Amore, spionaggio e arrivismo in un insolito Dumas

Alexandre Dumas è responsabile di un immaginario collettivo che ha attraversato generazioni intere, caratterizzato specialmente dalle sue opere più famose: “I tre moschettieri” e “Il conte di Montecristo”.

“Il tulipano nero” è un’opera minore dello scrittore e drammaturgo francese, ma che merita pari attenzione. È un classico della letteratura europea, che per questo “non ha mai finito di dire quel che ha da dire” (Italo Calvino, L’Espresso», 28 giugno 1981).

Rispetto ai precedenti capolavori, per i quali Dumas divenne un personaggio ben noto nella Francia del suo tempo, La tulipe noir è una “semplice” storia d’amore e di spionaggio in un’ambientazione spazio-temporale degna di nota: L’Olanda (allora “Sette Province Unite”) di fine ‘600. Gli Stati erano in feroce lotta tra loro, ma l’economia del Paese viveva una stagione floridissima, data anche la cosiddetta “bolla dei tulipani”: questi particolari fiori erano oggetto di desiderio in tutta Europa, soggetti per questo ad una grande speculazione, in quanto tutti erano affetti da una vera e propria “tulipomania”.

Questo fiore delicato e austero allo stesso tempo fa da protagonista di un romanzo che si legge tutto d’un fiato, e che non fa sentire il peso dei suoi anni. È la storia di un uomo, Cornelius, che si dedica con passione alla coltivazione di questo prezioso fiore e che per accuse politiche ingiustamente attribuitegli finisce in carcere. Lì incontrerà la bella Rosa, che diventa il motore dell’azione del romanzo: sarà grazie a lei, infatti, che persino in carcere Cornelius riuscirà a portare avanti la sua passione e a raggiungere lo scopo di tutta la sua vita: realizzare un tulipano nero, rarissimo e ancora intentato.  A rendergli tutto difficile sarà il suo vicino, Boxtel, arrivista e venale, il quale è l’autore della congiura che ha portato Cornelius all’incarcerazione, dopo aver sfiorato la condanna a morte.

Le belle città olandesi – Amsterdam, Rotterdam, l’Aia – offrono un’atmosfera unica e suggestiva. La storia è avvincente e ammaliante: è inevitabile trattenere il respiro, e fare il tifo per il disgraziato Cornelius. È una storia che insegna come la passione e la determinazione, anche nelle situazioni più svanataggiate, vincano sempre; come, invece, l’invidia e l’arrivismo riducano l’uomo in rovina.

Un romanzo, insomma, che nonostante gli anni riporta tematiche attuali di grande rilevanza; che induce a fermarsi e riflettere sulla condizione umana in una società sempre pronta a produrre esclusivamente per arricchirsi.

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