“Anna Bolena” di Donizetti: una tragedia al femminile

«…sarebbe vissuta pericolosamente, aggressivamente, incalzando sempre con la sua superiorità e ritraendosi di rado davanti al pericolo e alle sfide»

(C.ERICKSON, “Anna Bolena”, Milano, Oscar Mondadori 2005).

Era dal 1982 che Anna Bolena mancava dal palco del Teatro alla Scala di Milano, presso il quale ha avuto una storia illustre, ma complicata. Dopo ben trentacinque anni di assenza, dal 31 marzo al 23 aprile 2017, la prima della cosiddetta “Trilogia delle regine Tudor” è tornata al Piermarini, inserendosi nel progetto di recupero e riscoperta dell’Opera italiana.

Ion Marin, direttore d’orchestra (1960-)

Ion Marin, sul podio dell’Orchestra e del coro del Teatro alla Scala, ha guidato il cast composto da Hibla Gerzmava/Federica Lombardi (Anna Bolena), Sonia Ganassi (Giovanna Seymour), Carlo Colombara (Enrico VIII), Piero Pretti (Lord Riccardo Percy), Mattia Denti (Lord Rochefort), Martina Belli (Smeton), Giovanni Sala (Signor Hervey). Lo spettacolo si è avvalso dell’allestimento della regista svizzera Marie-Louise Bischofberger, con le scene di Erich Wonder, i costumi di Kaspar Glarner e le luci di Bertrand Couderc.

Teatro Carcano di Milano, nell’Ottocento (Corso di Porta Romana)

 

Anna Bolena è una tragedia lirica in due atti, musicata da Gaetano Donizetti (1797-1848), su libretto di Felice Romani e debuttò il 26 dicembre 1830, presso il Teatro Carcano di Milano, ottenendo un successo straordinario. La tragedia nacque dalla commissione del Duca Pompeo Litta (1781-1852) – impresario del Teatro Carcano – il quale invitò i due migliori compositori dell’epoca, Gaetano Donizetti e Vincenzo Bellini, a realizzare due opere destinate ad inaugurare la stagione del Carnevale milanese del 1830-31. Ed è così che debuttarono due opere liriche “belcantistiche” importanti: Anna Bolena di Donizetti e La sonnambula di Bellini. Entrambi i compositori ebbero la possibilità di disporre di artisti “di cartello” – Battista Rubini e Giuditta Pasta – e di Felice Romani, allora il librettista e poeta più stimato. Scritta di getto in trenta giorni, dal 10 novembre al 10 dicembre 1830, Anna Bolena segna un momento importante nell’evoluzione stilistica di Donizetti che svincola dall’influenza rossiniana: in fondo, si tratta di una delle prime opere ad essere caratterizzata dalla presenza di un particolare afflato romantico.

ATTO PRIMO
Castello di Windsor, 1536
. Enrico VIII (basso) è ormai stanco della sua seconda moglie e vorrebbe liberarsene con un pretesto per poter sposare la dama da compagnia della consorte. Anna Bolena (soprano), che presagisce una disgrazia, si confida con Giovanna Seymour (mezzosoprano), ignorando che è la sua rivale: corteggiata dal re, Giovanna ha infatti ceduto alle sue lusinghe ed ora si trova nella condizione di essere la nemica della regina. La dama ne prova rimorso, ma quando il re Enrico VIII la promette in matrimonio, fa tacere ogni scrupolo. Lord Riccardo Percy (tenore), vecchio amico d’infanzia e primo amore di Anna, è stato subdolamente richiamato dall’esilio: Enrico vuole servirsene per liberarsi della moglie e ordina al suo ufficiale, Hervey (tenore), di spiare i due. Anna, grazie alla mediazione del fratello, lord Rochefort (basso) accetta di ricevere Percy, ma ne respinge decisamente le profferte. Smeton (contralto), paggio innamorato di Anna, assiste alla scena ed interviene. Sopraggiunto il re Enrico, nello sconcerto generale, accusa la moglie di infedeltà e ordina l’arresto di Smeton, Rochefort, Percy e Anna.

Anna Bolena e Giovanna Seymour (Hibla Gerzmava e Sonia Ganassi)

ATTO SECONDO
Giovanna Seymour
, piena di rimorso, si reca segretamente da Anna e la esorta a riconoscersi colpevole per salvarsi. Davanti al rifiuto della regina, Giovanna, tra le lacrime, finisce per confessare la sua colpa e, infine, ottiene il perdono dall’amica. Anna, anche di fronte al re, torna a protestarsi innocente e viene ugualmente condannata a morte. Chiusa nella Torre, la regina alterna momenti di lucidità e di furore e, delirando, muore ancora prima di essere portata al patibolo.

La trilogia inglese donizettiana – Anna Bolena, Maria Stuarda e Roberto Devereux – ha un filo conduttore comune: tragedie tutte al femminile, concentrate non tanto sulla rivalità tra i Tudor e gli Stuart per la conquista del potere, quanto sulla passione delle tre protagoniste per un uomo. Tre amori impossibili in cui l’eros è contrastato dalla ragion di Stato. La Bischofberger dichiara che

«Donizetti e il librettista Romani concepirono un’opera fortemente femminista: il tema del potere c’è, evocato dal trono che domina la scena, […] ma soprattutto c’è il rapporto tra le due eroine, Anna e Giovanna. Sono due donne egualmente forti e molto simili, per questo il loro contrasto è ancor più violento».

Édouard Cibot, “Anna Bolena alla Torre di Londra” (1835)

Tutt’e tre le opere di Donizetti sono «più accentuate nei personaggi femminili rispetto a quelli maschili». Non è casuale che Donizetti ponga al centro del dramma di Anna Bolena il rapporto di due donne – Anna e Giovanna – la prima, ormai, non più considerata dal sovrano Enrico VIII che si è invaghito della seconda. La vicenda è, dunque, imperniata di comprensione e solidarietà femminile tra le due eroine che, seppur rivali, sono molto simili tra loro. La loro diversità-somiglianza è, peraltro, sottolineata anche dall’estensione vocale prevista dal loro ruolo drammaturgico: Anna è un soprano, Giovanna è un mezzosoprano.

L’equivocità del legame fra Anna e Giovanna, caratterizzato da rivalità e alleanza, è confermato anche drammaturgicamente dalla musica: il duetto “Dio, che mi vedi in core” (Scena I, Atto II) è un dialogo drammatico tra le due donne in cui, inizialmente, le voci si oppongono e, solo nella coda conclusiva, si sovrappongono. È il momento in cui Giovanna si reca segretamente nella cella in cui Anna è rinchiusa per indurla a dichiararsi colpevole se vuol salva la vita. La regina dà sfogo al suo sdegno, predicendo che il suo fantasma perseguiterà il re e la nuova regina. Oltremodo addolorata in seguito alla confessione della dama, Anna scagiona l’amica e le loro voci si uniscono, quasi a sottolineare la proiezione e la replicazione della protagonista.

La regista commenta che «fra loro [Anna e Giovanna] si instaura una sorta di complicità femminista come tra sorelle. Perché Seymour è la futura Bolena». Giovanna, infatti, è l’immagine di Anna che il passato rimanda a quest’ultima; in lei, la regina rivive e ricorda il proprio peccato, quando anche lei era diventata regina usurpando la corona alla prima moglie di Enrico VIII, Caterina d’Aragona. Ciò spiega la strana tenerezza del loro rapporto: perdonando Giovanna, Anna, in realtà, intende redimere se stessa.

Anna Bolena e Giovanna Seymour (Hibla Gerzmava e Sonia Ganassi)

Fondamentale per tratteggiare la personalità della protagonista romantica e tragica è anche la cabaletta finale “Coppia iniqua, l’estrema vendetta” (Scena XIII, Atto II) da lei intonata, udendo i colpi di cannone e i rintocchi delle campane che accompagnano il corteo nunziale di Enrico e Giovanna. L’aria accompagna il momento di delirio e pazzia della ormai “regina detronizzata”, attraverso momenti di lucidità e ottenebramento, verso la sua vittoria spirituale: Anna, ancora rinchiusa nella Torre di Londra, a pochi passi da una porta oltre la quale il patibolo l’attende, perdona la coppia regale e, sfinita, muore.

Oltre al capolavoro di Donizetti, Anna Bolena ha raggiunto l’immortalità in ambito musicale anche attraverso un poema che, secondo la leggenda, essa scrisse durante la sua prigionia nella Torre: Oh Death, rock me asleep. Quest’ultimo è attualmente musicato sotto forma di lamento e accompagnato da strumenti tardo medievali. Le parole (“Oh morte, cullami mentre mi addormendo”) rimandano al coraggio di una donna che, nonostante la punizione impartitale, si è riscattata, rivelando la sua nobiltà d’animo; una donna il cui spirito, secondo la leggenda, continua a vagare nella Piazza della Torre di Londra, con la propria testa sotto braccio.

Immagini: teatroallascala.org; adevarul.ro

Fonti: EM, Enciclopedia della musica, Garzanti; Pamphlet “Anna Bolena, Teatro Alla Scala”; teatroallascala.org; milano.corriere.it

 

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