Intervista ad una ragazza asessuale

L’asessualità è un orientamento sessuale di cui non si sente spesso parlare, nemmeno all’interno della realtà LGBT. Alice è una ragazza asessuale e ha fondato, all’interno dell’Arcigay Milano, il Gruppo Asessualità per rendere più visibile questo mondo e permettere alle persone asessuali di conoscersi e confrontarsi. Una volta al mese, persone con questo orientamento arrivano da tutta Italia a Milano per riunirsi e fare attivismo. In questa intervista Alice sfata i principali luoghi comuni sulle persone asessuali e chiarisce la loro realtà.

-Gli asessuali hanno un problema fisico o psicologico?
Ovviamente no. L’asessualità è un orientamento sessuale, e quindi è una naturale variazione della sessualità umana. Essenzialmente, un asessuale è una persona che non prova attrazione sessuale verso le altre persone. Questo naturalmente non significa che non ci si possa innamorare!

-Come hai capito di essere asessuale?
In un certo senso l’ho sempre saputo. O meglio, capivo di essere “diversa” dai miei amici e amiche, mi innamoravo e avevo le mie cotte ma non mi rispecchiavo nelle loro esperienze: mi sono sentita sbagliata, pensavo che ci fosse qualcosa che non andava in me. Poi, per fortuna, ho scoperto la parola “asessualità”, intorno ai 17 anni. Che sollievo sapere che non ero sola, che c’erano altre persone come me! So di essere stata fortunata a scoprirlo così giovane: ci sono molte persone asessuali che purtroppo lo scoprono molto più tardi e che spesso hanno una vita segnata da insicurezze e sofferenze, proprio per una mancanza di corretta informazione.

– Le persone asessuali sono infelici per la loro condizione?
Diciamo che è una domanda un po’ complicata. Un asessuale non è infelice di essere asessuale, esattamente come non lo è un omosessuale. L’infelicità che può derivare dall’essere di un orientamento non etero-normativo (cioé eterosessuale e che rispecchia gli stereotipi di genere) è dovuto alla peer-pressure, al bullismo, alla società in generale. Quindi, nessun orientamento causa infelicità di per sé, ovviamente. Tuttavia molte persone di orientamenti non etero-normativi attraversano spesso periodi complicati e anche di sofferenza nelle loro vite, proprio per via dell’ambiente in cui vivono.

-Qual è la differenza tra asessualità e celibato?
Come dicevamo prima, l’asessualità è un orientamento sessuale: questo significa che non è una scelta, ma semplicemente la natura propria dell’individuo in questione. Il celibato o la castità invece sono scelte coscienti che alcune persone fanno, per i motivi personali più svariati. Inoltre, non è affatto detto che un asessuale sia casto/celibe.

-Gli asessuali si innamorano? Possono avere una relazione?
Certo! Molti asessuali, pur non provando attrazione sessuale, sono attratti emotivamente da persone di un genere o dell’altro. Per rendere la cosa più semplice da spiegare ed utilizzare prefissi che sono ormai conosciuti a tutti, si parla di asessuali etero-affettivi, omo-affettivi, bi-affettivi…

-Gli asessuali fanno sesso? Provano mai eccitazione o desiderio?
Sì certo. Un asessuale è una persona che non prova attrazione sessuale, non che non ha una libido. Sono due forze molto differenti tra loro, e non sempre dipendono l’una dall’altra (anche per le persone di altri orientamenti).
Se lo vogliono, le persone asessuali possono tranquillamente avere rapporti sessuali: il corpo è fatto dalle stesse identiche parti e terminazioni nervose e risponde quindi agli stessi stimoli. Insomma, il sesso è un’attività piacevole a prescindere, quindi perché non farla se si vuole?

-Un asessuale e una persona sessuale possono stare insieme?
Come in qualsiasi coppia, direi che una buona relazione dipende non tanto dall’orientamento sessuale dei partner, quanto dagli individui stessi che la compongono. Ci sono coppie che durano poco e ci sono coppie che durano tanto: ma non è così per tutti? Credo che l’importante sia la comunicazione, che è essenziale in ogni coppia a prescindere dall’orientamento sessuale dei partner.

-Quando un asessuale esce con qualcuno deve sempre dichiararsi?
Beh, no. Cioè, ovviamente è più facile dal punto di vista “logistico” della coppia se entrambi i partner sanno già alcuni aspetti di loro stessi, ma il coming out non deve essere mai una costrizione! Nel momento in cui una persona si sente costretta a fare coming out c’è qualcosa che non va.

-Un asessuale può formare una famiglia? In che modo?
È ormai appurato che il desiderio di genitorialità trascende genere e orientamenti sessuali. Nel caso delle persone asessuali dipende dalle persone coinvolte nella coppia. Se si tratta di una coppia composta da persone di genere opposto, potrebbero anche decidere di affrontare il concepimento nella maniera “tradizionale”. Se invece i partner sono dello stesso sesso, allora si possono scegliere metodi come fecondazione artificiale o GPA. Inoltre, per entrambi i casi, esiste la possibilità delle adozioni. Ovviamente tutto questo si riferisce a un mondo ideale: bisogna vedere cosa è concesso dallo Stato in cui le persone vivono.

-Perché gli asessuali devono essere nell’acronimo LGBTQIA e andare al Pride?
Nell’acronimo ci sono già! Perché non esserci? Le persone asessuali sono persone con un orientamento sessuale non etero-normativo, che subiscono discriminazioni e sono invalidate dalla società per essere come sono. Vogliamo tutti essere liberi di essere come siamo, di vivere le nostre vite e questa è la ragione più profonda che porta persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e sì, anche asessuali, a manifestare ai Pride.

-Che tipo di discriminazione riceve una persona asessuale?
Purtroppo sono tante, alcune più sottili e insidiose, altre più macroscopiche e violente. Si parla di bullismo, di invalidazione dei propri sentimenti ed emozioni, fino ad arrivare alle violenze psicologiche e fisiche, inclusi casi di cosiddetti “strupri correttivi”.

-In quanto asessuali, si riceve più discriminazione da persone all’interno o all’esterno della comunità LGBT?
Direi dall’esterno. Sicuramente c’è ancora una parte delle persone LGBT che tende a discriminare gli asessuali, penso principalmente per una mancanza di informazione e per alcuni costrutti culturali che ci sono stati inculcati in testa. La stessa cosa succede alle persone bisessuali e in parte anche alle persone transgender.

-Che forme di riconoscimento e tutela chiedono le persone asessuali italiane allo Stato?
Quelle che chiedono tutti: siamo cittadini dello Stato e come tali dovremmo avere tutti gli stessi diritti, a prescindere dall’essere etero, gay o altro, no?
In particolare si chiede il matrimonio egualitario, l’accesso ai servizi tesi alla genitorialità (incluse le adozioni), un’estensione della legge Mancino per i reati nati dall’odio e il pregiudizio verso orientamenti sessuali e di genere non normativi. Più in generale chiediamo la tutela e il rispetto da parte non solo dello Stato stesso e delle istituzioni, ma di tutti i cittadini. Non è quello che vogliamo tutti?

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