La lettura: educazione, definizione, possibilità di riscatto e felicità

A Tempo di Libri si è parlato anche del ruolo che la lettura ricopre nel raggiungimento del benessere. Gli interventi di Romano Montroni, Stefano Bolognini e Vito Mancuso delineano un quadro che declina le varie modalità in cui leggere contribuisce alla salute e alla felicità di ognuno.

Tempo di libri

La società italiana contemporanea valorizza sempre più la scienza e la tecnica, ritenute promotrici del progresso tecnologico, mentre relega il sapere umanistico ad una posizione di debolezza e staticità. Non ci si rende conto che è invece la conoscenza umanistica a stimolare il pensiero critico. Allo stesso modo – spiega Romano Montroni, nel corso della conferenza La lettura come strumento di benessere, tenutasi presso Tempo di libri – non ci si rende conto del fatto che la cultura non è intrattenimento, non è superflua, ma indispensabile, e va garantita. Per la società, dal momento che crescita culturale ed economica vanno di pari passo, ad esempio, ma soprattutto per il singolo, per il quale costituisce un vero e proprio indicatore di benessere.

La lettura in particolare è uno strumento che contribuisce alla salute e alla felicità di ognuno. È presupposto indispensabile per l’educazione ad esempio, e molto utile anche in contesti terapeutici, con giovani da rieducare, o malati terminali, o ancora nel caso di malattie degenerative – è infatti dimostrato che l’incidenza diminuisce se l’attività cerebrale viene mantenuta attiva –. La lettura risulta particolarmente importante anche per quanto riguarda la salute mentale; se infatti da una parte è svago, dall’altra è strumento cognitivo.

Frequente è l’utilizzo dell’immagine del leggere come nutrirsi. Nutrirsi per accrescere appunto quelle capacità critiche di cui si parlava. Lo psicanalista Stefano Bolognini spiega che con la lettura, infatti, i segni grafici diventano realtà psichiche, ed entrano in gioco le stesse aree cerebrali che sarebbero utilizzate se si stessero davvero vivendo le esperienze di cui si legge. Pagina dopo pagina, il lettore davvero estende le proprie esperienze e facendolo può maturare il desiderio di un’esistenza diversa. Questo particolare passaggio risulta fondamentale per la definizione di sé, quello che secondo Jung è il bisogno primario di ogni uomo. Nella lettura, il ruolo del lettore è attivo: si mette in gioco qualcosa di originariamente proprio che si ritrova nel libro, e si costruisce un mondo seguendo lo scrittore, che assume un ruolo simile a quello del direttore d’orchestra. La lettura si connota dunque come viaggio interiore – aggiunge Vito Mancuso, teologo -, che come tale richiede il giusto ritmo: lentezza e riletture per poter pensare di fronte alla pagina, e disponibilità del lettore a comprendere ciò che legge perché la lettura non rimanga infeconda. Perché nei libri è effettivamente insito un potenziale fecondativo e dall’incontro con il lettore può nascere un progetto. Purché poi si torni ad essere se stessi e non si sprofondi nell’alienazione, insiste Bolognini: la lettura è convivenza con lo scrittore, con la sua soggettività, ma vivere soltanto attraverso quella soggettività altrui non è salutare. La lettura deve essere un incontro, con un’andata e un ritorno. E nel mezzo si conosce se stessi. Come diceva Proust:

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.

Fonte: Romano Montroni, Stefano Bolognini, Vito Mancuso, La lettura come strumento di benessere, Tempo di libri, Milano, 23/04/2017

Credits immagini: Pixabay

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