutta la tradizione letteraria dei Celti insulari.

Talvolta il comportamento biologico degli animali funge come una preziosa guida alla conoscenza della natura. Cosa che in epoca arcaica si è rivelata molto utile come supporto nell’individuazione di piante commestibili, come riferimento per scandire le varie fasi dei cicli naturali, per distinguere vari habitat naturali e zone climatiche.

L’intelletto e l’articolazione del pensiero razionale propri del genere umano rendono più difficile per l’uomo affidarsi all’istinto animale, causando un’interferenza che affiora dal profondo della nostra coscienza e si aggiunge, come un rumore di sottofondo, all’ampio spettro delle qualità della nostra specie. Eppure, nessun pensiero antropocentrico può reggere quando l’uomo si confronta con il regno animale. Gli animali hanno qualità e capacità che un tempo erano totalmente estranee all’uomo o delle quali quest’ultimo disponeva solo in parte. Esistono molte specie con sensi notevolmente più sviluppati; basti pensare alla vista notturna, l’udito e l’olfatto dei predatori od ancora, l’ecolocalizzazione o più comunemente sonar biologico. Altre vantano eccezionali capacità mimetiche e metamorfiche. Senza contare il volo, l’immersione in apnea, il nuoto subacqueo, la velocità, la longevità ed innumerevoli altre caratteristiche.

Le peculiarità del regno animale hanno avuto influenza planetaria sull’uomo, come se avessero colpito in modo simile uomini che vivevano in zone ed epoche lontane fra loro, guadagnandosi un posto d’onore nella religione, nella letteratura e nella simbologia di tutte le culture. In senso più ampio, gli animali offrono motivi a sufficienza per essere annoverati tra le principali divinità ed essere a queste associati, per affinità o come “involucro meta” nelle trasformazioni mitologiche.

Non fa eccezione il folklore celtico che con una singolare simbologia sul regno animale, rivela un incanto intramontabile. Abbiamo già trattato della storia dei Celti e del simbolismo sugli alberi qui. Una fonte inesauribile per la descrizione degli animali e della loro forza simbolica è la letteratura gallese, dalle sue origini fino al periodo contemporaneo. Con lo scambio culturale tra le popolazioni che si rafforza ulteriormente con l’evangelizzazione, la tradizione folkloristica celtica si arricchisce di nuovi animali e di nuove simbologie. Poeti di rilievo in questo ambito sono Dafydd ap Gwilymm, R.S. Thomas e Geoffrey of Monmouth che, nelle profezie di Merlino sfoggia un vasto repertorio di simbologia animale.

I signori degli animali

Nella tradizione dei Celti alcuni animali godono di una posizione più prestigiosa rispetto ad altri. Primo fra tutti il leone che, come in molte altre culture, viene identificato come il re degli animali grazie alla sua forza ed alla sua maestosità. La presenza del leone nelle fonti celtiche è riscontrabile in tempi remoti, nonostante sia poco rilevante per la mitologia e più riscontrabile in contesti fiabeschi. Esso è il simbolo di gruppi combattenti e rientra nelle immagini di animali dell’arte araldica presso i clan irlandesi ed in letteratura. Nel racconto della contessa del pozzo, quando Owain salva un leone bianco da un serpente, questo lo segue con devota fedeltà e lo protegge da ogni pericolo superando qualsiasi ostacolo. Probabilmente per questa ragione viene raffigurato su elmetti, in qualità di custode del combattente. Il leone viene incluso nel simbolismo cristiano per sottolineare la potenza e la dignità regale di Cristo.

Presso i Gallesi, il Signore degli animali e della foresta è il cervo, il quale viene documentato in tutta Europa come simbolo divino su resti tombali già nel 2000 a.C. E’ l’emblema della padrona degli animali Cernunna e del dio cervo Cernunnos, divinità semi-animale che simboleggia la metamorfosi e la trasmigrazione tra uomo ed animale. Il cervo rappresenta la ricchezza ed il rinnovamento. Il comportamento combattivo dei cervidi nel periodo dell’accoppiamento rende preponderante il loro accostamento con la fecondità. La forma delle sue corna lo collegano al principio femminile ed alla simbologia delle trinità, mentre i rami delle stesse lo associano al principio maschile e lo pongono in relazione con gli alberi. Il ritmo di crescita delle sue corna corrisponde alla semina ed al raccolto del grano, che a sua volta simboleggia la vita dopo la morte. Inoltre, il cervo era considerato un animale da sacrificio nei rituali religiosi e viene spesso raffigurati al fianco di divinità della caccia. Dalla tradizione letteraria emergono altri significati attribuiti al cervo, come ad esempio, nel racconto di Pwyll principe di Dyfed, nel quale il cervo è un messaggero dell’aldilà. Il dio cervo viene anche descritto come un dio dalla parola e dio della provvidenza dotato d’intelligenza sovrumana, saggezza e veggenza. A questo proposito, nelle gesta di re Artù si narra che Merlino, primo consigliere del re, organizzatore della tavola rotonda e della ricerca del Sacro Graal, dimostra la sua discendenza dai cervi.

In generale, sono molti gli animali raffigurati nell’arte araldica e, caratteristiche come la forza e l’agilità, hanno spinto numerose famiglie ad inserire determinate specie nei loro stemmi. Persino nella società contemporanea, nonostante l’ampio distacco dalla natura gli animali continuano ad avere un ruolo importante. Sono degni di nota alcuni modi di dire colloquiali come: pescare nel buio, non svegliare il can che dorme ed altri. Alcuni detti contadini conservati fino ad oggi si servono di comportamenti tipici di dati animali per dare indicazioni sul tempo come, ad esempio, una rondine non fa primavera. Tutt’oggi in Bretagna ed in Irlanda, i nomi più in voga per i pub riportano al loro interno animali, come ad esempio: “Black Lion” e “Boar’s Head”. Prima di essere sostituite dall’euro, le monete Irlandesi vantavano le raffigurazione più belle d’Europa: il pavone su 1 pence, la gru su 2 pence, il toro su 5 pence, il salmone su 10 pence, il cavallo su 20 pence, il cervo su 1 sterlina e così via.

Ed il fascino degli animali, tra passato e presente, non smette d’incantarci.

Seguiranno approfondimenti sulla simbologia celtica del regno animale su: animali d’allevamento, animali fantastici, volatili e pesci.

Bibliografia:

Sabine Heinz, I Simboli dei Celti – Il fascino di un popolo straordinario, Edizioni Il Punto d’ Incontro, 2000

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