Amare, dominare il destino, lasciare un segno – Felix Gonzalez-Torres

“Non aver paura degli orologi, sono il nostro tempo, il tempo è stato generoso con noi. Abbiamo marchiato il tempo col dolce sapore della vittoria. Abbiamo dominato il destino incontrandoci in un certo tempo e in un certo spazio. Siamo un prodotto del tempo, perciò rendiamo merito a chi è dovuto: al tempo stesso. Siamo sincronizzati, ora e per sempre. Ti amo.”

Ritratto di Felix Gonzalez-Torres (fonte)

Questa è la traduzione di una meravigliosa lettera d’amore, scritta nel 1988, da un uomo ad un altro uomo. Felix Gonzalez-Torres, artista cubano trapiantato in America, si rivolge al suo compagno Ross Laycock, ammalato di AIDS, ponendoci dinanzi una fortissima riflessione sull’amore, e su vita e morte, temi centrali in tutta la sua opera. Ross muore nel 1990 per le conseguenze della malattia e questa ferita aperta diventerà fonte primaria per i lavori più intensi e commoventi di Felix.

Nel 1988 Gonzalez-Torres è agli inizi della propria carriera, che si rivelerà poi fulminante, una meteora che attraverserà il mondo dell’arte contemporanea provocando in una manciata d’anni cambiamenti radicali, e ormai considerati atto di nascita della cosiddetta arte relazionale: sotto questa etichetta si riuniscono artisti che condividono visioni e pratiche artistiche legate al coinvolgimento costante del pubblico, quale elemento costitutivo dell’opera d’arte, tramite il proprio intervento diretto o anche semplicemente con la sua presenza e il suo apporto emotivo nella partecipazione.

“Il visitatore è qualcosa che amo, qualcosa di cui ho bisogno affinchè il mio stesso lavoro esista, si manifesti, per il suo significato finale.”

Untitled (Perfect Lovers), 1990. (fonte)

Da quel momento in avanti la malattia di Ross, in lento peggioramento, mette Felix costantemente in contatto con l’idea di consunzione, scomparsa, morte, separazione. Il bisogno di riflettere e di soffermarsi nel rielaborare questi concetti, poterli affrontare faccia a faccia, è probabilmente il motore dietro la nascita delle sue opere e della pratica relazionale che le innerva riempiendole di senso.

Dal disegno tracciato sulla lettera dell’88, due orologi stilizzati che segnano la stessa ora, nasce Untitled (Perfect Lovers), opera del 1990. Nella sala espositiva sono affissi sulla parete due semplici orologi, con l’unica prescrizione che essi debbano segnare la stessa ora. Sono sincronizzati, specchio di una relazione perfetta e ideale tra due amanti. Ma, nonostante tutti gli sforzi, la meccanica degli orologi è fallace come lo è quella del corpo umano, e prima o poi uno degli orologi comincerà a perdere colpi e si fermerà mentre per l’altro il tempo continuerà ad andare avanti, inesorabile.

L’anno dopo, il 1991, sarà la volta di Untitled (Portrait of Ross in L.A.): una montagna di caramelle in incarti brillanti e colorati sono accumulate o disposte in vario modo nella sala espositiva. Ciascun visitatore è libero, se vuole, di prenderne quante ne vuole, mangiarle, portarle via. Il pubblico, così facendo, attiva il senso dell’opera: il peso iniziale della mole di caramelle è pari a quello del corpo di Ross; agli occhi di Felix l’opera viene consumata da ogni spettatore come la malattia, progressivamente, consuma il corpo del compagno.

Untitled (Portrait of Ross in L.A.), 1991. (fonte)

Dalla semplicità di un materiale innocuo e di un’azione spontanea, scaturisce un significato potentissimo. L’opera d’arte è instabile come la vita:

Il lavoro è sempre estremamente instabile. Mi piace quel pericolo, quella instabilità, quell’essenza ‘di mezzo’. Credo che in questo caso il lavoro sia piuttosto vicino a quella situazione di vita reale con la quale mi confronto quotidianamente come omosessuale: è un modo di essere, dove vengo forzato dalla cultura e dal linguaggio a vivere sempre una vita nel mezzo.”

Ma nonostante l’idea continua della fine, c’è anche, in filigrana quella della rigenerazione desiderata e possibile, in un ciclio inifinito. La quantità di caramelle ritorna ad essere integra quando l’opera viene riallestita, la batteria dell’orologio va cambiata quando dovesse esaurirsi e le lancette risincronizzate con quelle dell’orologio compagno. Il tempo e il destino possono essere dominati tramite l’arte. We are syncronized, now and forever!

Dopo la morte di Ross, tra il 1991 e il 1992, Gonzalez-Torres dà vita ad uno dei suoi progetti più conosciuti, Project 34, in collaborazione con il MoMA di New York: un letto è allestito all’interno di una sala del museo, mentre enormi cartelloni pubblicitari con una foto dello stesso letto, disfatto e con ancora l’impronta di coloro che lo hanno occupato, vengono affissi in ventiquattro diversi luoghi della città.

Project 34, 1992 (fonte1) (fonte2)

In un solo colpo, si abbatte la barriera tra dentro e fuori il museo, tra arte contemporanea e vita quotidiana, tra privato e pubblico. Felix Gonzalez-Torres porta sotto gli occhi di tutti il luogo forse più privato per una persona, ovvero il letto – che lui definisce anche, negli ultimi anni, luogo del suo dolore notturno – e il ricordo ancora caldo di un amore omosessuale e pertanto già di per sé scandaloso e condannato dalla società del tempo. La malattia? Ben vi sta, ve la siete andata a cercare, è la giusta punizione. In un’intervista l’artista ricorda addirittura che nel 1986 la Corte Suprema durante un processo (il caso Bowers- Hardwick) aveva deliberatò che omosessuali e lesbiche non avevano diritto di privacy. Uno dei tanti affronti alla persona frutto della cieca omofobia. E allora ecco – sembrano dire quei cartelloni in città – potete entrare in camera da letto, la porta è aperta. La violazione di diritti non può essere smascherata in modo più eclatante.

In un mondo che vuole nascondere, Gonzalez-Torres porta fuori tutto, e lo fa non con violenza ma con la sua arte minimale, delicata, leggera e impalpabile.

La spiegazione del senso ultimo di Project 34 e dei suoi manifesti va lasciata alle parole dell’artista:

“Riguarda lo svuotamento, la mancanza di una casa, l’amore, l’uomo e la donna, l’uomo e l’uomo, la donna e la donna, qualsiasi cosa; poteva essere l’annuncio di un film che stava per uscire, o una pubblicità… Poteva non riguardare nulla. Ed è proprio il modo in cui voglio che funzioni, perché altre interpretazioni potrebbero comunque essere corrette. Ma il significato che ho voluto dare a questo lavoro è molto sottile…è sull’essere accettato.”

Felix Gonzalez-Torres muore di lì a poco, nel 1996, a soli 39 anni, anche lui ammalato di AIDS. Ha amato e vissuto appieno, ha lasciato un segno indelebile nella scena dell’arte, dominando il destino, e sconfiggendo il tempo.

 

(Le citazioni dell’artista sono tratte dall’intervista rilasciata ad Hans Ulrich Obrist, e edita nel volume “Interviste, vol. I” – H. U. Obrist, edizioni Charta)

Fonte immagine in evidenza: www.salteditions.it

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