Italiani senza cittadinanza: stranieri nel proprio Paese, italiani da sempre

A pochi giorni dalla Festa della Repubblica, il 15 giugno, arriva in Senato la Riforma della cittadinanza. Promossa dall’associazione “Italiani senza cittadinanza” anche tramite una petizione online, conferirebbe in maniera automatica la cittadinanza italiana anche agli “immigrati di seconda generazione”.

Lo scorso 29 maggio, a cinque anni dalla seconda scossa del terribile sisma in Emilia Romagna, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato a Mirandola, comune del modenese, per prendere parte ad un convegno su scuola e ricostruzione e per esprimere la vicinanza dell’intera Italia alla popolazione. Ad accoglierlo, immortalata da una serie di scatti divenuti iconici, una giovane studentessa del locale Istituto di moda Galilei, avvolta da un vestito creato con i colori della bandiera italiana dalle sue compagne di scuola. Sul web e su molte testate si è parlato molto dell’incontro, perché la studentessa in questione è una ragazza nera, la quindicenne Mbayeb Bousso, cresciuta in Italia. Mbayeb fa parte di quel vasto e composito milione di italiani senza cittadinanza, impropriamente detti immigrati di seconda generazione, che, benché si sentano italiani a tutti gli effetti, l’Italia tratta come ospiti stranieri.

La discriminazione arriva in maniera impietosa anche da molti connazionali: la foto della ragazza, pubblicata su Facebook, è stata tempestata da commenti carichi di razzismo e intolleranza.

Una discriminazione altrettanto forte arriva però da parte dello Stato, che dovrebbe invece tutelare anche questa parte della popolazione. Attualmente infatti la legge sulla cittadinanza italiana prevede un lungo iter di riconoscimento per coloro che non hanno genitori di nazionalità italiana, dal momento che è basata principalmente sullo ius sanguinis. Con questa espressione si definisce il principio giuridico che sancisce l’acquisizione della cittadinanza per nascita da un genitore della nazione interessata, che in Italia include anche riconoscimento e adozione. Si contrappone allo ius soli, secondo il quale si è cittadini di un determinato Stato quando si è nati sul suo territorio, indipendentemente dalla nazionalità dei propri genitori. Mentre lo ius sanguinis è il principio prevalente in Europa, lo ius soli è adottato in Francia e nella maggior parte del continente americano.

L’attuale legislazione basata sullo ius sanguinis costituisce un grande impedimento burocratico per gli “immigrati di seconda generazione”: la cittadinanza italiana è, secondo l’ordinamento giuridico, quella condizione che conferisce al cittadino pieni diritti civili e politici. La legislazione attuale, basata principalmente sulla Legge 91 del 1992 con alcuni ampliamenti del 2000 e del 2006, prevede l’acquisizione automatica della cittadinanza per ius sanguinis, mentre può essere estesa entro certi criteri anche a chi ne fa domanda. Si applica lo ius soli esclusivamente per chi nasce in Italia da genitori apolidi o ignoti. Si può inoltre ottenere, se privi di precedenti penali, per matrimonio con un cittadino italiano, dopo due anni di residenza legale in Italia o tre all’estero. Le modalità che interessano maggiormente gli “immigrati di seconda generazione” sono però quella della naturalizzazione e dell’elezione. La naturalizzazione permette di diventare cittadini dopo dieci anni di residenza legale in Italia, con riduzioni entro determinati criteri, se privi di precedenti penali e provvisti di adeguate risorse economiche. L’elezione, invece, lo consente a chi nasce in Italia da genitori stranieri e vi risiede legalmente fino ai 18 anni; la dichiarazione deve essere fatta entro un anno dal raggiungimento della maggiore età. Spesso non si tratta di percorsi privi di ostacoli: occorre in entrambi i casi essere in possesso di una vasta documentazione che non tutti sono in grado di reperire, tra cui un passaporto valido, un regolare permesso di soggiorno, il certificato storico di residenza in Italia e una copia dell’atto di nascita. Il rilascio della cittadinanza rimane inoltre a discrezione degli Ufficiali di Stato Civile, che possono negarlo qualora non ritengano la documentazione sufficiente. La possibilità di fare ricorso rivolgendosi ad un avvocato per cittadinanza, nonostante la presenza di associazioni che operano gratuitamente sul territorio, non è alla portata di tutti i richiedenti.

Si tratta dunque di una situazione problematica per persone come Youness Warhou, studente universitario di 22 anni, nato in Marocco ma residente in Italia da 12 anni. La mancanza della cittadinanza italiana non gli ha permesso di iscriversi alla scuola militare per realizzare il sogno di diventare pilota, così come lo priva della possibilità di accedere a tutti i concorsi pubblici o di iscriversi agli albi dei professionisti. Anche ritardare il pagamento della tassa sul permesso di soggiorno può costargli l’espulsione. Youness si sente però perfettamente italiano, così come un milione di italiani figli di stranieri che tuttora non godono di nessun diritto.

Insieme ad alcuni coetanei di diverse origini, Youness è tra i fondatori del Movimento Italiani senza cittadinanza, che in tutta Italia opera per la sensibilizzazione della popolazione e della politica sul tema degli immigrati di seconda generazione e che chiede l’approvazione della Riforma della legge di cittadinanza.

La legge, approvata alla Camera il 13 ottobre 2015, è ferma in Senato da più di un anno e mezzo e prevede l’introduzione di uno ius soli temperato e dello ius culturae, rivelando una particolare attenzione verso i minori. 

La nuova legge, al voto in Senato il 15 giugno, prevede l’acquisizione automatica della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno in possesso di un permesso di soggiorno dell’Unione Europea per soggiornanti di lungo periodo. Si tratta di un permesso di soggiorno che vale a tempo indeterminato e che può essere richiesto se in possesso di vari requisiti, come un reddito adeguato, titolarità di un permesso di soggiorno italiano valido da almeno cinque anni e il superamento di un test di lingua italiana.

Lo ius culturae prevede invece l’acquisizione della cittadinanza attraverso il percorso scolastico: sono ritenuti idonei i minori stranieri, nati in Italia o qui arrivati entro il 12° anno di età, che abbiano frequentato sul territorio nazionale per almeno 5 anni uno o più cicli di corsi di istruzione o di formazione professionale. La richiesta deve essere fatta da un genitore in possesso di valido permesso di soggiorno e residenza legale all’Ufficiale di Stato Civile del proprio Comune.

La Riforma di legge propone inoltre la naturalizzazione di un cittadino straniero che abbia fatto ingresso in Italia prima della maggiore età, che sia legalmente residente in Italia da almeno sei anni e che abbia conseguito un titolo di studio presso uno degli istituti di istruzione italiani.

Credits immagini: Movimento Italiani senza cittadinanza

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