Il fascino della lirica: una storia di intrattenimento

Cos’è l’opera lirica? Ormai è sempre più alla portata di tutti ed amata da un pubblico sempre più trasversale

L’opera lirica ad oggi gode di una fama e di una reputazione difficilmente uguagliabili. La preparazione di cantanti, musicisti e di tutti coloro che lavorano ad una rappresentazione è lunga e complessa, il risultato nella quasi totalità dei casi soddisfa le aspettative del pubblico e contemporaneamente sazia il desiderio di innovazione necessaria al successo di ogni forma d’arte.
Ma da dove, quando e soprattutto come nasce l’opera lirica? Nasce in Italia, nelle corti, verso la fine del Cinquecento, e non in forma di un vero e proprio spettacolo, piuttosto un breve pezzo teatrale messo in scena durante le pause tra gli atti degli spettacoli rappresentati a corte. Aveva il nome di intermezzo. Era l’esito di un tentativo di ritorno alla tradizione classica e pura del teatro greco, con cori e cantati, che sarebbero poi diventati la firma del melodramma, l’unico genere teatrale in cui le parole sono riportate interamente attraverso il canto.
La combinazione di trame e melodie dev’essere stata vincente fin da subito dato che nel giro di pochi anni gli intermezzi divennero la parte più importante e richiesta delle rappresentazioni: il pubblico attendeva ogni sera le evoluzioni vocali ricche di virtuosismi, sempre nuove e di volta in volta più complesse.
La storia di questo genere si sviluppò rapidamente: dalle corti ai teatri, dall’aristocrazia al pubblico popolare, dall’Italia alla Mitteleuropa. Si sviluppano filoni indipendenti in Francia e Germania, il genere si sviluppa in un brulicare di attività, in cui i librettisti, i poeti, la fanno da padroni.
È l’epoca dei castrati (le donne non sono ammesse nei cast), i musicisti più pagati nella storia della musica. La maggiore capacità polmonare maschile, la limpidezza del timbro giovanile e la capacità di improvvisazione, che studiavano fin da bambini, creavano un mix ineguagliabile.
Ma la richiesta continua ad aumentare ed evolversi: nasce l’industria del melodramma e nel centro della scena si staglia ora la figura del compositore, che ha scalzato quella del poeta.
Ogni compositore può dedicare poco meno di un paio di mesi ad opera; la sua gavetta inizia da giovane, assiste alle rappresentazioni e impara sul campo quale sia la migliore tecnica da utilizzare e quali siano gli stereotipi che il pubblico si aspetta di vedere soddisfatti.
La rappresentazione, che ad oggi è considerata sacra ed intoccabile e che mira a ricostruire, in una continua ricerca filologica, le intenzioni originarie degli autori, è, ai tempi, proprietà dell’impresario, che la taglia e la modifica all’occorrenza (si dovrà aspettare fino all’apice della carriera di Verdi per ottenere il diritto d’autore e la tutela della volontà del compositore).
È l’800, l’epoca d’oro della lirica, il secolo dei nomi che sarebbero rimasti scolpiti nella memoria dei posteri: Donizetti, Rossini, Verdi. Le donne si sono impossessate della scena e il melodramma è diventato quello che i critici definiscono il triangolo amoroso tra il soprano e il tenore, che si amano, ma sono osteggiati dal baritono.
Nasce il concetto di repertorio, le opere più famose non escono più dal cartellone e diventano i modelli di riferimento.
Con l’avvento dei feroci concorrenti del 900, la radio e soprattutto il cinema (e la televisione), il melodramma compie la sua parabola discendente; non più intrattenimento prediletto dalle masse, la lirica diventa un settore di nicchia, per un pubblico colto e specializzato, sempre meno produttivo, in cui il repertorio costituisce l’unica materia rappresentata.


Ma il melodramma non ha mai perso il suo fascino, basti pensare alle nuove maschere dietro cui si nasconde questo teatro tutto cantato, come i musical, oppure l’interesse di innovazione che gira intorno alla resa scenica, unico ambito che non è mai stato rigidamente canonizzato e su cui si punta per stupire la critica con ambientazioni moderne e accattivanti.
E in fin dei conti, la potenza evocativa di Violetta che si concede di sognare l’amore di Alfredo non può non fare breccia nel cuore di chi ascolta, anche a secoli di distanza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *