Creare identità con la circoncisione: confronto tra due popoli.

L’ablazione del prepuzio è una pratica chirurgica curiosamente frequente fra i vari popoli del globo terracqueo; lo stesso occidente non ne è per nulla estraneo. Tipica soprattutto delle culture del continente africano, però, questo controverso tipo di mutilazione non deve essere interpretato come univoco.

La varietà delle modalità e dei significati associati alla circoncisione è enorme e in continua evoluzione, come d’altra parte lo sono tutti gli aspetti delle culture umane; alcune la considerano una semplice opzione medica. Esiste un consistente numero di società, tuttavia, che considera quest’ azione come parte fondante della propria identità. Tra esse notissimo ai più è il popolo ebraico, mentre meno noto (anche se famoso tra gli antropologi del Bel Paese) è quello dei Banande (Repubblica democratica del Congo). Sebbene l’operazione chirurgica attuata dai due popoli ai propri uomini possa sembrare analoga, le sfere di significati che evoca sono invece estremamente diverse e per certi aspetti addirittura opposte.

Ricostruzione dell’Arca dell’Alleanza, simbolo del rapporto tra Yahweh e Israele.

Com’è noto, la circoncisione nella cultura ebraica rappresenta un patto stretto tra Dio e Abramo che coincide con la fondazione del popolo d’Israele. Yawheh in questo contesto propone un’ identità molto forte a quello che diverrà il popolo eletto, a patto che questo popolo si “marchi” secondo le sue richieste. Durante la sua manifestazione ad Abramo, Dio stabilisce le condizioni dell’esistenza stessa d’Israele che sarà quindi il suo popolo privilegiato.
Mediante la circoncisione il popolo ebraico stipula quindi il contratto della propria uniformità con una divinità e, forse proprio questo tipo estremamente forte di costruzione identitaria, è dei fattori che hanno permesso ad Israele di mantenere la propria singolarità attraverso il lungo periodo della diaspora.

Mentre alle spalle della circoncisione ebraica c’è l’Unico, alle spalle di quella Banande ci sono tuttavia i popoli vicini, anche loro “circoncisori”, che malgrado le loro diversità interagiscono con i Banande stessi. L‘olusumba (il rituale d’iniziazione nel quale avviene la circoncisione banande) propone così una costruzione identitaria assai meno cristallina. Durante la cerimonia, infatti, i partecipanti si rivolgono al dio Katonda con la disarmante e curiosa domanda “Che cos’è un’uomo?” (“Omundu niki?”). Proprio durante l’atto iniziatico, ovvero l’atto che dovrebbe “costruire” l’uomo, viene espresso un dubbio, una problematicità riguardo l’identità dell’uomo stesso. Mentre per Israele è Dio a fare il primo passo, offrendo incrollabili certezze, per i Banande i circoncisori cercano di coinvolgere gli antenati e gli spiriti per trovare risposte che cercano loro stessi.

Una differenza fondamentale è che la circoncisione viene fatta ai neonati ebraici molto presto (l’ottavo giorno di vita secondo le istruzioni divine), mentre tra i Banande essa entra a far parte del processo di iniziazione che porta i ragazzini ad essere uomini adulti. Diviene quindi evidente che nel primo caso, l’ablazione del prepuzio è un segno di appartenenza: si é ebrei per nascita e non esiste dubbio riguardo a ciò, perchè il patto è stretto tra Dio e la discendenza di Abramo. Nel secondo caso, invece, si sta creando un uomo adulto, le cui caratteristiche sono varie, incerte e soprattutto richiedenti di una persona che si comporti effettivamente da adulto. Per i Banande l’uomo adulto è qualcosa che deve essere elaborato quasi filosoficamente: quali sono i suoi compiti? come si comporta? di che cosa è responsabile? sono tutte domande che non possono avere una risposta statuaria e certa e possono sempre incorrere nel dubbio. Così, mentre per qualcuno circoncidere significa esprimere certeze, per qualcun’altro significa esprimere invece incertezze.

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