Tante piccole sedie rosse: Edna O’Brien fra orchi e villaggi sconvolti

A Tempo di Libri è presente anche l’irlandese Edna O’Brien. Ottantasette anni e lingua quanto mai tagliente, presenta il suo ultimo romanzo Tante piccole sedie rosse. La accompagnano le domande di Giorgio Zanchini e le letture di Federica Fracassi.

Edna O’Brien, Tante piccole sedie rosse, Einaudi, Stile libero Big, 2017. 304 pp. Fonte

Amata da pubblico e critica, stimata dai colleghi – Roth primo fra tutti – , Edna O’Brien è una dei maggiori scrittori del panorama letterario attuale. Forse per la prosa mai banale, forse perché ha sempre saputo rischiare, e non sempre senza conseguenze. Nella sua terra, l’Irlanda, sei dei suoi romanzi sono stati proibiti. Del resto, O’Brien non si è mai risparmiata su quelle tematiche spinose che diventano tabù nel cattolicissimo Paese: la sessualità femminile, le restrizioni imposte dalla religione, ad esempio.

Non lo fa nemmeno in Tante piccole sedie rosse, in cui la quotidianità di un paesino irlandese è sconvolta dall’arrivo di un forestiero, Vlad. Uno straniero in un gruppo chiuso, che destruttura la realtà della comunità, soprattutto per quanto riguarda la protagonista femminile della vicenda, Fidelma. Moglie dell’anziano negoziante di tessuti del paesino, Fidelma decide di assecondare il suo profondo desiderio – sessuale e di maternità – e di fare dello straniero il suo amante. La situazione degenera nel momento in cui viene alla luce la vera identità di Vlad: si tratta di uno degli uomini più pericolosi e moralmente riprovevoli del momento, uno degli artefici della guerra nei Balcani. Proprio a questo fa riferimento il titolo del romanzo: le tante piccole sedie rosse sono quelle disposte in fila lungo la via principale di Sarajevo, nel 2012, per commemorare le vittime dell’assedio della città. Da questo momento ha inizio per Fidelma un percorso di espiazione, che la porterà a stretto contatto con disadattati, vagabondi, esiliati, fuggitivi. Fino alla decisione di assistere al processo cui verrà sottoposto Vlad, presso il tribunale dell’Aja.

O’Brien presenta dunque due filoni tematici principali nel suo romanzo: uno più strettamente politico ed uno che si focalizza su Fidelma. Curioso come le linee interpretative diano più peso al primo nel Nord Europa e al secondo nel Sud. In realtà, spiega l’autrice, il romanzo muove da entrambi i nuclei: è una storia sul male, ma anche una storia d’amore e di una donna che non si lascia vincere, perché dove c’è amore ci sono anche guai e problemi. Persino in un piccolo paesino insospettabile, da favola, può annidarsi la malvagità, può arrivare l’orco; e anche gli aspetti più impensati – la guerra, le uccisioni, le torture, le migrazioni – convergono in questo mondo a sé.

Proprio la piccola comunità, il villaggio, è quindi uno degli aspetti su cui il romanzo insiste maggiormente. O’Brien mette in scena con credibilità la vita di personaggi anche molto lontani da lei, grazie ad una eccezionale capacità polifonica. Lo fa attingendo alla sua esperienza personale, ma, spiega, soprattutto a quella delle persone che ha incontrato nel corso del tempo: uno scrittore, sostiene, è soprattutto un bravo ladro, estrapola bene, sa selezionare. È questa stessa capacità di osservazione che le ha permesso di dipingere un quadro di vita quotidiana nella Londra in cui Fidelma decide di espiare la propria colpa estremamente toccante. Ognuno, dice, ha una ragione personale per lasciare il proprio Paese – la povertà, la violenza, la guerra; soprattutto la guerra perché si è in uniforme, si perde la persona che si è e ci si lascia prendere solo dalle emozioni più negative.

La motivazione di Fidelma però è unica: viene espulsa dalla comunità cui appartiene perché la contamina. Nonostante ciò, non è presentata come una vittima: Fidelma è romantica, e questa sua caratteristica, se da un lato le rende la vita più intensa – e il mantenere i segreti più difficoltoso – dall’altro le permette di concedersi degli errori. È il villaggio, invece, che non è coerente con se stesso; Vlad mente, ed è tanto convincente da far cadere tutta la comunità nel suo inganno. Fidelma non è l’unica ad innamorarsi di lui: tutto il paese lo idolatra; lei è però l’unica che Vlad ha scelto di ricambiare. E nell’accettare il suo amore, la protagonista non tradisce il proprio dovere verso la comunità; tuttalpiù verso il marito, ma non verso il villaggio, dal momento che non conosce le conseguenze di ciò che sta facendo.

Una storia ricca di spunti di riflessione. Con Tante piccole sedie rosse, O’Brien regala ai lettori un altro romanzo denso delle tematiche a lei care. Non lo fa guardando al suo passato, ma con l’occhio puntato sull’attualità, dando al suo pubblico un quadro densissimo di elementi che lo spingono alla formulazione di un giudizio critico sul male, sulle sue modalità e sulla sua effettiva lontananza.

Fonti: Di sedie rosse e altre storie, Tempo di Libri, Milano, 23/04/2017

Credits immagini: copertina

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