Vaccini obbligatori: no vax, stereotipi e un fallimento comunicativo

Molti dannosi falsi miti circolano sui vaccini, ma la recente polemica sul necessario obbligo di vaccinazione fa emergere la rottura di un patto di fiducia tra Stato e cittadini e un’incapacità comunicativa di molti scienzati.

Il 19 maggio 2017 è stato approvato il Decreto legislativo che rende obbligatori 12 vaccini gratuiti per i bambini in età scolare di tutta Italia. Il Decreto, firmato dal Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin e sostenuto dal Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, prevede l’interdizione dei bambini non vaccinati da asili nido e scuole per l’infanzia già dall’anno 2017/2018. Per quanto riguarda i bambini non vaccinati che frequentano la scuola dell’obbligo, sono previste sanzioni fino a 7500 euro per i genitori ma non l’interdizione. Inoltre, i genitori non adempienti verranno segnalati in maniera diretta dall’ASL al Tribunale dei Minori, che avvierà il procedimento di sospensione temporanea della responsabilità genitoriale.

Si tratta di un provvedimento contestatissimo: molti hanno parlato addirittura di dittatura, pur non negando la natura del problema. Come evidenzia la scelta dello strumento legislativo del decreto, la decisione ha carattere di emergenza. Nel 2015, relativamente alle 12 vaccinazioni rese obbligatorie, la copertura ufficiale registrata aveva numeri sconfortanti: 93,4% per l’antipoliomielitica, 93,35% per l’anti-difterica, 93,56% per l’anti-difterica, 93,2% per l’anti-epatite B, 93,2% per l’anti-pertosse, 93,03 per l’antipoliomielitica, 93% per anti-Haemophilus Influenzae di tipo B (causa di meningite ed epiglottite nei bambini), 88,73% per l’anti-meningococcica B, 76,62% per l’anti-meningococcica C, 85,29% per anti-morbillo, 85,22% per anti-rosolia, 85,23% per anti-parotite e 30,73% per anti-varicella.

Il trend è ancora in diminuzione, ma per ottenere la cosiddetta immunità di gregge il livello di copertura vaccinale dovrebbe essere almeno al 95% per ogni patologia. Con immunità di gregge in medicina si intende la protezione indiretta che si verifica quando la vaccinazione di una parte consistente di una popolazione riesce a tutelare anche gli individui che non hanno sviluppato direttamente l’immunità. L’immunità di gregge è quella che protegge ad esempio le persone malate di leucemia e sotto chemioterapia, per cui vaccinarsi è rischioso e impossibile. Il successo di un programma di vaccinazione sta proprio nella collaborazione di ciascun individuo: non è infatti possibile fare affidamento solo sugli altri.

L’attuale situazione italiana risulta ancora più drammatica considerando che nel 2011 il livello di copertura di ciascuna patologia superava invece il 96%. I numerosi falsi miti sui vaccini non sono certamente una novità: risale al 2013 un comunicato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che in occasione della settimana mondiale della vaccinazione sfatava i principali dieci luoghi comuni falsi sui vaccini.

Gli stereotipi non veritieri sui vaccini sono ancora molto diffusi e pericolosi. Molti sostengono che siano le case farmaceutiche a fare pressioni sui ministeri riguardo alle vaccinazioni, ma queste non sono redditizie quanto la vendita di farmaci a persone malate.

Altrettanto noto il mito sulla correlazione tra vaccini e autismo, che però non ha basi scientifiche provate. Lo studio del 1998 che suggeriva un possibile legame tra il vaccino per morbillo-parotite-rosolia (MMR) e l’autismo è risultato tanto carente da essere ritirato dalla rivista che lo aveva pubblicato. I sintomi dell’autismo sono inoltre riconoscibili già a partire dai due anni di età.

Il miglioramento di igiene e sanificazione protegge da molte malattie infettive, ma, a differenza di quello che credono molti, molte infezioni possono diffondersi indipendentemente dal livello di igiene. Interrompere i programmi di vaccinazione permetterebbe inoltre una veloce diffusione  di malattie non comuni apparentemente debellate. L’unica malattia umana finora definitivamente eradicata è infatti il vaiolo. In Europa occidentale a partire dal 2005 si sono verificati focolai di morbillo nelle popolazioni non vaccinate in Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. La circolazione di agenti infettivi di una malattia debellata in una zona del mondo continua infatti in molte altre e i confini geografici, in un mondo ormai globalizzato e interconnesso, non danno più garanzia di non essere infettati. Dunque, oggi le epidemie sono potenzialmente ancora più pericolose che in passato.

Mentre la credenza della non necessità di vaccini può essere facilmente smentita dalla cronaca e dai numeri, rimane molto difficile eradicare la falsa idea che i vaccini siano più dannosi delle malattie da cui proteggono. I rari e molto studiati casi di gravi effetti collaterali a lungo termine dei vaccini sembrano più convincenti dell’altissima probabilità di sviluppare una delle gravi conseguenze di una delle malattie prevenibili con i vaccini. Mentre la maggior parte delle reazioni ai vaccini sono lievi e temporanee, malattie prevenibili come poliomielite e morbillo possono causare rispettivamente paralisi ed encefalite. Gravi complicanze come queste rendono davvero pericolosissime idee come “le malattie infantili prevenibili con il vaccino sono fatti della vita” e “è meglio vaccinarsi con la malattia che con il vaccino”. I vaccini contengono infatti antigeni depotenziati rispetto a quelli della malattia: il risultato è quello di ottenere una risposta immunitaria simile a quella all’infezione naturale ma senza i rischi e le complicanze connessi.

Somministrare più vaccini alla volta non ha inoltre effetti negativi sul sistema immunitario dei bambini, che sono esposti quotidianamente a centinaia di diverse sostanze estranee e che introducono nel corpo più antigeni con il cibo che con un vaccino. Il vantaggio di somministrazioni multiple sta nel minor numero di iniezioni e nella possibilità di completare i programmi di vaccinazione nei tempi e con una spesa minore per il sistema sanitario.

Il Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin

È davvero così difficile la divulgazione di queste informazioni? Perché negli ultimi anni hanno preso sempre più piede le idee degli antivaccinisti? Sono questioni molto complesse ma parte del problema può essere rintracciata in un sostanziale fallimento nella comunicazione. Anche se motivato dall’emergenza e assolutamente indispensabile, il provvedimento sull’obbligatorietà rompe la fiducia non solo tra Stato e cittadini, ma anche tra paziente e medico. L’Articolo 20 del Codice di deontologia medica recita infatti: “La relazione tra medico e paziente è costituita sulla libertà di scelta e sull’individuazione e condivisione delle rispettive autonomie e responsabilità. Il medico nella relazione persegue l’alleanza di cura fondata sulla reciproca fiducia e sul mutuo rispetto dei valori e dei diritti e su un’informazione comprensibile e completa, considerando il tempo della comunicazione quale tempo di cura”.

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