Il sapore del successo: la cucina come scuola di vita insegna che nessuno vince da solo

Mai come in questi ultimi anni, la cucina sta diventando un’attività di forte e vivo interesse per il pubblico, in particolare quello televisivo.  Gli chef si sono trasformati in starlette, spesso dei sex symbol: si pensi a Carlo Cracco, noto forse più per il suo sguardo tenebroso e di ghiaccio che per i suoi impiattamenti o per quei connubi culinari degni di un estro altamente creativo.

Anche il cinema si adatta a questa rivoluzione e getta uno sguardo tra pentole e mestoli per raccontarci storie di uomini e donne che tra i fornelli trovano un regno nel quale abbandonarsi ad una smisurata passione. Un ring sul quale sfogare tutte le loro frustrazioni. Un luogo in cui dare spazio alla propria sete di perfezione. Da qui prendono vita pellicole più o meno leggere e godibili destinate al grande pubblico. Dalla commedia sentimentale Sapori e dissapori con Catherine Zeta Jones, a Julie e Julia, storia tutta al femminile di due donne appassionate alla cucina francese, al celebre Chocolat con un giovane Johnny Depp e un’intensa Juliette Binoche, fino a Ratatouille, film di animazione dedicato ai bambini.

 

E infine Il sapore del successo, commedia, a tratti profondamente drammatica, interpretata da Bradley Cooper e Sienna Miller. “Il sapore del successo” racconta le vicende di un giovane cuoco dal passato difficile e con un presente tutto da ricostruire. Adam Jones, infatti, reduce da una carriera condotta con successo in Francia, torna a Londra dopo il fallimento di un rapporto finito tra i fumi dell’alcool, la dipendenza dalla droga, i guai di chi per una dose contrae debiti con gente poco raccomandabile. Perseguitato dal suo passato, il giovane chef decide di ricominciare da capo nel nuovo ristorante aperto da Tony, amico omosessuale innamorato di lui e disposto a tutto pur di aiutarlo. Tony apre il nuovo locale nella speranza di salvare il giovane chef. Una grande cena e il suo nome scritto a caratteri cubitali sulle porte di ingresso sono l’inizio di una lunga strada che Adam decide di percorrere per arrivare a conquistare la terza stella Michelin.

 

 

 

Per realizzarsi all’interno del ristorante deve però mantenere fede al patto fatto con Tony: il giovane cuoco garantisce di frequentare lo studio di una psichiatra che verificherà periodicamente il suo stato di salute e lo aiuterà a disintossicarsi da alcool e sostanze stupefacenti. Ad aiutarlo in cucina ci sono gli amici Michael e Max e la bellissima Helene, giovane ragazza madre dalla vita complicata.

 

Il viaggio di Adam per fare ritorno ad uno stato di buona salute è un percorso che anche lo spettatore è chiamato a compiere dentro di sé mentre il film si svolge sotto ai suoi occhi scena dopo scena. All’inizio il giovane cuoco non riconosce alla psicoterapia un reale valore, ma solo un obbligo pur di mantenere il posto di lavoro, alla fine diventerà un modo per guardarsi allo specchio, per vedere anche al di fuori di sé stesso, per capire i sentimenti degli altri, per fidarsi del mondo. All’inizio la ricerca dell’ambita terza stella si concretizza in una corsa che Adam compie in solitaria, supportato da uno staff al quale non fa sconti, ma su cui addirittura sfoga tutte le frustrazioni. Alla fine il sapore del successo si rivela nella ritrovata capacità di fidarsi ed affidarsi al proprio gruppo di lavoro, di abbandonarsi all’amore per la sua sous chef, alla sensibile forza di accettare i sentimenti altrui, come quelli provati per lui da Tony. 

Il sapore del successo è nella capacità di riconoscere il bisogno di aiuto, nell’abilità di affidarsi agli altri, nell’intelligenza di riconoscere a ogni cliente la giusta importanza e non minor valore solo perché non si è ispettori Michelin. Il sapore del successo è accettarsi nelle proprie debolezze, ripartendo dalla propria creatività. Il sapore del successo è crescere con i consigli degli altri. Il sapore del successo è lasciare che a un certo punto le cose vadano per la loro strada nella consapevolezza di tutto il nostro impegno. Se per alcuni il film diretto da John Wells è la solita pellicola commerciale, per gran parte del pubblico, considerati i risultati al botteghino, è un film con un quid più forte e di impatto. Sarà per il fascino che Bradley Cooper regala all’anima fragile di questo ragazzaccio, sarà per le eleganti ambientazioni proposte,

 

oppure per il cast stellare di cui è composto il film che tra i suoi interpreti annovera Uma Thurman, Emma Thompson, Omar Sy, giovane attore francese, star di Quasi amici, ora nei cinema con Famiglia all’improvviso, Jamie Dornan, il Mister Grey delle cinquanta sfumature, e anche un attore italiano, Riccardo Scamarcio.

 

Ciò che più è interessante del film è la modalità con cui sceneggiatori e regista hanno saputo trasferire anche nel “non detto” l’insegnamento più importante della vicenda ovvero l’importanza di sentirsi sempre parte di un gruppo, di una comunità e mai soli nel proprio cammino: il successo si raggiunge con l’umiltà di ammettere il bisogno di avere qualcuno al proprio fianco, mai nella superbia di ritenersi sempre un gradino al di sopra degli altri. Verrebbe da dire che quasi come nelle favole di Esopo, manca una voce fuori campo che nell’ultima sequenza citi la famosa formula: “La storia insegna che… il sapore del successo è sempre una questione d’amore e mai di una strada percorsa in solitudine”. Grazie a questo film si riscopre l’importanza morale e formativa del cinema, quale mezzo di comunicazione e di educazione. Perché questa storia insegna tante cose, che, per quanto smielate o edulcorate possano sembrare, alla fine sono le più vere ed essenziali, affinché ognuno arrivi a gustare davvero, almeno una volta nella vita, l’esaltante sapore del successo.

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