Guerrilla Girls, la insolita faccia del femminismo

Le donne in ambito artistico sono poco considerate e pochissimo riconosciute. Dal 1985 però, un gruppo di artiste lotta con le performance contro questa discriminazione. Nel 2017 sono arrivate anche a Bologna, al “Cheap street poster art”

Cos’hanno in comune femminismo e maschere da scimmia? La risposta è Guerrilla Girls, un gruppo di artiste attiviste che lotta contro ogni tipo di discriminazione nel mondo dell’arte e che nasconde la propria identità dietro perturbanti maschere da gorilla per rimanere nell’anonimato assoluto.

Non si sa chi siano, né quante siano. Fin dalla data ufficiale di fondazione hanno preso parte ai progetti del collettivo artistico più di 55 persone, collaborando per anni o solo per settimane. Nato nel 1985 in America, questo movimento, è composto da artiste femministe che lottano per i pari diritti in ambito culturale, attaccando e denunciando grandi rassegne espositive, concorsi d’arte e collezioni pubbliche che non comprendono ancora l’importanza che ha oggi, e che ha avuto nella storia, il punto di vista femminile nell’arte.
La loro storia inizia a New York già nel 1984 con un atto di protesta. Lo stesso anno infatti il MoMa di New York organizza una grande mostra esponendo tutti gli artisti internazionali più significativi del tempo per un totale di 169 autori, dei quali solo 13 erano donne.

Guerrilla_Girls_-_V&A_Museum,_London

La sera dell’inaugurazione un gruppo di artiste protestano davanti al museo, le stesse che poi daranno vita alle Guerrilla Girls. Già l’anno successivo i muri della Canal Street Station, una stazione della metropolitana newyorkese, venivano tappezzati di poster che riportavano nero su bianco i discriminanti numeri delle mostre collettive di artiste donne nei principali musei internazionali. Le mostre di sole donne, oltre che ignorate, venivano ghettizzate e chiamate dispregiativamente “ghetti rosa” da alcuni dei presunti intellettuali dell’epoca.
L’arte di denuncia delle Guerrilla Girls, tra poster, volantinaggio, stickers e varie azioni negli spazi pubblici, diventa una street art molto particolare, una street poster art, caratterizzata sempre da frasi e immagini scandalose di denuncia, unite a un grande humor e a una grafica che ricorda le copertine dei gruppi punk anni 70’.
Nel maggio 2015 le Guerrilla Girls hanno voluto festeggiare 30 anni di attivismo femminile e di proteste dando vita a una mostra nella East Side di Manhattan, esponendo alcuni dei loro lavori realizzati dal 1985 fino al 2015. La particolarità di questa esposizione è un’intera parete a disposizione dei visitatori che erano invitati a lasciare scritto i loro problemi dovuti alle ingiustizie della società e la conseguente privazione di alcuni diritti.
Tra le altre esposizioni del gruppo, oltre che numerose azioni di protesta e la pubblicazione di libri, troviamo “Guerrilla Girls: is it even worse in Europe?” la mostra alla Whitechapel di Londra inaugurata a marzo del 2016. Il titolo è provocatorio e pone l’attenzione sul confronto tra America e Europa, per quanto riguarda le discriminazioni, non solo di genere ma anche di gruppi etnici e di tutti gli artisti ingiustamente esclusi dal mondo dell’arte che conta.

Guerrilla Girls

 

Queste opere al giorno d’oggi sono sparse per tutto il mondo e risultano più di 100, da New York a Los Angeles, a Minneapolis, da Città del Messico a Istanbul a Londra, Bilbao, Rotterdam e Shanghai. Lo scorso primo maggio le Guerrilla Girls hanno fatto la loro prima apparizione anche in Italia. All’inaugurazione del “Cheap street poster art” festival di Bologna alla sua V edizione, hanno organizzato una sorta di atto artistico collettivo accolto con entusiasmo da tutti i partecipanti che, con tanto di maschere da gorilla, si sono riversati nelle strade di Bologna, attaccando 25 tra i più significativi poster delle artiste.

La collaborazione e l’empatia di tutti i partecipanti e il contorno di una città colta, attiva e sempre in movimento, hanno avviato una reale riflessione sui diritti umani, delineando la bellezza di questo festival. Non a caso le artiste per la loro prima apparizione italiana hanno scelto il “Cheap street poster art”: anch’esso infatti è stato ideato dalla collaborazione e l’impegno di altre donne per valorizzare lo spazio urbano bolognese che si rinnova di edizione in edizione e dare la possibilità di emergere a giovani artisti e a questa particolare arte di strada.
Le ragazze sono una risposta a chi si interroga se oggi abbia ancora senso essere femminista, come esempio di coraggio e voglia di lottare a nome di tutte le persone che ancora vengono discriminate ingiustamente. Ormai non si tratta più solo di femminismo, ma di una situazione comune e presente in molti ambiti sociali. Queste artiste danno speranza, distinguendosi per grande determinazione, umorismo e non violenza.

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