Viva l’Italia! Il disperato grido di Massimiliano Bruno

A scuola da sempre raccontano la storia della bandiera italiana. Una delle bandiere più allegre e colorate e tanto piace ai bambini perché è semplice, chiara, diretta e tutto in essa assume un significato preciso. Il rosso posto ad indicare la passione ed il sangue versato dai soldati, il bianco limpido a rappresentare il candore della neve adagiata sulle montagne, il verde per simboleggiare le immense distese pianeggianti. Un’Italia unita da nord a sud, dalle montagne alle pianure, un’Italia solidale ai propri patrioti, un’Italia che ricorda e fa tesoro della memoria. E poi c’è l’Italia di Massimiliano Bruno. L’Italia capace di ridere di sé stessa, l’Italia di chi non si arrende alla mediocrità, l’Italia dello sforzo economico, l’Italia che dovrebbe essere una delle eccellenze nel mondo e si riduce a nazione derisa grazie a finti politicanti scorretti ed imbroglioni. Un’Italia che delude il cittadino inconsapevole ed incapace di rendersi protagonista di un cambiamento, di un’inversione di rotta.

Il suo è un destino scelto nell’ignoranza della propria potenzialità sociale: subire passivamente quanto deciso dagli amministratori, votare senza fare onore all’occasione che ci è stata concessa grazie al sacrificio di tante vite, scoprire animi ardenti per una partita di calcio e mai per una politica che ogni giorno umilia il ricordo del  passato ed uccide ogni speranza di un futuro migliore e civile. E’ questo quanto emerge dalle tre pellicole più famose del quarantasettenne regista romano che con Nessuno mi può giudicare, Viva L’Italia e Gli ultimi saranno ultimi serve allo spettatore su un piatto d’argento uno spaccato tragicomico della  realtà sociale del Belpaese.

Nella prima pellicola Bruno si serve della brava Paola Cortellesi per raccontare la storia di una donna costretta a diventare escort pur di saldare i debiti del marito defunto in un’Italia che non tutela le giovani donne. La protagonista infatti, per colpa non sua, rischia di perdere la potestà genitoriale del suo bambino, in una Nazione in cui per fare la mamma è necessario non avere debiti, ma fare il politico vuol dire poter usare i soldi della Finanziaria per farsi il regalo di una bella escort nel letto. Il diritto italiano racconta la favola idealizzata di amministratori che dovrebbero comportarsi nei confronti del Paese con la stessa cura di cui si serve il pater familias per condurre il menage famigliare, ma Massimiliano Bruno  dimostra più di una volta che non è così. Un padre non permetterebbe mai che nessuna delle sue figlie diventi una prostituta per risolvere i propri disagi, un padre non spenderebbe mai parte del patrimonio condiviso per incentivare un fenomeno che mortifica le giovani donne.

Viva L’Italia, poi, costellato di un cast eccezionale che vede davanti alla macchina da presa Raul Bova, Alessandro Gassman, Ambra Angiolini e Michele Placido è un disperato inno alla vita di un Paese che sembra aver perso ogni speranza. Un Paese in cui una malattia, apparentemente molto grave, assurge a divenire la salvezza di una famiglia distrutta e forse anche di una Nazione a pezzi. L’onorevole Spagnolo – Michele Placido – primo disonesto di una classe politica corrotta, in seguito ad un malore, vive i disagi di una sorta di demenza che lo conduce ad esprimere senza filtro alcuno tutto ciò che pensa e al bisogno irrefrenabile di dire sempre la verità. Così si mostrano i brogli di un uomo, di un padre, di un politico sleale e vile. La corruzione. I favori scambiati ai piani alti. In sintesi quanto sia facile, se si hanno gli agganci giusti, occupare posti di lavoro senza aver un titolo di studio adeguato o anche solo le capacità necessarie per svolgere le mansioni assegnate. Non stupisce quindi che i due figli meno preparati dell’onorevole siano, l’uno amministratore delegato senza aver alcuna concezione o nozione sull’economia aziendale, e l’altra attrice di televisione famosa per i suoi amori costruiti a tavolino e per quella “zeppola” che mal si accompagna alla dizione che ogni attore dovrebbe studiare e di cui la giovane non conosce nemmeno una regola. In un Paese che ha fatto del favoritismo la propria bandiera alta in cielo, anche chi non vorrebbe ricevere aiuti o spinte si ritrova protagonista di questi inganni, come l’altro figlio dell’onorevole, il medico irreprensibile ed idealista, che lavora in ospedale grazie alle silenziose mosse di un padre che ha sempre rifiutato. Avere un posto di lavoro assicurato, anche quando non lo si meriterebbe, rimane comunque una delle umiliazioni più grandi anche per chi non ha coscienza. Ma non è mai troppo tardi per cambiare e per realizzare il sogno di un’Italia diversa.

 

E infine con Gli ultimi saranno ultimi Massimiliano Bruno racconta la disperazione delle donne vessate da politiche del lavoro che non le tutelano e le puniscono per il loro desiderio di famiglia e maternità. Protagonista la forza di una donna – nuovamente Paola Cortellesi – che lentamente si dissipa e si nasconde sotto il peso di una gravidanza troppo grande per essere sostenuta da sola.

 

Paola Cortellesi è assolutamente straordinaria nelle battute finali, in cui fa dimenticare del tutto la giovane comica, la conduttrice di Zelig, l’imitatrice scherzosa e buffa e assume la disperata veste di una donna sconvolta, confusa, arrabbiata che impugna una pistola pronta a farsi giustizia da sola.

Gli epiloghi nei film di Massimiliano Bruno sono sempre drammaticamente commoventi. Verrebbe da dire che molto spesso valgano l’intera pellicola che rappresentano. Le lacrime non possono infatti trattenersi negli occhi, di certo incantati, di chi vede Viva l’Italia sia la prima che la trecentesima volta. Quel monologo di Michele Placido è di una potenza poetica straordinaria. Lascia ancora credere di poter essere personalmente i protagonisti di un domani collettivo illuminato dalla luce di una ritrovata trasparenza, di ideali dimenticati. E poi la corsa insieme ai propri figli. E quel cartello strappato con tutta la forza di chi sta andando a prendersi il futuro, quel cartello che lascia spazio a tutta la gioia e che dice “Viva l’Italia“!

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