Anime e acciughe, la strabiliante vitalità dell’aldilà

“Anime e acciughe” di Achille Mauri è un dinamico e coinvolgente viaggio in un aldilà vitale, confortevole ed estremamente poetico.

Cosa ci sarà dopo la morte?” Quante volte nella vita di tutti i giorni siamo portati a domandarcelo? E quante volte scacciamo questo cupo e spesso destabilizzante pensiero, come fosse un fastidioso insetto che con il suo insistente ronzio ci deconcentra e distoglie la nostra attenzione da ciò che riteniamo più importante? Da quella esistenza frenetica in cui siamo quotidianamente bloccati, e a cui siamo talmente sottomessi da non accorgerci di quanto perdiamo, di quanto ci lasciamo scivolare addosso, di quanto dimentichiamo del nostro passato.

Un giorno, non tanto lontano, potremmo scoprire che dopo la morte ci aspetta una nuova prospettiva, tanto ricca e tanto vitale da assomigliare sorprendentemente a quella che abbiamo vissuto. Un aldilà (o aldiquà) popolato da anime curiose e assetate di vita, alla continua ricerca di nuove straordinarie esperienze che possano accompagnarle per l’eternità. Questa è la visione di Achille Mauri, che nel suo romanzo d’esordio “Anime e acciughe” (Bollati Boringhieri) racconta i tre giorni che seguono il decesso del suo protagonista, Achille – anche lui – che guidato dall’anima del maresciallo Radetzky, precedente abitante della sua casa, si trasferisce in un garage del centro di Milano, dove incontra anime affini, insieme alle quali muoverà i primi passi nel complesso, conturbante e dinamico aldiquà a cui i defunti sono destinati.

“Anime e acciughe” è un viaggio nei ricordi, nella memoria e nell’individualità di un uomo che ha vissuto la più straordinaria delle vite, una di quelle esistenze che tutti sognano, e che non a caso cattura l’attenzione di Lucrezia e Marco, anime bramose di vita e alla continua ricerca di novità, di emozioni e di momenti indimenticabili che possano riempirli, saziarli, arricchirli, portarli a sbocciare una seconda volta. Chi compie questo viaggio con Achille – autore e personaggio – vive un’autentica metamorfosi, si sente accolto, plasmato, rinnovato. Racconti divertenti e perle filosofiche leniscono ogni ferita, cancellano ogni paura, conscia o inconscia, del grande salto nel vuoto che è la morte.

Compresso nel mezzo tra autobiografia e racconto finzionale, il lettore abbandona ogni giudizio razionale e si lascia trasportare con eleganza e leggiadria tra le parole incisive e potenti di un viaggio sensoriale accattivante e deliziosamente gustoso. Si chiudono gli occhi e ci si predispone all’ascolto e al tocco e all’esplorazione di una dimensione parallela, talmente viva da confortare, da tranquillizzare, da mettere a proprio agio anche il più scettico dei lettori.

Le anime di Achille Mauri, umane o animale che siano, sono concretamente palpabili, sono l’essenza di tante vite, che in una quotidianità scandita dall’incessante ticchettio del tempo che scorre, scivolano silenziosamente nell’oblio, e che invece qui, in questo romanzo, si aggrappano ad ogni lembo di pelle del lettore – visitatore -, tanto da lasciare su di essa un atemporale, inscalfibile ed indelebile segno.

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