La ritualità dei Tiv della Nigeria – Spiritualità e salute

I Tiv sono un popolo nigeriano che risiede nella valle centrale del Benue. Si distinguono per un singolare rapporto con il divino. Credono che il dio Aondo, in lingua originale “cielo”, se ne sia andato dopo aver creato la terra e tutte le cose. Per questa ragione i Tiv non se ne curano, né si chiedono dove si trova. Il fulcro della spiritualità dei Tiv sono la salute, la fertilità di uomini ed animali e l’armonia sociale.

Essi credono che essere in salute e vivere in armonia sono stati naturali dell’essere. Da questa prospettiva ne consegue che la morte non è altro che la manifestazione ultima di una cattiva salute. I Tiv conservano tradizioni relative agli spiriti e rispettano gli anziani, ma non credono che questi possano interferire o manipolare tali stati. Le forze del male possono essere invece messe in moto dalle azioni umane. Lo scopo ultimo della ritualità dei Tiv è il controllo e la regolazione di questi meccanismi.

I Tiv credono che alcune persone portino con sè il tsav, una sostanza che agisce come un organo fisico. Il tsav è il tratto distintivo e la fonte che origina speciali abilità, quali ad esempio, le doti artistiche, politiche, sociali e la propensione alla longevità. La capacità più auspicabile è il potere di manipolare le forze che possono ripristinare ritualmente l’ordine sociale. I possessori del tsav, ovvero i mbatsav, generalmente celebrano riti per ripristinare il territorio in favore del benessere della comunità, ciononostante mossi da sentimenti negativi possono indirizzare i propri poteri verso fini antisociali e mortali, noti per nuocere al territorio. Il tsav cresce pericolosamente in coloro che mangiano carne umana ed induce alla bramosia di potere. In senso lato, in questo contesto il cannibalismo è una potente metafora dell’abuso antisociale a danno delle altre persone e delle loro sostanze.

Sebbene sia credenza diffusa che alcuni mbatsav s’incontrino di notte per svolgere rituali atti a mantenere le forze spirituali e cosmiche al servizio dell’intera società, è scorretto definirli stregoni. Gli mbatsav operano per mezzo di speciali oggetti simbolici quali amuleti, statuette, recipienti o piante, detti akombo. Ciascun akombo è associato ad una malattia, fatta eccezione per i casi di malessere fisico dovuto a contagio. Questi oggetti rituali non vengono in alcun modo divinizzati, bensì agiscono semplicemente per mezzo delle leggi della natura.

Quando un membro della società si ammala, la causa viene ricercata dal mbatsav in un akombo. Per individuare l’akombo coinvolto, i Tiv consultano degli indovini che gettano ossa di serpente e bacelli di legumi in aria, per analizzarne la disposizione assunta una volta caduti a terra. Ad identificazione dell’akombo colpevole ultimata, sono previsti dei rituali per neutralizzare il suo potere e le intenzioni malevole che lo hanno attivato. Uno di questi prevede che tutte le persone coinvolte bevano un po’ d’acqua, per poi sputarla dalla bocca con uno spruzzo per dichiarare che non permarrà alcun rancore. Ogni rituale, che viene eseguito più come una terapia di gruppo che come una cerimonia religiosa, termina con la supplica che “il male scenda ed il bene salga”. Soltanto dopo che la malattia è stata ritualmente rimossa e l’akombo ripristinato, le sostanze curative possono intervenire a favore del malato.

 

Bibliografia:

Religioni dell’Africa  (14º di 17 volumi dell’Enciclopedia delle religioni  diretta da Mircea Eliade), Milano: Jaca Book, 2009.

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