Ti presento il mio amico Aspie

Una panoramica sulla sindrome di Asperger e sul problema e della marginalizzazione che le persone con AS subiscono nella vita sociale

Fu la dottoressa Liane Holliday Willey a coniare il nome “Aspie”, nel suo libro del 1999 Pretending to be normal. Questa autobiografia racconta le difficoltà di un’infanzia e una giovinezza passate a “fingere di essere normale”, fino a quando, all’età di trentacinque anni, le fu diagnosticata la Sindrome di Asperger.

Come la dottoressa Willey ce ne sono molti altri. Dagli studi realizzati alla fine degli anni Novanta, emerge che la Sindrome di Asperger (AS) è molto più diffusa dell’autismo: infatti raggiungerebbe stime di incidenza di 20-25 bambini su 10.000, contro i 4 su 10.000 dell’autismo.

Nel concreto, la Sindrome di Asperger è un disturbo dello sviluppo che si manifesta principalmente con una difficoltà nelle interazioni sociali. Contrariamente al già citato autismo, l’AS non impatta sul pensiero logico/razionale, sull’autonomia della persona o sul linguaggio.

Tipici della Sindrome di Asperger sono invece i comportamenti ripetitivi, una gamma di interessi precisi e settoriali e alterazioni della comunicazione non verbale (gesti, espressioni, contatto visivo…). Tali comportamenti sono visti, nel migliore dei casi, come “stravaganti”. Possono facilmente essere scambiati per manifestazioni di disprezzo o insensibilità e portare al fallimento delle relazioni interpersonali, soprattutto in età infantile.

A seguito del fallimento delle relazioni, una persona con la Sindrome di Asperger tende a isolarsi, a smettere di ricercare la compagnia e l’amicizia altrui. È più soggetta a sviluppare depressione, ansia e altri disturbi come la fobia sociale, non direttamente connessi all’AS. Questo però non significa che sia impossibile costruire una relazione con una persona Aspie.

Quello che è comunemente chiamato “mancanza di empatia” si è rivelato essere un concetto molto generico e impreciso. Esiste infatti una distinzione, poco nota ai più, ma importante nell’ambito della psicologia dello sviluppo. Ciò che caratterizza la Sindrome di Asperger è una carenza di empatia cognitiva, ossia la capacità di rappresentarsi i processi di pensiero propri e degli altri. Un ambito completamente diverso è quello dell’empatia cosiddetta affettiva, che nella AS è inalterata.

In altre parole, le persone Aspie provano gli stessi sentimenti di affetto, amicizia o avversione che provano tutti gli altri. Tuttavia hanno difficoltà a comprendere e mettere in relazione modi propri e altrui di esprimere questi stessi sentimenti.

La distinzione tra tipi di empatia ha un valore particolare dal momento che, ignorandola, si è resa possibile la creazione di uno stigma sociale che tende ad emarginare le persone affette da Sindrome di Asperger. Luoghi comuni paragonano l’AS ad una totale incapacità emozionale, ad una carenza cognitiva o ad un disturbo mentale, assimilandola ad alcune forme di nevrosi, trattandola come una malattia clinicamente debilitante (spesso da parte degli stessi genitori di bambini Aspie).

Mentre infatti negli adulti si assiste ad un tentativo di normalizzazione delle persone con AS, la reazione primaria nei confronti dei bambini è la ricerca di una cura. Il tema dell’inclusione delle “neuro diversità” – inclusione che non passa attraverso qualche forma di terapia – sta acquisendo sempre maggiore visibilità a causa del crescente numero di bambini con diagnosi che rientra nello spettro dell’autismo (negli Stati Uniti, sono 1 su 68 nel 2016, a fronte dell’1 su 80 del periodo 2011-2013). Diversi specialisti lo spiegano con il fatto oggi i DSA “comprendono sintomi molto più ampi rispetto a quelli che venivano attribuiti all’autismo in passato” (Katie Walton, specialista in autismo dell’università dell’Ohio).

Dunque anche la Sindrome di Asperger, che per alcuni ricercatori costituisce una struttura cognitiva diversa e non una malattia, viene in paesi come gli Stati Uniti assimilata alle forme classiche di autismo. Il risultato è una sempre più forte tendenza alla stigmatizzazione di persone sane e autosufficienti, che subiscono la stessa marginalizzazione troppo spesso rivolta agli altri tipi di DSA.

Un dato che, almeno in passato, ha ostacolato l’integrazione delle persone con AS è il collegamento tra il disturbo e comportamenti violenti e/o antisociali. È tuttavia dimostrato che l’alta percentuale di persone con AS nella popolazione legata ad atti di criminalità o violenza, si spiega con la più alta incidenza di malattie mentali non direttamente correlate alla Sindrome di Asperger.

Spostando il punto di vista, dell’AS fanno parte anche attitudini, come la focalizzazione su oggetti precisi, che possono costituire un beneficio in ambiti come la matematica, l’informatica, eccetera. Lo psicologo Simon Baron-Cohen e altri come lui, arrivano a sostenere che la combinazione tra abilità e Sindrome di Asperger abbia prodotto persone geniali. In controtendenza, e anche grazie a numerosi personaggi del cinema e della televisione, si sta sviluppando il luogo comune secondo cui la Sindrome di Asperger sarebbe causa o sintomo di genialità.

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