Una vita quasi perfetta e un motivo per cambiare la propria vita

« Cosa fareste se vi dicessero che vi rimane una sola settimana di vita? »

Questo è il fil rouge che lega un’intera pellicola, fin da quando alla protagonista Lanie Kerrigan, interpretata da una Angelina Jolie bionda platino e superficiale, viene preannunciata la sua morte imminente. La sua èuna vita quasi perfetta”, questo il titolo del film. Ottima carriera in qualità di reporter, fidanzata con un affascinante giocatore di baseball, ricca e bellissima. Insomma, tutto parrebbe impeccabile. Quando però durante un’intervista un vagabondo che si afferma vicino a Dio e per questo Suo profeta le comunica l’infausto esito della sua vita, Lanie inizialmente tende a dubitare di costui.
Quando però alcune delle sue veggenze si concretizzano, inizia a mettere in dubbio i propri valori e a considerare di non avere vissuto appieno la propria vita.
Capisce anzi di aver tralasciato i propri legami familiari e agito principalmente in virtù della propria carriera e degli aspetti più superficiali, dimenticandosi di vivere davvero.

La trama è piuttosto lineare e semplice, anche se tuttavia nel corso del suo sviluppo compie una brusca inversione di rotta: progredendo in parallelo con la vicenda della protagonista, essa si spoglia dei suoi connotati più frivoli per lasciare spazio all’inseguimento di un messaggio morale più profondo. Possiamo dunque parlare di un film foriero di una delle domande esistenziali che più coinvolgono, travestito da semplice commedia: stiamo davvero vivendo la nostra vita?

La risposta di Lanie è certamente negativa, ma una volta messa di fronte ai fatti decide di prendersi gli ultimi giorni che le rimangono per cambiare almeno in parte. Decide di mettere da parte il lavoro, l’aspetto fisico e le convenzioni. Mette anche in dubbio la sua relazione sentimentale capendo che quello che dovrebbe essere il suo uomo, il giocatore Cal Cooper, è in realtà innamorato più della sua immagine che della sua persona, mentre si riscopre in una relazione con il suo cameraman Pete.
Nel frattempo tenta di risanare i rapporti con la sorella anche se con poco successo, in quanto quest’ultima si è sempre sentita sminuita: lei ha una vita mediocre, una famiglia piena di problemi e uno stipendio fin troppo basso, mentre al suo fianco ha sempre visto brillare la luce del successo di Lanie.

Stephen Herek, regista del film, uscito nelle sale americane nel 2002,  vuole mostrare così al pubblico un percorso salvifico inserito in una prospettiva positiva. Certo, Lanie è morta, ma ha dato vita a una nuova persona degna di essere chiamata tale. E’ scesa dal suo piedistallo, dal “sogno americano” per vivere i valori di una vita tradizionale. Ha scelto una famiglia e l’amore, rinunciando al lavoro per cui aveva lottato per anni ma che l’aveva resa succube del successo.
Di certo questa non è risultata una delle filmografie meglio realizzate e di maggior successo, gli attori non eccellono e anche la Jolie non è la star che si è soliti conoscere.
Tuttavia la bellezza di tale produzione risiede nel fatto che dietro a tale mediocrità si celi un messaggio di ben altro livello e il punto di partenza di un’analisi introspettiva.

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