Anche Riina ha diritto ad una morte dignitosa?

Se è vero che di fronte alla morte non ci sono differenze, è altrettanto vero che nel caso della morte di Totò Riina, l’affermazione di cui sopra può essere messa in discussione.

Il 5 giugno la corte di Cassazione ha aperto al differimento di pena per Totò Riina, sanguinario boss di Cosa Nostra ormai ottantaseienne; il tribunale di Bologna dovrà infatti – dopo che, il 22 marzo, aveva negato la scarcerazione, in quanto non c’era incompatibilità tra le condizioni di salute del criminale e la detenzione in carcere – decidere sulla richiesta, per ora sempre respinta, del legale di Riina, il cui obbiettivo sono i domiciliari. Secondo la Cassazione Riina, ormai vecchio e malato, non rappresenta più un pericolo e quindi non ci sarebbe un reale problema nel caso in cui il boss fosse scarcerato.

La sentenza, come ci si poteva aspettare, ha suscitato feroci polemiche sia da parte di partiti come PD e M5S, sia da parte dei parenti delle vittime delle stragi mafiose, come Rita Dalla Chiesa, la quale ha dichiarato “Mio padre una morte dignitosa non l’ha avuta”.

La questione di fondo è la seguente: é giusto che un boss sanguinario, accusato dei più efferati delitti, abbia diritto ad una morte dignitosa? Oppure non bisogna concedere a Riina ciò che egli stesso ha negato alle sue vittime? Inoltre c’è anche da discutere sul fatto che Totò Riina in carcere è, secondo quanto affermato dalla presidente della Commisione Antimafia Rosy Bindi, soggetto alle migliori cure, grazie al lavoro di un centro clinico di Parma, città in cui si trova detenuto il boss.

Da un lato è possibile cadere in finti moralismi, con cui si afferma che, di fronte alla morte, si è tutti uguali e che, quindi, chiunque avrebbe diritto ad una morte dignitosa, seppur immeritata.

Dall’altro lato, per quanto questa possa apparire come una frase fatta, la morte di Riina non riporterà indietro gli svariati morti causati dalle sue azioni, sia che egli passi a miglior vita da detenuto o agli arresti domiciliari. Si deve considerare inoltre che, come affermato alla sentenza, Riina è ormai oltre che malato, troppo anziano per governare un’organizzazione della grandezza di Cosa Nostra.

In conclusione, qualunque sia la decisione del tribunale le polemiche che seguiranno saranno accese e, presumibilmente, non si placheranno neanche dopo la morte del boss.

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