Donnacce e ambasciatrici: le donne poligame del Kasai

Il mondo occidentale troppo spesso interpreta la poligamia femminile in maniera univoca. I tradizionalisti non vedono nessuna differenza  tra il mestiere più antico del mondo e l’avere più partner, mentre i più progressisti vedono nella poligamia un’ espressione di pura libertà personale, che testimonia un abbattimento degli stereotipi e del maschilismo. In nessuna di queste interpretazioni cade la figura della “moglie del villaggio” Lele.

Nella regione del Kasai (ovest del Congo belga), tra le popolazione dei Lele, esiste una delle forme familiari più curiose agli occhi dell’Occaso. Quando si pensa a poligamia, infatti, ci si ritrova quasi sempre a pensare alla poliginia, ovvero all’istituzione per cui un uomo ha più mogli, comune in molte culture note all’opinione pubblica. Molto spesso queste forme sono concepite come particolarmente degradanti per la donna, che si pensa trattata come uno dei tanti possedimenti del maschio; di contro una situazione poliandrica? come quella dei Lele può suonare come una sorta di “rivincita” per la quale la donna ha, almeno per una volta, una posizione di dominio rispetto al “sesso forte”.
Purtroppo, raramente le società si prestano ad analisi così semplici e soprattutto cosi inconfondibilmente europee. Prima di apporre loro concetti estranei è di gran lunga preferibile fermarsi e osservare.

I Lele vivono suddivisi in molti piccoli villaggi composti da qualche decina di individui. Si tratta di insediamenti effimeri, che migrano e sono ricostruiti ogni decina di anni circa. Tra questi villaggi esiste una sorta di alleanza difensiva nel caso si faccia avanti un nemico esterno, ma altrimenti le scaramucce e le vere e proprie battaglie tra loro stessi non sono infrequenti. I Lele tengono a far sapere che non combattono mai (o meglio, non combattevano, essendo la situazione pacificata in seguito al dominio europeo) per un bottino, ma per le donne. Le donne, infatti, paiono essere considerate il fulcro degli scambi tra villaggi, parte integrante della diplomazia tra essi e i Lele trovano curioso che gli uomini possano uccidersi tra loro per motivi diversi. Lo scambio di donne tra villaggi, anche in maniera pacifica, è il modo prediletto per risolvere screzi e debiti, e tutto ciò pare cadere esattamente in linea con le accuse più gravi di misoginia ed oggettificazione della donna. Se poi si aggiunge che le donne “catturate” in questa maniera diventavano tradizionalmente la “moglie del villaggio(hohombe) ospite, ed era considerata come condivisa tra tutti gli uomini del villaggio, l’accusa pare addirittura ineluttabile.

Motivo decorativo Lele

Bisogna considerare, però, che la cattura o lo scambio “economico” non era l’unico modo di acquisire una hohombe. Se una donna (solo circa una donna su dieci è poliandrica, tra i Lele), infatti, fuggiva dal marito a causa del suo comportamento, essa poteva venire accolta presso un altro villaggio come sua hohombe, che rifiuterà ogni compenso al suo ex-marito a causa della sua violenza. Una moglie del villaggio può semplicemente essere acquisita a causa della sua straordinaria bellezza. Esiste motivo di pensare che la condizione di hohombe potesse essere effettivamente vantaggiosa per una donna, al punto da poter essere un’aspirazione.
Una hohombe, infatti è trattata con grande onore dal villaggio. La moglie del villaggio, infatti, per un lungo periodo, che va da qualche mese ad anni interi, gode di privilegi non indifferenti tra gli altri membri della comunità. Non le sono richiesti lavori pesanti (compresi alcuni lavori “donneschi” come cucinare), può mangiare accanto ai suoi mariti (cosa preclusa alle altre donne), tessersi un corredo personale di vestiti e accompagnare i mariti nella caccia. Durante questo periodo detto di “nozze di miele”, la hohombe sarà in una condizione di poliandria e giacerà con uomini diversi del villaggio, mentre i bambini che concepirà saranno considerati “figli del villaggio” e cresciuti come tali. Finito questo periodo, assumerà i compiti di una moglie ordinaria e col tempo depennerà i propri molti mariti ( o saranno loro a scegliere una propria moglie) fino ad arrivare in una condizione monogama nella quale cucinerà per un solo uomo, come le altre donne.
I figli del villaggio paiono essere anche essi figure di grande importanza; i maschi ricevono la solidarietà di tutto il villaggio in caso di contese, mentre le femmine, se chieste in matrimonio, possono pretendere un ottimo partito, considerato che tutto il villaggio avrà voce in capitolo riguardo alla quantità di denaro che il pretendente dovrà elargire al villaggio.

La figura della moglie del villaggio può anche essere interpretata come strumento diplomatico, proprio in virtù dei suoi legami con tutto il villaggio. Una hohombe è una donna ben rispettata e può fungere da ambasciatrice tra le piccole comunità dei Lele. Ulteriormente, l’istituzione della moglie del villaggio può essere usata dal capoclan, che concedendo una della sue figlie in moglie ad un villaggio (essa non sarà una vera e propria hohombe, visto che il suo lignaggio le garantirà anche ulteriori ruoli), può intessere relazioni e alleanze non indifferenti con soggetti politici che può effettivamente intendere come propri “figliastri”.

La “moglie del villaggio” è una figura che prevarica gli standard occidentali di relazione, e gli europei, in età coloniale, non mancarono di far sentire il proprio giudizio su quella che consideravano alla stregua di una prostituta. Le conseguenze di tale influenza si fanno sentire ancora oggi, in quanto il governo ha tecnicamente reso la poliandria illegale e ha storicamente mal tollerato queste istituzioni.

 

Fonti: JOURNAL OF THE INTERNATIONAL AFRICAN INSTITUTE 1951 volume XXI

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