Celti e simbolismo sul regno animale – Animali addomesticati

Continua il viaggio attraverso la simbologia del folklore celtico sugli animali. Abbiamo già trattato della storia dei Celti e del simbolismo sugli alberi quiIn netta contrapposizione con l’immagine di animali che delineano la forza e l’essenza della natura selvaggia (di cui abbiamo trattato qui), non si può non citare gli animali addomesticati come prova del potere dominante dell’uomo.

Il genere umano addomestica animali fin dai primi albori della civiltà;  l’esito sono due grandi distinzioni chiave: animali da allevamento ed animali domestici. I primi costituiscono un’evoluzione dell’istinto predatorio insito nell’uomo, il quale, collimando con l’istinto di sopravvivenza, porta ad all’innovazione dell’allevamento di specie selezionate, che migliora significativamente la qualità di vita da quel momento in avanti, lungo tutte le epoche che da allora si sono susseguite.

Sebbene il benessere dei tempi moderni conceda ad oggi la possibilità di selezionare le proprie scelte alimentari in favore di un’alimentazione priva del sacrificio di vite animali, in passato, scarsi strumenti, povertà e carestia hanno imposto la necessità di avere delle fonti di cibo, in qualche modo, più sicure di altre. Gli animali d’allevamento erano una principale fonte di carne, latte e derivati, come burro e formaggio, i quali garantivano una maggiore conservazione. Senza contare l’ampio uso di pelli, ossa ed altri materiali ricavabili per gli oggetti di uso quotidiano.

Differentemente, alcune specie sono state notate per la loro naturale inclinazione a non temere eccessivamente la convivenza con l’uomo,  mostrando una notevole capacità di adattamento alla vita domestica. Questi animali solitamente sono oggetto di tabù alimentari, è infatti uso non consumarne le carni ed, in alcuni casi, vengono addestrati per affiancare l’uomo nell’allevamento e nella caccia.

Queste due distinzioni sono tuttavia convenzionali, non escludono, dunque, che alcune specie possano essere state addomesticate ed allevate per altri scopi o per entrambi i propositi sopra esposti. Quanto detto finora, si rivela sufficiente nel dimostrare quanto importanti erano determinati animali all’interno della vita dell’uomo del passato e, come tali, rientrano nella tradizione folkloristica e nel simbolismo celtico.

La simbologia degli animali d’allevamento e da caccia

Il toro, in qualità di animale domato nonostante il forte temperamento, si contrappone direttamente alla fierezza selvatica del cervo, con il quale condivide delle caratteristiche distintive tra cui il ruolo di animale da sacrificio. Tuttavia reperti archeologici mostrano casi di cervi domati. Era credenza diffusa che tori e gru potessero riottenere la loro forma umana, mediante il sacrificio di un esemplare di questo imponente bovino. La carne di manzo rientra nei pranzi tipici celtici e la loro importanza è comprovata nell’etimologia di nomi di persona, luoghi e tribù, come ad esempio, i Taurici e l’elvetico Donnotaurus porta il nome di uno dei tori della leggenda“La cacciata dei manzi di Cuailnge”.

Il bue, esemplare di manzo adulto castrato, è l’animale meta risultante da metamorfosi leggendarie, preda ed oggetto di rapimento nella tradizione letteraria. I re Nynnyaw e Peibiab vengono trasformati in buoi a causa dei loro peccati. Nella storia gallese di Culhwch ac Olwen, tra i quaranta compiti che l’eroe deve assolvere vi è anche la cattura dei buoi. In seguito alla cristianizzazione il bue di San Luca diviene sacrificio benedetto in segno della dignità sacerdotale di Cristo.

La mucca è la personificazione della dea Madre, pertanto la sua importanza culturale dipende dal fatto che la società celtica mantenne il matriarcato più a lungo, rispetto ad altre società europee. L’apparire di divinità sotto forma di mucche rivela un accostamento con la fecondità. Essa è sacrificio sostitutivo e simboleggia forza e rinascita. Le Triadi Gallesi, in riferimento alla Gran Bretagna, contengono tre rappresentazioni fondamentali di questo genere: la macchiata di Mealgwn Gwynedd, pelle grigia eCornilo. Anche dopo la cristianizzazione delle popolazioni celtiche, la figura di questo animale non perde di significato: una mucca bianca dalle orecchie rosse alleva la santa irlandese Brigid, la quale si nutre esclusivamente di latte di mucca. Secondo il folklore locale questo tipo di mucca proviene dall’aldilà ed, in Bretagna, è possibile riscontrare la presenza di una specie con queste caratteristiche fisiche. Un esempio peculiare, in quanto prova della sopravvivenza frammentata delle credenze pagane nel primo periodo del celtico cristianesimo.

Presso i popoli indoeuropei il coniglio è l’animale della luna e simboleggia crescita e fecondità. Stimato per la sua vita sia notturna che diurna, il suo forte istinto alla riproduzione gli vale un accostamento all’amore. Di fatti in Grecia è considerato l’animale sacrificale della dea Afrodite. Presso gli antichi Bretoni era un animale sacro e pertanto non veniva mangiato. Sull’intero continente sono riscontrabili, invece, numerose raffigurazioni di battute di caccia al coniglio. Nella tradizione celtica insulare questa specie è un altro involucro meta di trasmutazioni. Con l’influenza della religione cristiana il coniglio diviene in Bretagna un animale da streghe, espropriandolo così del suo significato simbolico originario. La storia della strega di conigli narra che durante una battuta di caccia un esemplare femmina venne ferito ed il cacciatore, seguendone le tracce di sangue, arrivò alla casa di Kathy Macshane, che venne ritrovata al suo interno gravemente ferita ad una gamba.

La simbologia di animali da compagnia e da lavoro


I cani si trovano a partire dal VIII sec. a.C. come motivo presso i Celti. Vengono raffigurati in qualità di accompagnatori di divinità femminili e maschili.Per quanto concerne la parte femminile simboleggia fecondità e guarigione, mentre quella maschile simboleggia la caccia, il combattimento, la morte ed il suo annuncio. Data la loro funzione di animali domestici sono considerati animali da protezione e da custodia, nel mondo terreno così come nell’oltretomba, motivo per il quale resti di cani venivano posti in tombe di bambini. In qualità di animali usati per la caccia rivestono una duplice funzione: aggressori violenti e protettori del loro signore e della sua ricchezza. Esaustiva è la leggenda gallese di Gelert, la quale narra che il cane del principe Ljywelyn era il più audace nella caccia ed il più affettuoso in casa. Un giorno Gelert non si presentò per la caccia ed il suo padrone si avviò senza di lui. Al suo ritorno Ljywelyn vide il cane sanguinante provenire dalla stanza di suo figlio. Non vedendo il bambino bensì solo del sangue, l’uomo trafisse il cane in preda alla disperazione. Poco dopo sentì le urla del figlio del tutto indenne nascosto dietro un angolo. Ai suoi piedi giaceva un enorme lupo morto. Turbato per l’insensata morte del cane, l’uomo fece costruire una maestosa tomba in suo onore in un villaggio nei pressi di Aberyswyth.

Nel VIII sec. a.C., i cavalli giungono in Europa Centrale come animali da lavoro e da trasporto, divenendo in seguito emblema di nobili cavalieri celtici e simbolo abbreviato di cavalieri e carri. Poiché gli eventi bellici di espansione erano un’importante fonte di sopravvivenza per i Celti dell’epoca, cavalieri e guidatori di carri da guerra occupavano una posizione sociale di alto rango. Il cavallo è l’accompagnatore degli dei, veniva consacrato a molte divinità tra cui Rudiobus, Belenus e Macha. Le raffigurazioni di cavalle o di una donna a cavallo sono relative alla dea Epona, signora dell’allevamento dei cavalli e protettrice dei cavalieri, adorata dal I al IV sec. a.C. dalla Bretagna fino al Nord Africa. Questa divinità accompagna i suoi protetti per tutta la loro vita fino all’oltretomba, motivo per il quale alcune raffigurazioni mostrano cavalli alati. Altre caratteristiche attribuite al cavallo sono bellezza, agilità, saggezza, vivacità sessuale e fecondità. E’ inoltre simbolo della vita in movimento ed è animale da sacrificio e votivo. il ciclo delle Triadi gallesi Trioedd Ynus Prydein si occupa esclusivamente dei cavalli dei regnanti britannici. Il legame con il matriarcato e la forza combattiva viene esposto soprattutto in una delle tre Machas presenti nelle leggende irlandesi che narra delle abilità e del sacrificio di Macha, mettendo in risalto la forza delle donne partorienti.

 

Seguiranno approfondimenti sulla simbologia celtica del regno animale, su animali fantastici, volatili e pesci.

Bibliografia:

Sabine Heinz, I Simboli dei Celti – Il fascino di un popolo straordinario, Edizioni Il Punto d’ Incontro, 2000

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