Un viaggio alla scoperta della genesi del cinema

Siamo oramai abituati a vedere sui grandi schermi lo scorrere di vite che non ci appartengono in cui tuttavia talvolta ci capita di identificarci. Ma come siamo arrivati al grande cinema di oggi?

L’800 rappresenta il secolo d’oro europeo e vede affermarsi sulla scena culturale e sociale diverse innovazioni che portarono a una miglioria dello stile di vita della classe borghese. Tra tutte, nel 1839 in Francia, dalle mani di Louis Daguerre prende vita la fotografia, nel senso suo più stretto per come noi lo conosciamo, considerata “un servizio immenso alle arti”, citando Delaroche. Ed effettivamente immenso è il contributo che offre alla cinematografia, gettando le basi dello studio del movimento, che avviene grazie alla sperimentazione dell’accostamento di scatti consecutivi che vengono proiettati in successione. E così per la prima volta nella storia l’immagine pare assumere una dimensione dinamica e, di certo, sempre più realistica.

Ma per arrivare all’effettiva realizzazione di questo esperimento dobbiamo compiere un salto temporale fino al 1888. Nel pieno della Belle Epoque, i decenni di massimo splendore che hanno caratterizzato il momento antecedente al primo conflitto mondiale, L.A.A. Le Prince esordisce con un cortometraggio che vantava una durata di ben 3 secondi, un record per l’epoca: Roundhay Garden Scene.

Primato che gli viene però sottratto dai fratelli Lumiere e da Thomas Edison, i quali realizzano rispettivamente il cinematografo nel 1895 e la cinepresa nel 1889, opere che solo un decennio più tardi si diffusero nel resto d’Europa, conferendo alla cinematografia una durata più ampia e un effetto più riuscito, sebbene ancora ai primordi della sua evoluzione.

A questo punto il movimento era stato catturato e impresso su pellicola in modo sempre meno meccanico. Il successivo momento di svolta si ha nel 1927, quando alle immagini si accompagna il sonoro, il cui primo esempio paradigmatico è “Il cantante di jazz”  . Dunque al cinema muto di Charlie Chaplin, il quale aveva nel frattempo ammaliato il pubblico della nascente società industriale inglese con la realizzazione di “Modern Times” – in cui offriva un ironico quadro della sua epoca – si sostituisce così il cinema sonoro. Esso diviene fenomeno mondiale nel 1930 grazie alle teorie sovietiche sul fonofilm e alla sempre più prorompente industria hollywoodiana. Tuttavia questa nuova tecnica verrà adottata dallo stesso Chaplin nel 1940 con la realizzazione di “Il grande dittatore”.

Ulteriore sviluppo si registra tra il 1928 e il 1948, quando si cerca di apportare una sempre più ampia gamma di colore alla pellicola cinematografica. Esperimenti che in realtà registrarono i propri prodromi fin da Edison nel 1894, che si era cimentato nella colorazione a pastello realizzata a mano. Egli rappresenta la “Serpentine Dance”  che ritrae la ballerina Annabelle Moore e che verrà poi ripresa da diversi altri cinematografi. Ma un grande impatto fu sicuramente riconosciuto alla grande industria americana Technicolor, nel 1916,e poco più tardi alla Eastmancolor, permeata nella cultura odierna. Per quanto riguarda invece il cinema italiano bisognerà aspettare sino al 1952 prima che si affermi la Ferraniacolor, la quale produrrà “Totò a colori”, film diretto da Steno(Stefano Vanzina).

Arriviamo così ai giorni nostri, con lo sviluppo dei più recenti effetti scenici. E’ possibile quindi notare che fin dalla sua genesi, lo scopo del cinema è sempre stato quello di “intrappolare” la realtà sulla pellicola e renderla eterna. Un percorso sicuramente difficoltoso, ma innegabili sono i grandi risultati che sono stati prodotti.

 

 

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