Cinesi a Milano: la migrazione sconosciuta di una comunità misteriosa

Sono cinesi i componenti di una numerosa e antica comunità di immigrati di Milano e sono ormai parte irrinunciabile del tessuto culturale della città. Nonostante ciò, la storia dell’immigrazione cinese nel capoluogo lombardo rimane poco conosciuta.

La cosiddetta diaspora cinese è un fenomeno che ha caratterizzato tutto il corso della storia attraverso varie “ondate”, ma che ha conosciuto una fase particolarmente intensa tra il 1800 e il 1949. Spinti da guerre e carestie, migliaia di immigrati cinesi, principalmente braccianti e lavoratori manuali analfabeti, si riversavano nelle Americhe, in Europa, in Australia, Malesia, Asia sud-orientale e Sudafrica nella speranza di migliorare le proprie condizioni di vita. Diedero origine al fenomeno dei coolies, dal cinese “lavoro duro”: in coincidenza con l’abolizione dello schiavismo, costituivano una fonte preziosa di manodopera a basso costo e venivano sottoposti a ritmi produttivi pesantissimi. Facevano da tramite con gli imprenditori occidentali i cosiddetti “venditori di porcellini”, connazionali dei coolies, come avviene spesso ai migranti africani e asiatici di oggi. Con la promessa di ricchi compensi da mandare alle proprie famiglie in Cina, migliaia di coolies venivano convinti a firmare contratti pluriennali per lavorare in altri continenti. Spesso però trovavano soltanto salari irrisori, condizioni di vita e di lavoro terribili e l’impossibilità di tornare in patria alla scadenza del contratto. Si è sempre pensato dunque che i primi cinesi immigrati in Italia facessero parte degli oltre 100.000 coolies che la Francia aveva “importato” per scavare le trincee della Grande Guerra.

Invece, come illustrano l’affascinante graphic novel di Ciaj Rocchi e Matteo Demonte, “Chinamen- Un secolo di cinesi a Milano” e le ricerche del professor Brigliadoi dell’Università dell’Insubria, i primi cinesi arrivano in Italia in maniera molto differente. I primi immigrati provengono da una regione della costa sud orientale della Cina, il Zhejiang. Si stabiliscono in Italia tra il 1926 e il 1927 inizialmente a Torino, per poi diffondersi in molte città come Bologna, Milano, Ancona e Foggia. Sono i 200 venditori ambulanti cinesi inviati da una società sino-giappo-francese che commerciava perle finte e che aveva deciso di espandere il proprio mercato. Informazioni sull’Europa e sull’Italia erano arrivate tramite i commercianti di arte e di oggetti che avevano seguito la delegazione imperiale cinese inviata all’Expo del 1906 a Milano. Durante la permanenza temporanea in Europa i commercianti del 1906 di erano stabiliti proprio nei pressi di via Canonica, vicino all’attuale Chinatown milanese di via Paolo Sarpi.

I “perlari” cinesi degli anni ’20 danno origine al  modello di immigrazione Wenzhou, di taglio marcatamente commerciale. Il modello viene studiato nelle università cinesi a partire dagli anni ’90, quando questa ricostruzione viene conosciuta anche in Cina. Molto curiosamente infatti la vicenda dei commercianti cinesi era stata dimenticata. Il 1927 però coincide anche con l’inizio della guerra civile cinese, che porterà al regime comunista di Mao Tse Tung  e alla nascita della Repubblica popolare cinese nel 1949.

Dal 1949 in poi il flusso migratorio dalla Cina continentale si interrompe, fino agli anni ’80. Tra gli anni ’50 e ’70 arrivano in Italia i primi immigrati della Repubblica Nazionalista  ovvero Taiwan in seguito ai mutamenti politici nel sud-est asiatico. Curiosamente, scoprono solo a viaggio ultimato che in Italia già esiste una comunità cinese, con cui si integrano. Alla morte di Mao nel 1976, si afferma ai vertici del partito comunista Deng Xiaoping, precedentemente allontanato durante la Rivoluzione culturale. Il progetto più importante di Xiaoping è quello delle Quattro modernizzazioni, che prevedono la trasformazione della Cina in una potenza competitiva attraverso la formazione di professionisti e scienziati all’avanguardia. Viene concesso dunque a tutti i professionisti, agli studenti universitari e ai ricercatori che possono permetterselo di soggiornare all’estero per studiare e formarsi. La transizione rimane molto lenta in Italia: nonostante ci sia un’ambasciata a Roma fin dal 1971, il primo consolato generale della Repubblica Popolare Cinese sarà istituito a Milano solo nel 1987.  Rimane ancora oggi però molto problematico emigrare dalla Cina. Infatti, nel 2011 il CNEL ha presentato un rapporto sulla criminalità organizzata cinese in Italia che indica la violazione delle norme sull’immigrazione come il reato più frequente tra quelli commessi dai cittadini cinesi residenti.

In Italia e a Milano, nella zona che ancora oggi ne costituisce la Chinatown, si forma dunque una Cina parallela, che non segue la storia della madrepatria, con una comunità di immigrati molto aperta e integrata. Negli anni ’30 i commercianti cinesi fanno arrivare in Italia familiari ed amici come lavoratori nelle proprie attività, raddoppiando le unità iniziali. Vengono rilasciati permessi di emigrazione per permettere il ricongiungimento dei nuclei familiari e perché, con il pretesto della necessità di artigiani specializzati, vengono indicati amici e parenti. Nascono così le prime imprese familiari e la comunità sembra integrarsi sempre di più. Il primo sino-italiano figlio di un matrimonio misto è il milanese Mario Tschang, nato nel 1933 e divenuto negli anni ’60 un innovativo imprenditore. Nel 1967 rivoluzionerà il mercato italiano e cinese con la sua ditta di cancelleria Osama e la sua ascesa arriverà fino alla costruzione di Palazzo Lombardia a Shanghai.

La popolazione italiana tuttavia è intensamente sinofoba. Il regime fascista, le leggi razziali e la guerra sconvolgono questo equilibrio quando le imposizioni del regime autarchico e delle corporazioni si uniscono alle proteste e all’insofferenza dei venditori italiani e portano i prefetti a prendere provvedimenti contro la comunità cinese. Molti cinesi vengono deportati in appositi campi di concentramento in Abruzzo e in Calabria.

Nel dopoguerra, tuttavia, anche la comunità cinese segue la faticosa ricostruzione economica del Paese, conoscendo una fioritura negli anni ’60. È la ristorazione il nuovo trend imprenditoriale cinese in Italia, che parte nel 1962 con l’inaugurazione de La Pagoda, il primo ristorante cinese di Milano. 

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