L’olio extra vergine d’oliva e il polipo si incontrano in Portogallo

Alla scoperta di due ingredienti cardine della gustosa cucina portoghese. Polpo e, soprattutto, olio

Il Portogallo, famoso per i suoi azulejos, i suoi colori e il calore della gente,  non è uno dei Paesi europei più conosciuti o nominati dagli italiani quando si parla di turismo o di gastronomia. Tuttavia negli ultimi anni lo si sta riscoprendo non solo per via delle sue favolose spiagge ma anche per le attrazioni culturali che offre. La rivalutazione di tante città ha fatto sì che il turismo, anche da parte del popolo dello stivale, aumentasse notevolmente. La cultura portoghese riserva inoltre tante deliziose sorprese culinarie.

Pur non essendo un paese mediterraneo, il Portogallo, da un punto di vista gastronomico, è considerato tale dato che gli ingredienti base  della sua cucina sono ortaggi, pesce fresco, aromi e l’olio extravergine d’oliva.

Infatti anche la nazione più a ovest della fascia meridionale produce un ottimo olio EVO le cui tracce storiche risalgono al 506 D.C. con la punizione sancita dal Codice Visigoto per chi avesse sradicato un ulivo non proprio. Dal 1555 si intensificano anche in questo Paese la coltura dell’ulivo e la produzione dell’olio che, essendo un prodotto eclettico, trova molteplici utilità. Veniva utilizzato, per massaggiare gli sportivi, per le cerimonie religiose, per accendere le lampade e, ovviamente, per cucinare.

Con 943 km di costa è facile pensare che si possa gustare dell’ottimo pesce nei ristoranti e nelle case portoghesi. La condivisione del medesimo territorio e i trascorsi storici, inoltre, fanno sì che vi siano delle somiglianze notevoli con la cucina spagnola  -anche se la gastronomia portoghese riesce a sorprendere e trovare un carattere individuale e particolare-.

Il polipo è largamente diffuso in tutto il territorio, il cefalopode infatti viene pescato anche nell’Atlantico. Le ricette sono numerose e tutte eccellenti ma la scelta cade su quella che meglio sposa la cultura dell’olio Evo con quella della pesca: il Polvo a lagareiro, letteralmente il polipo dell’uomo che schiaccia le olive, con riferimento all’usanza di usare abbondante olio per la cottura.

Si tratta di un piatto unico, usanza tipica di molti Paesi, sostanzioso, ma dalla facile preparazione. Come la maggior parte dei i piatti semplici, incontra facilmente il gusto di tutti ed esalta i sapori degli ingredienti più modesti.

Polvo a lagareiro, polipo cotto in olio evo

C’è chi usa il polipo intero e chi preferisci usarne solo i tentacoli, in quest’ultima ipotesi bisogna considerare tempi di cottura più brevi. Per un polpo intero di circa 2kg c’è bisogno di affettare, in una teglia da forno, 2 cipolle e 2 pomodori, 1 o 2 spicchi d’aglio interi e schiacciati. Occorre poi aggregare abbondate olio extravergine e un paio di foglie d’alloro e lavare molto bene il polipo sotto l’acqua calda. Una volta adagiato molto comodamente sul fondo di verdure, bisogna cospargerlo con timo e rosmarino triturati e creare sopra di esso un altro strato di cipolla e pomodoro affettati. A questo punto con un foglio d’alluminio, si va a coprire il contenuto della teglia di modo tale che dal polipo fuoriesca la sua acqua che andrà a creare il sugo (non aggiungere acqua nella teglia). Il tempo di cottura varia tra i 90 e i 120 minuti con forno preriscaldato a 200°.
La tradizione portoghese affianca al polpo le patate. In un’altra teglia, che andrà posizionata al di sotto di quella del polpo, occorre mettere 1 o 2 patate intere per persona, lavarle molto bene e cospargerle con gli stessi aromi del polipo, senza sbucciarle. A seconda della dimensione e della quantità ci metteranno circa un’ora a raggiungere la cottura. Una volta pronte le due teglie, il polipo risulterà cotto in un ricco sugo, mentre le patate risulteranno grinzose e profumate. Senza sbucciarle andranno tagliate a metà e schiacciate con delicatezza per poi servirle nello stesso piatto con il polipo e il suo sugo.

 

fonti

http://cocinara.blogspot.it/2013/01/polvo-lagareiro.html
http://gallooliveoil.com/int-es/legado/azeite-de-portugal/historia.aspx

 

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