“In dialogo con le forze naturali” – Pino Pascali e l’Arte africana

“Ciò che mi colpisce più di tutto, sono le sculture dei neri. Le loro opere hanno una tale evidenza, una forza tale che mi prendono, mi possiedono. […] La società dei consumi crea un oggetto. Quando i Neri foggiano un oggetto, essi creano una civiltà. La creano in quel momento, con l’ardore dell’uomo che scopre i meccanismi, la scienza dell’uomo che scopre tutto.”

Così Pino Pascali dichiarava, con tono appassionato e trascinante, la sua sincera ammirazione per l’arte africana e per il carattere di necessità e artigianalità da cui nasce.

Exhibition view (fonte fondazionecarriero.org)

In questi mesi a Milano la Fondazione Carriero ha promosso una mostra nata proprio dall’idea di illustrare le affinità tra l’opera dell’artista e il mondo africano dei totem, delle maschere rituali, degli utensili e attrezzi quotidiani. L’allestimento di “Pascali Sciamano” si snoda sui tre piani di Casa Parravicini, sede della Fondazione, uno dei pochissimi palazzi quattrocenteschi ancora esistenti a Milano, la facciata in mattoni rossi che eroicamente resiste a rievocare il passato nel cuore della modernità incalzante del quartiere di San Babila.

Pino Pascali è stata una figura estremamente eclettica: scultore, performer, disegnatore, interprete di Caroselli, scenografo per la Rai degli anni ’60. Artista a tutto tondo, vissuto a Roma ma originario di Polignano a Mare, e cresciuto a Bari. Il sangue pugliese ha continuato a scorrere nella sua arte, innervandola di quel legame con la natura e il duro lavoro dell’uomo, con gli elementi primari della terra e soprattutto dell’acqua e del mare. Ha vissuto una vita in continua accelerazione, volta all’arte e al gioco, che per lui erano inscindibili, sostanziata nella leggerezza. Ha raggiunto il successo alla fine degli anni ’60 diventando uno degli artisti centrali tra coloro che furono raggruppati sotto la definizione di Arte Povera. Mentre nel ’68 le sue opere erano esposte alla Biennale di Venezia, la corsa della sua vita si interruppe tragicamente all’età di 33 anni, a Roma, dopo un incidente in motocicletta.

Exhibition view (fonte artslife.com)

L’allestimento della mostra milanese, curato da Francesco Stocchi, pone in dialogo l’arte africana e le sculture appartenenti agli ultimi tre anni di attività di Pino Pascali, provenienti dalle serie di opere più conosciute ed affascinanti; le sale più ampie dedicate ciascuna ad un anno della produzione pascaliana si alternano a quelle, più piccole e raccolte, in cui vengono esposti i manufatti africani, su mensole e piedistalli, con un affascinante gusto del sovraffollamento da antica wunderkammern.

Come l’arte africana coglie i tratti essenziali della natura stilizzandoli e sintetizzandoli, così Pascali realizza i suoi Animali conservandone solo gli aspetti di immediata riconoscibilità. Quelle che a prima vista sembrano pesanti sculture in marmo negano lo statuto stesso di scultura nella loro leggerezza sorprendente: sono infatti realizzate con tela bianca e ritagliata e tesa su telai di legno.

Cinque bachi da setola e un bozzolo” (fonte fondazionecarriero.org)

L’uso dei materiali naturali, della paglia e del legno, e il richiamo all’oggetto quotidiano si ritrova invece nelle sculture del 67, il Cesto, il Cavalletto, le Liane. La riflessione di Pascali è però ulteriore, si sposta sul consumismo, sulla produzione industriale, sull’utilizzo di metalli e polimeri sintetici, come negli ironici famosissimi Bachi da setola, realizzati con gli scovoli colorati. Il materiale innaturale per eccellenza si fa mezzo per rappresentare la materia organica. E sono proprio i Bachi ad abitare il salone del terzo piano, circondati da stucchi, specchi e affreschi risalenti al ‘600.

Nelle note curatoriali si legge: “Nelle società primitive lo sciamano è colui che agisce ai limiti tra i due mondi, terreno e ultraterreno, in dialogo con le forze naturali, e che si esprime attraverso un simbolismo mitico, irriducibile alle categorie del pensiero e delle verità logiche.”

Pino Pascali a suo modo ha sempre dialogato con la natura, vivendo in osmosi con essa e con i suoi elementi, proiettando la tradizione classica e quella contadina della sua terra nella sua arte sempre contemporanea, fatta sfacciatamente di terra, di acqua, di colori, infinita stanza dei giochi in cui passeggiare affascinati.

“Non credo che uno scultore faccia un lavoro faticoso: egli gioca, anche il pittore gioca; come tutti coloro che fanno ciò che vogliono. Il gioco non è solamente appannaggio dei bambini. Tutto è gioco, non è d’accordo?”

Maschere, Costa d’Avorio (fonte flickr.com/kinipier)

 

 

PASCALI SCIAMANO

A cura di Francesco Stocchi

Dal 24 marzo al 24 giugno 2017

Fondazione Carriero, Milano

 

 

 

 

 

(Le citazioni di Pino Pascali in apertura e chiusura sono tratte dalla conversazione dell’artista con Carla Lonzi, avvenuta nel 1967 e pubblicata sulla rivista Marcatrè)

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