Due ali per migrare tra i mondi – Celti e simbolismo sugli uccelli

Il volo è senza dubbio una delle qualità del regno animale che ha affascinato maggiormente l’uomo. La capacità di volare librandosi nel cielo e sperimentare mondi inaccessibili e lontani, é la base su cui si sviluppano le credenze mitologiche riguardanti il simbolismo celtico sugli uccelli. Abbiamo già trattato della storia dei Celti e del simbolismo sugli alberi qui e della simbologia sugli animali qui. 

Era credenza diffusa che gli uccelli fossero depositari di saperi segreti, oltre a possedere il dono della profezia, cosa che fu contestata con l’avvento del celtico cristianesimo in quanto considerata un affronto al potere di Dio. Gli attributi simbolici accostati agli uccelli nella tradizione letteraria derivano principalmente dai loro comportamenti naturali osservabili. Per la possibilità di esplorare illimitatamente il cielo gli viene attribuita un grande saggezza, motivo per il quale rivestono spesso il ruolo di consiglieri. Alcuni uccelli migrano per trascorrere la stagione più fredda in climi meno rigidi, per poi tornare al comparire di un clima più mite, cosa che favorito la loro identificazione come mediatori tra i mondi. Altri uccelli vivono in stormi durante la stagione fredda, quando la natura sembra temporaneamente morire, il che ha suggerito un collegamento con la morte.

Simbolicamente il volo degli uccelli rappresenta un ponte tra i mondi, quali: cieloterraacqua ed oltretomba. Molte specie rivestono ruoli centrali nelle metamorfosi che, trasformandosi solitamente in umani, attirano i terrestri verso l’altro mondo. Diversamente alcuni eroi sono in grado di trasmutarsi in uccelli, per fare esplorazioni da punti sopraelevati e tatticamente strategici. Determinate peculiarità rappresentano, invece, un castigo divino. Nella letteratura antica gli uccelli appaiono spesso in gruppi e sono accomunati dagli stessi significati simbolici. In Culhwch ac Olwen, la civetta di Cwm Cwmlwyd, l’aquila di Gernabwy ed il merlo di Celli Gadarn sono menzionati insieme. Nella triade gallese Trioedd Ynys Prydein vengono definiti come i tre animali più antichi del mondo. Gli uccelli erano cari soprattutto a druidi e poeti che in diverse occasioni si adornavano delle loro penne. Inoltre, la capacità di poter comunicare con gli uccelli rappresentava l’apoteosi artistica a cui un poeta dell’età celtica poteva aspirare. Myrddin, ovvero Merlino, raggiunse questa abilità dopo essersi ritirato nella foresta ed aver perso la ragione.

Con l’affermarsi del celtico cristianesimo le specie di uccelli e le loro valenze simboliche aumentano. Alcuni significati simbolici precristiani vengono adattati alle nuove credenze. Essi divengono messaggeri di Cristo e delle anime di coloro che sono stati condotti in paradiso oppure all’inferno. Talvolta rivestono il ruolo di angeli e vengono identificati come la voce dei bambini non ancora nati. In senso più ampio la simbologia celtica è un continuo intrecciarsi frammentato di tradizione letteraria cristiana e precristiana.

I rapaci

Pensati principalmente come animali da caccia, sono motivo di fama ed orgoglio per i loro padroni.
Rappresentano forza, potere ed aggressività. Nella tradizione letteraria hanno particolare importanza l’aquila e la civetta.

Secondo la tradizione gallese l’aquila è la meta di metamorfosi che rendono possibile continuare a vivere nell’aldilà. Le vengono attribuite doti quali saggezza e chiaroveggenza, che le conferiscono dignità regale. Goeffry of Monmouth narra che durante una spedizione in Scozia, Artù scoprì nel Loch Lomond sessanta isole contenenti lo stesso numero di nidi di aquile, che solevano riunirsi in quel luogo ogni anno per discutere degli avvenimenti che sarebbero accaduti in Bretagna nel corso dell’anno seguente. Nel Book of Kells, l’aquila accompagna San Giovanni e simboleggia l’ascensione verso il cielo.

La civetta sembra essere in tutto il mondo una delle figure di rilievo della mitologia. E’ collegata alle antiche tradizioni in Africa, America, Asia ed Europa. Secondo la tradizione letteraria celtica i suoi grandi occhi sono il simbolo della Grande Madre, ragione per la quale la civetta appare su molti oggetti della vita quotidiana rivestendo il ruolo di colei che protegge. Nell’arte araldica è simbolo di saggezza.

La punizione divina come trasmutazione in civetta appare in primo luogo nei Mabinogi, ove Blodeuedd la moglie di fiori creata per Lleu tenta di uccidere il proprio consorte per vivere con un’altro uomo, motivo per il quale viene trasformata in una civetta di nome Bledeuwedd. ovvero “faccia di fiore”. Da questo riferimento in poi la civetta e resta una figura ricorrente fino alla letteratura moderna gallese.

Uccelli canterini ed uccelli che gracidano

Molte specie di uccelli, per la loro raffigurazione stilizzata o per la descrizione fornita a solo scopo simbolico, sono difficili da distinguere tra loro.

La rondine, il gabbiano e gli uccelli canterini sono talvolta citati nelle leggende, ma compaiono nella letteratura e nell’arte araldica più recente.

Gli uccelli che gracidano, come la cornacchia ed il corvo, sono raffigurati su monete, elmetti ed accompagnano le divinità. Una donna raffigurata accanto ad uccelli di queste specie viene collegata alla guerra, alla morte ed alla capacità di trasformarsi in cornacchia. Uccelli di questo tipo sono considerati figure sinistre ed in alcuni casi accompagnatori di maghi e streghe.

L’eroe irlandese Cùchulainn, quando si preparava per una battaglia, indossava un mantello con un cappuccio di piume di corvo. Secondo una leggenda Artù ascese al cielo come un corvo gigante, in seguito alla sua uccisione sul campo di battaglia di Camlan, per sorvolare sopra Britannia e Bretagna attendendo il momento di regnare ancora.

Altri uccelli

Il pavone è uno degli uccelli più frequenti nell’arte araldica, in cui simboleggia la superbia. Il suo affascinante ventaglio di penne rappresenta il firmamento e la ruota solare, ragione per il quale viene messo in relazione con il Culto del Sole. Se da una parte i riferimenti letterari al pavone sono pochissimi, dall’altra con l’avvento del cristianesimo questa specie si afferma come simbolo dell’immortalità.

Il gallo è considerato un animale sacro ed in alcune popolazioni celtiche è usanza non consumarne la carne. Rivestendo il ruolo dell’annunciatore del giorno, rappresenta l’aspetto attivo della vita, la fecondità e la voglia di amare e di vivere. Appare come uccello da combattimento su monete coniate in Gallia e su elmetti. Molto usato nell’arte araldica, tutt’oggi è il simbolo araldico della Francia.

Alla colomba vengono attribuite doti curative. Il suo valore simbolico proviene principalmente dalla religione cristiana. Una delle tre sante protettrici dell’Irlanda, Santa Columba, viene anche chiamata Colum Cille, ovvero “colomba della Chiesa”. Anticamente la colomba era considerata simbolo di pace, preoccupazione per tutte le creature viventi ed oracolo.

Bibliografia:

Sabine Heinz, I Simboli dei Celti – Il fascino di un popolo straordinario, Edizioni Il Punto d’ Incontro, 2000

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