Un romantico tentativo di definire la Libertà

Libertà. Un termine di cui si abusa, spesso. Proviamo a definirla più accuratamente
La Libertà.
Forse una delle parole più belle, che ha costituito il motivo di ribellioni, guerre e rivoluzioni in ogni parte del mondo e in ogni epoca storica; non si è mai riusciti a definirla con precisione, a darne una descrizione che possa essere universalmente accettata.
Ciò che è chiaro è che nei secoli coloro che hanno perseguito la libertà sono quelli che non l’hanno mai avuta, che l’hanno sempre vista come l’orizzonte, parafrasando Eduardo Galeano, irraggiungibile per definizione, ma motivo che giustifica il continuare a camminare cercando di raggiungerlo.
Quelli che invece non si sono mai posti il problema di rincorrere la libertà sono tutti coloro che sono sempre stati convinti di disporne, dimenticandosi che l’orizzonte non si può avere.
Attorno a questa Dea si costituisce un campo di battaglia dove schiavi e potenti, oppressi e oppressori, ribelli e autorità da sempre combattono. Gli uni per averla, gli altri convinti di difenderla.
Questo scontro inizia in realtà sempre nel luogo più vicino a tutti; la casa (per coloro che ce l’hanno naturalmente).
Nella primavera dell’adolescenza i figli iniziano a disattendere il verbo dell’autorità genitrice, in cerca di nuove esperienze e della soddisfazione di vedere la faccia di un padre o di una madre in dubbio di aver sbagliato qualcosa nel loro modo di crescere il figlio.
La lotta spesso poi si allarga, includendo tra i suoi nemici la scuola, coloro che perdono colore dai capelli, o i capelli stessi, e, per i più valorosi, l’ordine costituito che istruisce con bastone e dimentica sempre di aver qualcosa da imparare.
Normalmente, dopo questo periodo si spegne quest’inquietudine nell’anima degli uomini.
C’è chi però non ha fatto di un gioco questa lotta, ma molto di più.
Dalla rivolta di Spartaco al Maggio del ’68, passando per qualche Giordano Bruno, qualche partigiano, qualche Madre de Plaza de Mayo fino ed un tal Mandela, il mondo ha avuto modo di assistere ad uno spettacolo di sacrifici in nome della Libertà. Sacrifici come quello divulgato al Mondo da un ragazzo nato a Nazaret e riaffermato da un Argentino che amava le rivoluzioni, oltre al basco e ai sigari.
Da qualche tempo in realtà non si notano più grandi fenomeni di ansia libertaria, ovviamente questo se si escludono dall’osservazione esperienze di medio orientali che affrontano quotidianamente un mostro nero che sgozza sogni, se ci si dimentica di migranti che offrono i polmoni al mediterraneo, se si nasconde l’insistenza di tutti gli operai in sciopero su questa terra, se si oscura l’insistenza di tutti gli indigeni del Nord e del Sud America, se si ignora il grido costante di coloro che hanno un amore dello stesso sesso.
In particolare in Europa è morente la protesta contro l’autorità imposta e si devia la lotta in cerca della Signora Libertà verso strade piastrellate da realtà virtuali, da siringhe e cocaina, da domeniche allo stadio, da scommesse su una partita, da serate in discoteca, da abbonamenti a Netflix, da macchine lussuose e da pezzi di carta che comprano dignità; strade che portano al volere del Potere.
E allora cos’è la Libertà? Giorgio Gaber cantava:
“La libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione”
Con queste parole il Signor G spiegava come la Libertà non sia sentirsi superiori agli altri, neanche vagare senza un obbiettivo e nemmeno una concessione da parte di qualcun altro.
Sicuramente è più facile dire ciò che non è questo immenso orizzonte, ma anche un solo tentativo di definizione può essere d’aiuto: sicuramente la Libertà è partecipazione. La partecipazione, il non dover delegare, il mettersi in gioco, anche se questo può essere molto doloroso a volte; chiedete ai ragazzi della Diaz.
L’Uomo è nato per dire No, sosteneva Max Scheler, è questo che lo rende diverso dal resto degli animali, che non possono che accettare la realtà che li circonda, proseguiva il filosofo. E forse proprio il No è una delle forme più straordinarie di libertà. Dire No perchè non si accetta un ordine, dire No perchè non si vuole fare ciò che non può essere che il volere di un altro.
Forse tutto questo dovremmo ricordarcelo oggi; un oggi che non vede futuro per troppi giovani, sequestrato da un ancien regime che su un Monte ha trovato una bella Intesa per un finto discorso Popolare tra signori della guerra e della moneta.
Un oggi dove bisogna giustificare tutto ciò che è non rientra nel piano tracciato dall’autorità.
E allora, in questo imprudente azzardo per cogliere il significato della Libertà si può tentare un’ultima definizione per vestire di parole la grande Utopia.
Diceva Jules Renard:
L’uomo veramente libero è colui che rifiuta un invito a pranzo senza sentire il bisogno di inventare una scusa.

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