Dialogo con Tindaro Granata tra palco e realtà, tra spettacoli ed HIV

Tindaro Granata si offre con umiltà ad affrontare vari temi, dal teatro alla GPA, all’HIV, dando un suo parere sugli argomenti, dimostrando grande intelligenza e cognizione di causa.

Tindaro Granata, 38 anni da Tindari, è venuto alla riblata nel mondo del teatro con lo spettacolo “Antropolaroid”. Nei suoi spettacoli i temi sono spesso incentrati sulla famiglia, che racconta da più punti di vista. Il fil-rouge dei suoi testi è la capacità di riflettere su argomenti delicati, senza mai essere banale, riuscendo a suscitare diverse emozioni in chi guarda e in chi legge le trascrizioni.

Come hai iniziato a fare l’attore e quando hai deciso che lo saresti diventato?

Ho deciso a 15 anni perchè a scuola non ero un grande lettore, ero molto libero. Una professoressa mi consigliò di trovare uno stimolo in qualcosa di culturale e allora guardai tutti i film del neorealismo italiano. Lì la mia idea si è rafforzata. L’intenzione è nata però al mare. Mentre con alcuni amici si parlava di possibili lavori, mi cadde l’occhio su un giornale di spettacolo in cui c’era un approfondimento sui 100 attori migliori del mondo e lì decisi che sarei diventato attore. Passarono 5 anni e dopo aver fatto un anno il marinaio, salii a Roma, dove cominciai con dei corsi di recitazione serali che mi pagai da solo. Uno di questi corsi professionali era gestito da Giulio Scarpati, che mi mandò a fare un provino con Massimo Ranieri, che mi scelse grazie a un monologo in siciliano.

E’ stato difficile emergere nella scena teatrale?

Sì. Faticoso, ma naturale poiché sapevo che questa sarebbe stata la mia vita, anche se ho dovuto lottare. Inizialmente agli incontri non credevano che fossi un attore, in quanto non avendo fatto una vera e propria scuola non avevo determinati requisiti tecnici, pur avendo già fatto una tourneé con Ranieri. Ho continuato a fare l’attore scritturato, fino a che, dopo circa sette anni, sentendo di volere più libertà, ho cominciato a scrivere il mio primo monologo “Antropolaroid”, la storia della mia famiglia. Scrivere i miei testi mi ha dato più libertà. È faticoso reggere e vivere il rapporto con te stesso, con i produttori, con i teatri, ma lotto per mantenere quello che ho avuto.

Come scegli le storie che racconti?

Eduardo de Filippo disse che le storie sono nell’aria. Ci sono cose che sento mie, come “Antropolaroid”, che ho messo in scena per dire al mondo del teatro che io c’ero. “Geppetto e Geppetto” e “Invidiatemi” sono il risultato di argomenti di cui volevo parlare. È stata una coincidenza che tutti e tre gli spettacoli abbiano avuto come centro la famiglia. Forse avevo voglia di parlare di famiglia poiché essa è la prima società con cui ci si relaziona. Mi è venuto naturale parlare di famiglia. Per altri spettacoli come “32’16” cambia l’approccio, in quanto non sono stato io a scriverli. Si cerca di dare la propria anima non nella sua completezza, ma nella complessità di quello che viene presentato.

Spesso i tuoi spettacoli sono andati in scena al teatro “Ringhiera”; perchè la scelta di un teatro così di nicchia?

Perchè mi sono sempre ritrovato in chi lo rende vivo, come Serena Sinigaglia e tutta la compagnia. A loro è stato dato un compito infame e loro hanno dimostrato che si può portare cultura in un luogo dove non c’è attività culturale e dove non c’è l’idea di far nascere qualcosa di culturale. La sua chiusura sarà un problema. Sono stato onorato di far parte di “32’16”, una loro produzione.

In “Geppetto e Geppetto” si parla di GPA da vari punti di vista. Dato che molte opinioni dei personaggi sono opinioni che hai raccolto per strada, quanto è stato difficile mettere in scena diverse testimonianze, senza che un’idea prevalesse sull’altra?

È stato naturale non dare un giudizio sulla scelta dei personaggi. Per quanto mi riguarda credo che la libertà di ognuno debba essere rispettata. Io non ho nessun istinto paterno, ma se mi chiedessero di votare per una legge sulla Stepchild Adoption voterei favorevole, perchè lo trovo giusto per chi ha fatto nascere quel tipo di famiglia. Nello spettacolo ho scelto di non espormi perchè credo che sia giusto che un autore si fermi ed indaghi il problema. Nel momento in cui indaga deve contemplare la ragione di esistere di qualsiasi personaggio che entra a far parte del suo racconto. Nello spettacolo c’è sempre un’alternanza di pareri che alla fine si sommano e diventano zero.

Secondo te la società sarebbe pronta per accettare una legge sulla Stepchild Adoption o sulla GPA?

Si, sarebbe molto pronta. Non lo sembra perchè c’è molta confusione. La gestazione per altri tocca varie questioni, da quelle etiche a quelle religiose e lì ognuno ha la sua opinione. Se non siamo pronnti è perchè non c’è molta informazione. Non saremmo mai pronti umanamente perchè c’è un’educazione che dice che sarebbe contro natura e un’altra che afferma che è un volersi creare la propria famiglia. Siamo immaturi per accettarlo, ma preparati per poterlo accettare. È un problema profondo.

Non ho una risposta chiara su che valore abbia la questione della GPA. Faccio fatica a capire dove sia il giusto o lo sbagliato. Quando vedo le famiglie arcobaleno penso sia giusto, ma se penso a come avviene la pratica ho molti dubbi. La responsabilità resta di chi fa la scelta ed i bambini che nascono devono essere tutelati.

Parlando di HIV, ci sono ancora molti pregiudizi o ignoranza sull’argomento?

Secondo me sì. Più che ignoranza, spaventa la disinformazione giovanile. Ci sono molte cose che i ragazzi non sanno bene, quindi ci vorrebbe più informazione, senza abbassare il livello di guardia. Non bisogna pensare che questa malattia appartenga al passato o al solo mondo omosessuale.

Hai in programma nuovi spettacoli?

Un mio spettacolo è in programma tra qualche anno. Ora mi prendo un po’ di riposo per capire cosa scrivere. Sto scrivendo un monologo “Farsi silenzio” per Marco Cacciola, che debutteràil 26 giugno al festival di Asti. L’anno prossimo oltre a portare in scena “Geppetto e Geppetto”, “Antropolaroid”, “La Locandiera”, “Ifigenia liberata”, farò la “Bisbetica domata” di Shakepeare, con la regia di Andrea Chiodi, in cui farò il ruolo della bisbetica domata.

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