La spiritualità degli Tswana – Un popolo africano volto all’armonia

E’ innegabile il bisogno umano di credere in una forza superiore. Qualcosa al di sopra dell’umanità e dell’ordine naturale di ogni cosa esistente. Alcuni aspetti fondamentali di innumerevoli religioni ruotano attorno a questo punto. Gli Tswana sono un popolo del gruppo Bantu che risiede negli altopiani dell’Africa meridionale. Le loro credenze religiose si focalizzano sul concetto di forza superiore ed energia primordiale, offrendo una singolare concezione dell’Essere Supremo, per loro Modimo. Da questo concetto, la tradizione religiosa e spirituale degli Tswana si articola in un costante sforzo al sostegno dell’armonia della comunità.

Gli Tswana credono in una complessa gerarchia di poteri spirituali, in cui tutti gli esseri sono profondamente connessi tra loro. Gabriel Setiloane, teologo cristiano di etnia Tswana, suggerisce che per il suo popolo il rappresentante coincide con il rappresentato ed un simbolo non è altro che ciò che rappresenta. Ne consegue che Modimo è la fonte da cui scaturisce l’esistenza. E’ intangibile ed onnipresente, oltre che parte dell’esperienza umana ed il guardiano dell’ordine morale. La laboriosa articolazione di questa concezione è avvalorata dalla grande varietà di termini ed essa destinata: Modimo è “motho” uomo, “mme” madre, “lesedi” luce ed anche “selo” mostro, in quanto dotato di poteri che superano le capacità umane.

A nessun uomo è concesso di interagire impunemente con Modimo, perciò gli antenati degli Tswana i badimo svolgono il ruolo d’intermediari. La scelta di questo vocabolo è particolarmente interessante, in quanto badimo è il plurale di Modimo. Il loro operato assicura la fertilità di uomini, bestiame e raccolto ed, inoltre, preserva l’armonia delle relazioni sociali. Provvedono al benessere dell’intera comunità, proteggendo i loro discendenti e correggendone gli errori, in cambio del “tirelo” servizio, ovvero la condivisione del beneficio. Dal momento che i badimo sono ritenuti amanti della compagnia, ogni qualvolta che si prepara del cibo se ne conserva una porzione a loro destinata. Senza il loro favore la vita non è considerata degnamente equilibrata. Coloro che non onorano i badimo incorrono nel bolwetse, una combinazione di malattia e disarmonia con le forze spirituali.

 

 

Di particolare interesse è la teoria della personalità umana, in lingua originale seriti, secondo cui ogni uomo nasce con un seriti leggero o pesante, oltre che un’inclinazione naturale al bene ed al male. Questo predispone le basi delle necessità e delle intenzioni di una persona, al quale la comunità deve adattarsi. Un bambino con un seriti leggero necessita di essere fortificato e motivato da buoni propositi, uno pesante è contraddistinto da rispetto e correttezza, mentre un seriti cattivo è propenso a portare discordia nell’ordine sociale. E’ credenza diffusa che il seriti di un’uomo pervada parzialmente anche il mondo ad esso circostante, per cui il seriti di un leader influisce sul benessere dei suoi parenti e del suo bestiame. Essendo i badimo legati all’origine dei seriti, questi ultimi sono considerati delle forze spirituali che collegano e regolano le relazioni sociali e spirituali.

Tra le maggiori cause di sofferenza umana si trovano la disapprovazione dei badimo e l’intervento della stregoneria, resa letteralmente con il termine boloi. Alcuni di questi influiscono sulla comunità e sono i boloi del cuore ed i boloi della bocca, entrambi intesi come offese ad un membro anziano del gruppo parentale. Questo sgarbo comporta il ritiro dell’appoggio dei badimo offerto al seriti dell’offensore, con la conseguente esposizione al bolwetse del seriti del colpevole e di buona parte di ciò che che lo circonda. Per sanare l’equilibrio delle relazioni sociali il colpevole dell’offesa si deve sottoporre ad una cerimonia, nel quale è richiesto un sacrificio animale. Al termine di essa, l’anziano purifica il seriti del colpevole con un intruglio di chimo ed aloe con cui lava l’offensore.

Contesto storico-sociale e discendenza Tswana

La cultura Tswana può essere compresa a pieno solo tenendo conto del contesto storico-sociale, che dal XIX secolo, ha profondamente condizionata la vita di questo popolo e delle tragiche vicende che lo hanno interessato. Con il primo contatto con la cultura occidentale e l’inizio delle missioni cristiane di conversione, tra il 1810 ed il 1840 in territorio Tswana l’ordine sociale è stato totalmente stravolto portando al caos incontrollato. Inoltre, le tensioni tra tribù hanno portato ad una dispersione della popolazione. Dapprima l’avanzata degli Zulu, nota con il nome di Mfecane, più tardi con l’invasione dei Boeri. Quest’ultimi deportarono gli Tswana in riserve isolate nel Transvaal, nella parte settentrionale del Capo di Buona Speranza, nel Libero Stato di Orange e in quello che poi è diventato il Botswana. In questi luoghi i sopravvissuti si raggrupparono nel tentativo di ricostruire una nuova struttura sociale. Alla fine del XX secolo il cristianesimo divenne la religione ufficiale.

Sentiloane afferma che la popolazione non ha abbandonato le vecchie tradizioni, bensì si è semplicemente adattata al cristianesimo. Persistono pertanto pratiche individuali di guarigione tradizionale, stregoneria e magia anche presso i cristiani di etnia Tswana. Nonostante l’irreparabile influenza cristiana e gli sconvolgimenti che interessano tutt’ora gli Tswana, gli antichi valori di armonia offrono sicurezza psicologica, un’ancora di salvataggio in un equilibrio precario ed una collocazione nello schema cosmico delle cose.

 

Immagini:

Illustrazioni dell’artista Samuel Daniell.

 

Bibliografia:  

Religioni dell’Africa  (14º di 17 volumi dell’Enciclopedia delle religioni  diretta da Mircea Eliade), Milano: Jaca Book, 2009.

 

Sitografia:

http://african.one/tswana/

http://akkadium.com/tswana-towns-archaeology-marothodi/

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